venerdì 19 gennaio 2018

Nosferatu: Phantom der Nacht (1979) Dracula secondo Werner Herzog

Remake del classico Nosferatu, eine Symphonie des Grauens di Murnau capisaldo del cinema horror e del cinema espressionista tedesco ad opera di HerzogGià dai titoli di testa si può capire a cosa si va incontro, qui non ci sta una luce fuori da questo tunnel oscuro, il pessimismo e l'orrore fanno da padroni nella pellicola. Nella prima parte, il viaggio e il soggiorno di Jonathan Harker nel castello del conte Dracula, Herzog la clasicca prassi del cinema d'orrore adattandola a Klaus Kinski ed agli stupendi paesaggi accompagnati dalla musica di Wagner, alla quale ci s'immerge assieme ad Harker in una dimensione oscura e negativa, quasi un'entità  senza tempo e senza spazio, all'interno del castello di un Dracula malinconico, recluso a vivere per l'eternità. La forza espressiva di questa prima parte non è dovuta solamente al vampiro, ma alla natura primordiale, alla sua perennità e insondabilità, alla sua lontananza e cecità nei confronti degli esseri umani. Questa natura non è malvagia, ma incute timore, il Dio di Herzog è un Dio triste e indifferente, proprio come Nosferatu.
Nella seconda parte invece, con l'arrivo di Nosferatu alla città, la dimensione metafisica fa introspezione a quella etica del vivere, il film diventa ancora più simbolico, diventando una metafora. Non è difficile, vedere nell'avanzata dei topi nella città l'espansione del secondo grande conflitto in Europa. La città nella quale si aggira sgomenta Lucy è sicuramente una città in rovina, devastata dalla guerra e dai bombardamenti. E il finale, bellissimo ,ci mostra come solo l'amore, oltre l'indifferenza, possa vincere il male. Un male che desidera anch'esso implodere nell'amore: questo è il desiderio che traspare dalla stupenda interpretazione di Kinski. Ma la visione pessimistica del regista, ritorna nell'epilogo. Il sacrificio d'amore non è servito, subito si insabbiano le prove e si cade nell'indifferenza e nell'apatia (il banchetto nella piazza,e l'immagine della polvere che si è creata attorno alla sedia di Herker, ormai folle), cadono le responsabilità (le autorità sono tutte morte), e questo è il nichilismo contemporaneo, questo è Herker infettato dal morso del vampiro, dal male, effetto che lo ha reso folle, ma questo è anche l'uomo, che cavalca verso il suo destino di morte, contro l'orizzonte del cielo,nel memorabile e sorprendente finale (molto evocativo ma anche molto angosciante).
Herzog dimostra di saperci fare anche con l'horror, ma la sua intenzione principale è quella di rivisitare il classico di Murnau (facebdo così da ponte tra il classico ed il nuovo cinema tedesco), rappresentando Dracula come un vampiro cupo ma allo stesso tempo triste e riflessivo,che desidera morire piuttosto che vivere eternamente.In poche parole un vampiro esistenzialista. Probabilmente non all'altezza di Murnau (chi ci riuscirebbe?), ma Kinski di sicuro funziona e Herzog elabora una pellicola decisamente ottima, ma si sa, i classici sono i classici. Il film regala parecchie scene da vedere, da citare fra le tante la sequenza del viaggio in barca che è veramente terrificante come il già citato finale. Il cast è oro colato in questo film: un Kinski leggendario nelle vesti di Dracula dove le sue capacità di trasformista sono eccelse come del resto la sua interpretazione, Isabelle come al solito è eccezionale con la sua immedesimazione nel personaggio che risulta fondamentale nella pellicola di Herzog e da citare anche l'ottimo lavoro di Ganz che riveste anche lui una parte importante nella pellicola d'antologia con la sua trasformazione psicologica e fisica. Le musiche di Charles Gounod e Popol Vuh ipnotizzano e trasportano in una dimensione oscura di cui ci si scorderà difficilmente le melodie.


2 commenti:

  1. Si può dire che Kinski faceva paura anche al naturale?

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    1. Beh aveva il suo fascino da pazzoide...:)

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