13 Assassins (2010) Samurai senza gloria


Non è la prima volta che mi trovo qui a parlare di Miike, geniale e controverso regista giapponese, tra i più prolifici (anche iù di un film all'anno) in patria. Questa volta ci troviamo di nuovo davanti ad un rifacimento (ma di quelli belli) in chiave moderna di un classico giapponese di Eiichi Kudo del 1963. Molti sanno che il cinema di Miike vive di tre tempi: 
uno per il V-Cinema, il secondo per i film iperviolenti del grande schermo e il terzo per le pellicole dedicate all'infanzia. Questa pellicola rientra platealmente nel suo secondo temp(i)o. Il film è stato prodotto dalla società cinematografica di Toshiaki Nakazawa, Sedic International, e dalla Recorded Picture Company di Jeremy Thomas. Nakazawa aveva già lavorato con il regista Takashi Miike in The Bird People in China e Andromedia (entrambi nel 1998), Yakuza Demon (2003) e Sukiyaki Western Django (2007). Miike affermò durante la lavorazione: - Ho sentito che tutti noi che lavoravamo a 13 Assassins dovevamo onorare il regista originale, Eiichi Kudo, e tutti gli altri che hanno creato l'opera. Era importante evitare di fare ciò che fa la maggior parte dei rifacimenti dei giorni nostri, che è inserire una storia d'amore o interporre la mentalità moderna. Nel corso degli anni, le persone hanno rifatto i film di Kurosawa, ma ogni volta hanno fallito perché non sono state in grado di adattare la storia in qualcosa che il pubblico giovane possa capire. - da queste parole potete intuire come la sceneggiatura scritta da Daisuke Tengan (collaboratore con Miike anche in Audition) sia stata fatta senza dover ricadere in aggiunte inutili ma solo rinvigorendo l'opera originale. 
Il film entrò in produzione per un periodo di due mesi. Le riprese principali iniziarono nel luglio 2009 in un grande set all'aperto a Tsuruoka nella prefettura di Yamagata, nel nord del Giappone. Le scene d'azione sono durate circa tre settimane e sono state riscontrate lievi difficoltà legate al clima. Miike si era allontanato dall'uso della CGI nel film e aveva pianificato le scene tramite lo storyboard, insistendo per girare le scene subito. In un'intervista separata, tuttavia, Miike ha affermato che sono stati utilizzati alcuni CGI, anche se minimi. Secondo quanto riferito, più della metà dei tredici attori che interpretavano gli assassini erano inesperti nel combattimento con la spada e nell'equitazione, e Miike voleva che fossero impreparati, spiegando: - Se gli attori fossero stati abili sin dall'inizio, e fossero stati in diversi film sui samurai prima, il modo in cui si sarebbero avvicinati all'azione sarebbe stato diverso; probabilmente avrebbero intepretato il solito archetipo che erano soliti intepretare. -
La trama vien da sé: Il Giappone feudale sta vivendo un periodo di pace, l’era dei guerrieri samurai è ormai al tramonto, ma la pace e la serenità del popolo è minacciata dalla scalata al potere del sire Naritsugu crudele e folle fratellastro dello Shogun in carica che grazie alla protezione fornitagli dalla sua alta carica perpetra mostruosità contro il popolo e gli altri clan, stuprando e mutilando giovani donne per puro diletto, uccidendo bambini e trucidando chiunque si frapponga fra lui e la sua conclamata pazzia. Shinzaemon recluterà per questa missione altri undici samurai tra questi due ronin, samurai senza padrone che combattono per denaro, un giovane che ancora deve bagnare la sua katana con il sangue di un nemico e il nipote Shinroukuro, al gruppo si unirà lungo la strada anche Kiga Koyata, un cacciatore che afferma di diecendere da una stirpe di samurai e che oltre a fargli da guida si unirà al manipolo di guerrieri per la cruenta battaglia finale. 
Inutile star a spiegare l'importanza dei caratteristi però tra questi spiccano sicuramente: Kōji Yakusho con il suo Shimada Shinzaemon ovvero il leader del gruppo, Hiroki Matsukata nelle vesti del vice Kuranaga Saheita,
Takayuki Yamada che interpreta lo scapestrato nipote di Shinzaemon, Tsuyoshi Ihara vero e proprio mattatore di katana con il suo Hirayama Kujūrō, Arata Furuta con il suo goliardico Sahara Heizō ed infine Yūsuke Iseya che con il cacciatore Kiga Koyata aggiunge una parte sovrannaturale al racconto (citando anche i fasti di Toshiro Mifune) portando quel misticismo moderno che appaga quelal vena dei giovanissimi in Giappone. Altra figura da menzionare è quello dello spietatissimo Naritsugu Matsudaira, nemico principale e destinatario di morte essendo anche il fratello minore dello Shogun; interpretato magnificamente da Goro Inagaki il quale reincarna il male miikiano: sadico, privo di empatia e violento per disposizione umana ma mai per necessità . 
Il geniale Takashi Miike al tempo sembrava perso in produzioni molto più consone al grande pubblico, quindi lontano dai fasti che lo hanno reso noto nei fine 90 ed inizio 2000. Sembrava infatti, visto confeziona questo sontuosissimo Jidaigeki (molto controllato per gli standard che il regista ha), in Giappone un genere che comprende pellicole solitamente ambientate nel giappone feudale del periodo Edo, sfornando un vero filmone, che metaforicamente spazza via un'era con un bagno di sangue e che analizza allo stesso tempo la figura del samurai in tempo di pace, regalando un’immersività e una cura per il dettaglio dall’impatto visivo straordinario, supportato da interpreti di caratura e messinscena di altissimo profilo (quasi ricordando l'epicità di Kurosawa in Ran). 13 assassini dimostra ulteriormente l’ecletticità di un regista che sfugge alle etichette e che troppo spesso molti tentano di imbrigliare in un elitaria cornice da cinema d’autore, dimenticando il suo essere fiero ed istrionico rappresentante di tanto vitale cinema di genere. Grandissima poi la colonna sonora di Kōji Endô di cui qua vi lascio un estratto.


Commenti

  1. Ne ho fatto una malattia di questo film, quando l'ho scoperto penso di averlo visto tre volte in due settimane è ancora uno dei miei Miike preferiti. Cheers!

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    1. Non parlarmene, l'avrò visto tipo 10 volte da quando è uscito. Uno dei prodotti più maturi di Miike ed anche Hara-Kiri: Death of a Samurai di cui parlerò. E' un 'altra perla!

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  2. Devo davvero ricordarmi di guardarlo, ce l'ho ma altre cose sopravanzano sempre...

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  3. Uno dei miei preferiti di Lui, un rifacimento di quelli che sì che ne vale la pena, non come certi di adesso.

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    1. Difatti ne è uscito una bomba senza se e senza ma!

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  4. La bomba. Solo Miike al suo ottanta-e-qualcosa-esimo film può essere in così gran spolvero...

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    1. E' un film che rivedo ogni anno, sono produzioni che hanno tanta voglia di cinema dentro. Oltretutto l'anno dopo ha girato pure un altro rifacimento che non è da meno a livello qualitativo.

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