Death and The Maiden (1994) Il processo a tre di Roman Polanski



Tra circa i 200 film di cui ho parlato qui, su Once, ho notato che manca qualche introspezione alla filmografia di uno dei miei registi preferiti (e che ho incontrato personalmente nelal vita reale), il polacco naturalizzato francese che porta il nome di Roman Polanski. Quindi non vedo perchè non cominciare anche a parlare di lui, questa pellicola arriva due anni dopo Luna di Fiele che è, per capirci meglio, una summa del suo cinema. Tra le altre cose La morte e la fanciulla è pure un inizio a quello che sarà poi Polanski nel 2000 con i suoi Carnage e Venere in pelliccia. Un inzio sì, perchè la vena di lavorare negli spazi chiusi con pochi attori è diventato per un certo periodo il manifesto del nuovo cinema di Polanski. La sceneggiatura del film arriva direttamente dalla piece teatrale di Ariel Dorfman, il titolo invece è preso dal pezzo musicale composto da Franz Schubert. facenti parte del team creativo troviamo: Tonino Delli colli alla fotografia, Wojciech Kilar alle composizioni musicali, Milena Canonero ai costumi, Hervé de Luze al montaggio ed infine Pierre Guffroy alla scenografia. Il cast è minimale, gli unici interpreti che si muovono ed agiscono nella storia sono Sigourney Weaver, Ben Kingsley e Stuart Wilson. La sceneggiatura tagliente (scritta dallo stess Dorfman assieme a Rafael Yglesias) ed ambigua prende vita nella miglior forma tra un terzetto di attori molto convincente ed una capacità narrativa tesa e claustrofobica che, malgrado i limiti della location, non cade mai nella staticità. Da un regista geniale che sa come muovere la cinepresa anche in spazi che sa come tenere lo spettatore sulle spine fino all'ultimo secondo di pellicola.
La trama vien da sé: in un paese imprecisato dell'America Meridionale, che potrebbe essere l'Argentina o il Cile, dopo la fine della dittatura, Paulina Escobar, moglie di Gerardo, un avvocato facente parte della commissione per le indagini sui crimini avvenuti nel paese a seguito del colpo di Stato, riconosce nel dott. Roberto Miranda la persona che in passato l'ha torturata e ripetutamente stuprata, causandole traumi da cui non è mai riuscita a riprendersi completamente. L'uomo, giunto una sera nella loro casa, viene da lei riconosciuto dalla voce e, senza farsi vedere, Paulina ruba la sua macchina e la fa precipitare da una scogliera; rientrata a casa lo trova addormentato sul divano mentre il marito, dopo essersi ubriacato insieme a lui, è andato a letto, ormai abituato ai comportamenti insoliti della moglie. Dopo averlo colpito con il calcio della pistola, lo lega e lo imbavaglia e si fa riconoscere, trovando tra i suoi oggetti la cassetta de La morte e la fanciulla, un'opera di Franz Schubert che l'uomo era solito ascoltare mentre torturava le sue vittime. Il film inizia con un concerto (e finisce con tale) nel suo essere possiamo trovare ben tre visioni messe su pellicola: la vittima, il carnefice ed il giudice. Fatto ironico la vita personale del regista e le accuse ricevute sembrano quasi mettere il cineasta in una posizione molto atipica ma questo derivata dalla cronaca che tutti conoscete.
La chiara dimensione teatrale (il teatrtino degli orrori) dell'opera non è mai un limite per Polanski, il quale sperimenta tra i suoi protagonisti sadici giochi verbali e fisici che riprenderà anche in pellicole future dalla medesima struttura come "Carnage" e "Venere in pelliccia". Tensione, claustrofobia e colpi di scena vanno così di pari passo e si uniscono per formare un insostenibile racconto che guarda a traumi passati mai superati e dove la vittima si trasforma in carnefice, e viceversa. Il regista centellina sapientemente gli indizi, mescola erotismo e violenza e ci fa brancolare nel buio fino alla fine esattamente come il povero avvocato sopraffatto dagli eventi. Ma a furia di sottrarre elementi al racconto si fatica a riconoscere il contesto in cui l'azione è ambientata (un non meglio precisato paese sudamericano tornato faticosamente alla democrazia ): non che non ci si arrivi però due coordinate in più avrebbero giovato. Attori perfetti, ma Kingsley di più (basti vedere la sua confessione finale senza controcampi). Una considerazione mi viene spontanea, l'orrore può avere tante facce ed essere mistificato, può possedere un aspetto delicato e gentile, fino alla fine lo spettatore si chiede se la ragazza non ha preso un abbaglio. Lo sterminio dei cinque milioni di ebrei non fu legato solo alla follia criminale di un pazzo paranoico, ma a tante migliaia di soldati, padri di famiglia esemplari, persone "normali", che pensavano che quello fosse un sacrificio necessario per la salvaguardia della razza e agivano in modo scellerato perché seguivano dei maledetti ordini. Da notare l'ottima fotografia (Tonino Delli Colli) cupa e smorta nelle luci a rimarcare non solo il blackout che colpisce la casa ma anche, ovviamente, la cupezza e l'oscurità del male che ricopre come una cappa l'intero film.

Commenti

  1. Uno dei film più inquietanti di Polanski senza ombra di dubbio :)

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    1. Anche perché gran parte della violenza è lasciata ad intendere allo spettatore. Grazie per la visita ;)

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