venerdì 30 novembre 2018

Total Recall (1990) Atto di forza di Paul Verhoeven

Passiamo di nuovo dalle parti di Paul Verhoeven ed in particolare negli anni 90, oggi vi parlerò di una pellicola con la quale bene o male siamo cresciuti un po' tutti cioè Total Recall (letteralmente "Ricordare tutto") da noi conosciuto con il classico titolo formato italico di Atto di Forza. La pellicola è liberamente ispirata a un racconto breve di Philip K. Dick dal titolo Ricordiamo per voi (We Can Remember It For You Wholesale). La sceneggiatura originale fu scritta dal mitico Dan O'Bannon (assieme a Ronald Shusett) all'incirca a meta anni 80, che comprò i diritti del libro mentre Dick era ancora fra noi, ma che venne accantonata da studio in studio per mancanza di fondi e produzioni. Tra i tanti che si avvicinarono a tale progetto troviamo in primis Dino De Laurentiis, al quale furono menzionati come attori protagonisti Richard Dreyfuss e Patrick Swayze e come regista Bruce Beresford, ma nonostante l'annuncio non si fece nulla visto il flop di Dune che compromise la società di produzione di Dino. Da menzionare anche il fatto che pure Cronenberg fu avvicinato al progetto (i mutanti su Marte sono un suo lascito a livello narrativo) che commentò la sceneggiatura originale come un inizio sfolgorante ma che dopo non sapeva dove andare a parare, la sua riscrittura che durò circa un anno attuò ben 12 rivisitazioni della trama. Molteplici furono i conflitti con Shusett, che accusò Cronenberg di voler scrivere una versione fedele a Dick mentre l'intento originale era quello di trasformarla in una specie di "I predatori dell'arca perduta su Marte", più avanti Cronenberg affermò di scrivere una versione di "Spiders su Marte" in quel periodo. Il regista candase aveva anche intenzione di utilizzare come protagonista William Hurt, alla diatriba citata prima si aggiunsero pure le lamentele di Dreyfuss per la riscrittura della storia tutto questo portò all'addio di Cronenberg che nella versione finale del fim non venne neanche messo tra gli sceneggiatori.
All'addio di De Laurentiis però si fece avanti  Schwarzenegger che convinse la Carolco a supportare il progetto con lui come protagonista e con una notevole libertà artistica sul progetto. Difatti Arold assunse Paul Verhoeven come regista, visto che rimase stupito dalla sua bravura ed anche perché voleva lavorare con lui dopo che fu scartato per il ruolo di RoboCop. Il nuovo team creativo riscrisse la sceneggiatura ancora 42 volte per poi assumere Gary Goldman con l'intento di colmare le parti deboli nella sceneggiatura finale, Verhoven si porto dietro anche il team del film RoboCop: Jost Vacano alla fotografia, William Sandell come production designer, Frank J. Urioste al montaggio, Rob Bottin agli effetti speciali (che gli valsero poi l'Oscar) e Ronny Cox come attore. Per le scenografie fu scelto poi Rober Gould e per la colonna sonora Jerry Goldsmith (che venne premiato con il BMI Film Music Award per il lavoro svolto). Al cast poi si aggiunsero: Rachel Ticotin, Sharon Stone, Michael Ironside, Mel Johnson Jr., Marshall Bell, Robert Costanzo, Dean Norris e Lycia Naff. Il film fu girato interamente a Mexico City e negli Estudios Churubusco con un budget totale di 65 milioni di dollari. Il film fu un successo clamoroso per la Carolco che guadagnò ben 262 milioni e passa di dollari in tutto il mondo.
Il film in questione è uno tra i miei preferiti per il genere e per il suo impatto culturale. Nonostante anni di visioni non riesco mai a trovargli un difetto: il ritmo narrativo è adrenalico dato che dopo la "rekall" diventa tutto molto frenetico nella trama senza mai perdersi in tempi morti, il tema della realtà è affascinante visto che viene continuamente messo in discussione tra i personaggi senza sapere quale sia quella realmente effettiva che il protagonista sta vivendo, gli effetti speciali sono un tripudio di mutazioni e visioni futuristiche su larga scala sia sulla terra che su Marte senza cadere nel solito cliché alla Blade Runner, il cast è tutto da leccarsi i baffi: Schwarzenegger credibile e mai messo in discussione nel suo status eroico come in questo film (le riprese e primi piani di Verhoeven su di lui ne distruggono l'onnipotenza), una Stone (mia prediletta) di fatale incanto, un bastardissimo Ironside ed un Ronny Cox da manuale con il suo ennesimo capo di corporazione senza problemi di coscienza. La regia di Verhoeven poi è un'aggiunta artistica in più al prodotto che risente della pesante mano del regista olandese: la violenza abbonda in ogni dove in particolare devo citare la sparatoria sulle scale mobili che è di una efferatezza tale che minerà il contenuto degli action venuti dopo, il già citato tema della realtà effettiva che verra messa poi ancora una volta in discussione nel finale (quella luce sembra davvero minare tutto il racconto), l'equilibrio e la nitidezza degli effetti speciali di Bottin ben calibrata con la fotografia di Just che non viene mai meno (unita ad una colonna sonora da favola) ed infine il continuo richiamo alla sua filmografia europea (e non) che viene anche qui rimodellata/citata a favore del soggetto e delle parti messe in scena. Gli anni Novanta testimoniano quindi «l’impossibilità per il corpo di afferrare la propria immagine», diagnosticando una crisi che avrebbe raggiunto il proprio punto di non ritorno con l’avvento delle tecnologie digitali. Paul Verhoeven ne è testimone prima e meglio di tutti con i suoi Atto di forza Starship Troopers, la sua pesantezza comincia pian piano a sfibrarsi di pari passo con una perdita di concretezza delle coordinate spaziali.
(La pillola rossa come fuga dai sogni che poi verrà usata dai/dalle Wachowski in Matrix ma come simbolo della permanenza nel sogno)
(I pesci rossi che soffocano contrapposti ai mutanti marziani)
In conclusione questo film non è invecchiato di una sola virgola negli anni e regge ancora il passo con i più blasonati del recente cinema, anche perché vi è al suo interno un tratto artistico unico che fa risaltare ogni singolo aspetto che compone la pellicola, senza mai tralasciare degli errori di fondo (se non quello della realtà che stiamo effettivamente percependo assieme al protagonista, dubbio che è voluto dal film stesso) o senza mai perdersi in virtuosismi di chissà quale genere. Tale film è per questo ritenuto uno tra i migliori adattamenti da un racconto di Dick e scusate se non è poco. Per questo film era stato previsto un seguito: l'opera mai realizzata avrebbe dovuto basarsi su un altro racconto di Dick, Rapporto di minoranzaNella trama, Quaid sarebbe riuscito a portare alcuni mutanti da Marte sulla Terra e costoro, grazie alle loro facoltà precognitive, sarebbero stati in grado di prevedere i crimini prima che accadessero. Il film non ottenne semaforo verde nonostante il buon successo ricevuto, ma il soggetto, ampliato con nuovi elementi non presenti nel racconto originale, divenne la base per il film Minority Report, con i "Precog" al posto dei mutanti marziani.

giovedì 29 novembre 2018

Cattivi preferiti: Nero


Nero (Eric Bana)

Caratteristiche: Romulano, Vendicativo, Paziente

Film: Star Trek 2009 di J. J. Abrams

Frase: "Aspettiamo. Aspettiamo colui che ha permesso che la nostra patria venisse distrutta. Come abbiamo fatto per 25 anni"

martedì 27 novembre 2018

The Exorcist III (1990) Il mio nome è Legione perché siamo molti

The Exorcist III è una pellicola semplice nella messa in mostra visiva (ed anche fuori tempo rispetto l'anno di pubblicazione) ma anche complessa nel suo intimo, innanzitutto la sua genesi (e non intendo il prequel di Renny) che vede la luce sotto auspici funesti e maledettamente complicati. Il flop eclatante del secondo capitolo dell'esorcista nel 1977 fece in modo di uccidere la saga (una specie di Batman & Robin alla Schumacher tanto per citare) ed ogni sua possibilità di seguito. Al culmine degli anni 80 però avvenne una svolta: William Peter Blatty (sceneggiatore della prima pellicola ed anche autore del soggetto da cui è tratta), venne arruolato a sceneggiare un nuovo film tratto da un suo romanzo del 1983 intitolato Legion (non il figlio di Xavier ovviamente). Il film doveva essere slegato dalla pellicola originale (essendo un libro diverso): solo che la produzione (come al solito) volle metterci mani e piedi, facendogli mettere un esorcismo e cambiandogli il titolo quindi si passo da Legion a The Exorcist III. Il buon Bletty allota decise di caricarsi il progetto sulle possento spalle mettendoci pure la sua regia (Blatty inizialmente offrì la regia del film a John Carpenter, il quale amava la sua sceneggiatura. Tuttavia, Carpenter si tirò indietro quando fu chiaro che lo stesso Blatty era intenzionato a dirigere il film)  e direzione artistica così da non ricadere nel colossale tonfo analogo a quello di Boorman nel 1977. Oltretutto gli anni erano passati e negli anni 80 il gore nel genere horror era stato sdoganato in tutti i sensi, quindi il pubblico non poteva ricevere lo stesso effetto del primo capitolo visto che l'orrore ansiogeno e senza sangue, sembrava fuori dal tempo. Blatty però gioca intelligentemente le sue carte,  dopo varie revisioni della sceneggiatura, opta per una finta sull’horror e condensando la struttura narrativa sul genere thriller sovrannaturale, così facendo dribla lo smaliziato pubblico più giovane e facendo gola direttamente al grande pubblico. Questo terzo capitolo è sviluppato in modo saggio da thriller investigativo in cui il personaggio principale è il detective amico di padre Karras del primo film, il detective William Kinderman qui interpretato da un fenomenale George C. Scott (visto che l'attore originale era morto). Quindi diciassette anni dopo gli eventi del primo film si mette sulle tracce di un serial killer tagliatore di teste dato per morto anni prima (Gemini Killer, il killer dei gemelli) ma apparentemente di nuovo in attività. Nel cercare il bandolo della matassa incrocerà di nuovo la sua strada con il Male del passato e con l’eredità mai scomparsa di padre Karras.
Il demonio in questo film viene messo in mostra con piglio adulto libero dalle credenze religiose e con una dialettica colta, non ci sono teatralità, si parla del Male in senso assoluto e di come viene affrontato da un ateo e da un credente. L’Esorcista III è quindi una pellicola dell’orrore che è anche un bel thriller alla Fincher, o viceversa: ma di sicuro è elegante, particolare e molto autoriale, calcando il passo del primo film senza citarsi addosso continuamente, ma con la stessa cura nei dettagli e nell’atmosfera ma rivolte (in questo caso) verso aspetti differenti cosi da rinnovare e migliorare certi contenuti che nel cult precedente erano dei difetti. Il fatto che non fosse pensato per continuare il primo film è chiaro: mancano i demoni sumeri e le statuette maledette manca Linda Blair/Regan e la sua possessione. Ma il  raccordo con l’Esorcista è raffinato e trova buona posizione nella prova di Jason Miller che riprende il suo personaggio "morto" nel primo film. In conclusione: l’horror nel senso stretto è assente, ma vi è pero una continua e soffocante tensione, allucinazioni religiose, avvenimenti sfuggenti, misteriosi sogni ricorrenti e voci angoscianti. Il regista si destreggia abilmente lasciandoci addentrare (attraverso le indagini del protagonisa) nel tunnel diabolico di Satana, facendoci percepire il Male con“solamente” con alcune scene realmente inquietanti (l'esorcismo tra tutti), un gran bel cast (i già citati Scott e Miller ma anche Dourif), una regia certosina, una fotografia livida ad opera di Gerry Fisher ed una colonna sonora non ingombrante.
Nonostante i suoi dubbi circa le nuove riprese imposte dalla produzione (che variarono il suo progetto originale di cui la versione voluta dal regista è irrecuparbile a causa della mancanza dei negativi), Blatty fu comunque orgoglioso della versione finale de L'esorcista III affermando che "È ancora un film superiore. E a mio parere, e scusatemi se dico un'eresia, è ancora più spaventoso de L'esorcista."

lunedì 26 novembre 2018

Cattivi preferiti: Vincent


Vincent (Tom Cruise)

Caratteristiche: Sociopatico, Killer professionista, Spietato

Film: Collateral 2004 di Michael Mann

Frase: "Non hai alternative Max, consolati sapendo che non hai mai avuto scelta."