mercoledì 22 novembre 2017

Near Dark (1987) Brutti, sporchi e vampiri


Durante un periodo di rinascita del genere vampiresco negli anni 80, prima con Fright Night e poi con Lost Boys (uscito due mesi dopo), la regista Kathryn Bigelow debutta alla macchina da presa con questo interessantissimo progetto che mischia western e horror. Il film fu scritto dalla stessa Bigelow assieme a Eric Red (anche produttore della pellicola) che dirottarono l'ambientazione western (che viveva un periodo non certo brillante all'epoca) con un contenuto vampiresco così da motivare altri produttori al finanziamento del progetto. Sino ad allora non vi erano stati tanti significativi tentativi di unire più generi (escludendo Curse of the Undead e Billy the Kid Versus Dracula) quindi il tentativo (all'epoca) poteva essere piuttosto azzardato, solo in seguito si tenterà questa strada tra cui spiccano Vampires di Carpenter sempre in ambito western e From Dusk Till Dawn di Tarantino e Rodriguez con la contaminazione gangster.


Il risultato (nonostante gli scarsi risultati al botteghino) fu subito apprezzato dalla critica visto che seppe rivisitare due generi ormai decaduti con una visione molto personale e coerente a livello narrativo. La Bigelow inoltre, che al tempo frequentava il regista James Cameron, si portò con se nel casting anche la triade caratteristi ben nota ai fan del regista canadese presenti in Aliens (uscito un anno prima) ovvero Paxton, Goldstein e Henriksen. La colonna sonora invece fu elaborata dal gruppo Tangerine Dream che come al solito da prova di come certe tonalità synth siano sempre azzeccate ad un'ambientazione prettamente dark e horror. A conti fatti l'evoluzione del genere vampiresco in Near Dark indica una fase di sovrapposizione di versi generi e di ricerca narrativa vicino al moderno e lontane dal classico originale, una predisposizione verso una messa a fuoco del soggetto che mette in mostra le potenzialità del tratto folcloristico e ne riscrive i temi. La regia poetica di Kathryn Bigelow, fredda nell'estetica (grazie ad una bellissima fotografia dark e sporca di Adam Greenberg), nonostante un'ambientazione desertica nel suo adottare lo scenario americano più periferico, genera un meccanismo di romanticismo per i protagonisti grazie ad una forma appassionata, legata al cinema d'intrattenimento dell'epoca. La dinamica narraticlva viene portata su un livello più introspettivo e lentamente riflessivo, nonostante la figura del vampiro come esistenza nomade riconduca ad un'impersonificazione sociale senza che questa abbia sviluppi ulteriori a quelli di uno stereotipo cinematografico.


Detto questo la trama è solida nel suo mix di generi (se si esclude comunque la guarigione dal vampirismo tramite trasfusione!) che deve anche molto alla messa in scena tipicamente action di James Cameron (si vedano la scena nel bar dei motociclisti e lo scontro finale con il camion che sembrano uscite da Terminator). Il cast è ben motivato nella recitazione: la coppia protagonista è ben in alchimia è rende il lato romantico della storia grazie a Adrian Pasdar e Jenny Wright, la triade di Aliens formata da Henriksen/Goldstein/Paxton rende bene i personaggi in particolare Bill che regala uno dei vampiri più fuori di testa della storia del cinema. I restanti attori forniscono supporto senza mai scadere nelle doti recitative, in particolare Joshua John Miller con il suo vampiro adulto nel corpo di un bambino (tema che verrà poi sviscerato ottimamente nel recente film di Alfredson).



A conti fatti il film è un passo in avanti rispetto al classico truculento slasher che era stato Fright Night (1985) di Tom Holland ed al successivo Lost Boys (che era un horror adolescenziale fantasy con dei vampiri alla James Dean) di Joel Schumacher visto che rilegge ottimamente il genere senza perdersi. Anche se Il buio si avvicina (titolo italiano) sia ben lontano dalla perfezione raggiunta dal Vampires di John Carpenter, risulta una pellicola degna sicuramente di visione per l'affascinante evoluzione narrativa e per l'ambientazione tipica di quegli anni che traspare dalla regia stilistica della Bigelow, come lo sarà del resto negli anni 90 il divertente Dal Tramonto all'Alba di Tarantino e Rodriguez.


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