The Exorcist III (1990) Il mio nome è Legione perché siamo molti

The Exorcist III è una pellicola semplice nella messa in mostra visiva (ed anche fuori tempo rispetto l'anno di pubblicazione) ma anche complessa nel suo intimo, innanzitutto la sua genesi (e non intendo il prequel di Renny) che vede la luce sotto auspici funesti e maledettamente complicati. Il flop eclatante del secondo capitolo dell'esorcista nel 1977 fece in modo di uccidere la saga (una specie di Batman & Robin alla Schumacher tanto per citare) ed ogni sua possibilità di seguito. Al culmine degli anni 80 però avvenne una svolta: William Peter Blatty (sceneggiatore della prima pellicola ed anche autore del soggetto da cui è tratta), venne arruolato a sceneggiare un nuovo film tratto da un suo romanzo del 1983 intitolato Legion (non il figlio di Xavier ovviamente). Il film doveva essere slegato dalla pellicola originale (essendo un libro diverso): solo che la produzione (come al solito) volle metterci mani e piedi, facendogli mettere un esorcismo e cambiandogli il titolo quindi si passo da Legion a The Exorcist III. Il buon Bletty allota decise di caricarsi il progetto sulle possento spalle mettendoci pure la sua regia (Blatty inizialmente offrì la regia del film a John Carpenter, il quale amava la sua sceneggiatura. Tuttavia, Carpenter si tirò indietro quando fu chiaro che lo stesso Blatty era intenzionato a dirigere il film) e direzione artistica così da non ricadere nel colossale tonfo analogo a quello di Boorman nel 1977. Oltretutto gli anni erano passati e negli anni 80 il gore nel genere horror era stato sdoganato in tutti i sensi, quindi il pubblico non poteva ricevere lo stesso effetto del primo capitolo visto che l'orrore ansiogeno e senza sangue, sembrava fuori dal tempo. Blatty però gioca intelligentemente le sue carte, dopo varie revisioni della sceneggiatura, opta per una finta sull’horror e condensando la struttura narrativa sul genere thriller sovrannaturale, così facendo dribla lo smaliziato pubblico più giovane e facendo gola direttamente al grande pubblico. Questo terzo capitolo è sviluppato in modo saggio da thriller investigativo in cui il personaggio principale è il detective amico di padre Karras del primo film, il detective William Kinderman qui interpretato da un fenomenale George C. Scott (visto che l'attore originale era morto). Quindi diciassette anni dopo gli eventi del primo film si mette sulle tracce di un serial killer tagliatore di teste dato per morto anni prima (Gemini Killer, il killer dei gemelli) ma apparentemente di nuovo in attività. Nel cercare il bandolo della matassa incrocerà di nuovo la sua strada con il Male del passato e con l’eredità mai scomparsa di padre Karras.
Il demonio in questo film viene messo in mostra con piglio adulto libero dalle credenze religiose e con una dialettica colta, non ci sono teatralità, si parla del Male in senso assoluto e di come viene affrontato da un ateo e da un credente. L’Esorcista III è quindi una pellicola dell’orrore che è anche un bel thriller alla Fincher, o viceversa: ma di sicuro è elegante, particolare e molto autoriale, calcando il passo del primo film senza citarsi addosso continuamente, ma con la stessa cura nei dettagli e nell’atmosfera ma rivolte (in questo caso) verso aspetti differenti cosi da rinnovare e migliorare certi contenuti che nel cult precedente erano dei difetti. Il fatto che non fosse pensato per continuare il primo film è chiaro: mancano i demoni sumeri e le statuette maledette manca Linda Blair/Regan e la sua possessione. Ma il raccordo con l’Esorcista è raffinato e trova buona posizione nella prova di Jason Miller che riprende il suo personaggio "morto" nel primo film. In conclusione: l’horror nel senso stretto è assente, ma vi è pero una continua e soffocante tensione, allucinazioni religiose, avvenimenti sfuggenti, misteriosi sogni ricorrenti e voci angoscianti. Il regista si destreggia abilmente lasciandoci addentrare (attraverso le indagini del protagonisa) nel tunnel diabolico di Satana, facendoci percepire il Male con“solamente” con alcune scene realmente inquietanti (l'esorcismo tra tutti), un gran bel cast (i già citati Scott e Miller ma anche Dourif), una regia certosina, una fotografia livida ad opera di Gerry Fisher ed una colonna sonora non ingombrante.
Nonostante i suoi dubbi circa le nuove riprese imposte dalla produzione (che variarono il suo progetto originale di cui la versione voluta dal regista è irrecuparbile a causa della mancanza dei negativi), Blatty fu comunque orgoglioso della versione finale de L'esorcista III affermando che "È ancora un film superiore. E a mio parere, e scusatemi se dico un'eresia, è ancora più spaventoso de L'esorcista."

Commenti

  1. Io lo adoro.
    E sono d'accordo: ha molte scene che fanno paura, anche se il senso generale del tutto non raggiunge il capostipite.
    Però qui ha molto molto molto che crea tensione.
    Io apprezzo anche il secondo film, un tentativo freudiano di far svolgere la saga, ma sicuramente questo terzo episodio è infinitamente meglio... :)

    Moz-

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    1. Il secondo film è stato letteralmente fatto a pezzi al tempo, molto ingiustamente. Ma poi spiegherò le vicissitudini di quel capitolo.

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  2. Non sapevo del secondo, figuriamoci del terzo!
    Addirittura Carpenter ci doveva lavorare 😮
    La vecchia sul soffitto fa tanto ridere quanto paura 😂

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