Ghosts of Mars (2001) Fantasmi da Marte, la summa del cinema Carpenteriano
Rivisto e questa sarà almeno la quinta o sesta volta, ogni volta è un grado di sfaccettatura in più nel grande schema delle cose che può risultare dentro la filmografia di un leggendario cineasta, in questo caso che porta il nome di John Carpenter. Si arriva nella carriera ad un punto in cui si hanno tre epiloghi: il film su commissione, il né caldo né freddo artisticamente parlando e infine la summa artistica del proprio cinema (nel bene e nel male), questo "Fantasmi da Marte" uscito nell'anno 2001 (ormai ventiquattro anni fa) ricade in quest'ultima categoria.
Dentro ci troviamo tutti i lavori del regista: Distretto 13, La Cosa, Prince of Darkness, In the mouth of Madness, Vampires, Figa da New York e via andare, ma con un livello in più quasi d'avanguardia rivolto alle passioni che il regista non ha mai negato. La variabile di cui bisogna tenere conto guardando questo film di Carpenter è quella videoludica (da sempre un grande fan, X-Box affezionato), si perché il buon John implementa a livello narrativo un dinamica che è totalmente affine ai videogames (in primis tempo narrativo, montaggio ed escalation finale), quasi gettando le basi su una decade che farà un gran successo (eclissando una pecora nera a Hollywood) alla faccia di chi è venuto dopo e contemporaneamente (vedasi Paul W.S. Anderson, il suo Resident Evil lo accompagna di poco e ne avrebbe condiviso pure la protagonista). L'adattamento della narrazione da videogioco ben si abbina alle situazioni western e sci-fi che la pellicola si porta dietro e ne fa quasi da capostipite e miglior esempio (certo se guardiamo opere contemporanee come Untill Dawn) su una certa linea di adattamento in tempi recenti.
Certo, forse la pellicola avrebbe giovato ancora di più senza la damnatio memorae che il regista ha subito a Hollywood dopo The Thing (almeno dieci anni e sono tanti), in termini di budget e diffusione ma questo non toglie che Ghosts of Mars sia la quintessenza del cinema Carpenteriano: assedi, mostri mutaforma, soprannaturale fantascientifico, dinamiche old school western, personaggi tosti e finale anarchico. Che poi venga reputato un capitolo da dimenticare nella sua filmografia è parere soggettivo ma personalmente è qualcosa che non poteva mancare nella sua carriera artistica. Ambientato su Marte in cui gli indigeni sottoforma di spirito prendono possesso dei terrestri, scatenando un pandemonio, per creare un'ambientazione distopica è tanta roba (specie se faccio parallelismi con il triste destino dei nativi americani, ma queste sono sfumature), ma anche totalmente affine ad una certa visione del cinema da parte del cineasta. Sono tanti gli spunti interessanti da sottolineare nel film partendo dal cast: Natasha Henstridge (chissà la sua carriera che svolta avrebbe avuto prendendo il posto della Jovovich in Resident Evil, solo il Dio del cinema lo sa) quella gran bionda tutta d'un pezzo (o due, anche se qui si parla di total package) che prende il ruolo da protagonista in tutta la sua tostaggine da tomboy militare, Ice Cube nelle vesti di Desolazione Jones (un nome, un programma) che ricalca per filo e per segno tutti gli anti-eroi di Carpenter, Jason Statham che si permette pure lui di mettersi John come regista nella sua filmografia facendo al contempo stesso ritratto di tutte le sue interpretazioni in futuro ma anche nomi di grandi caratteristi come Clea DuVall, Pam Grier (ritornata dopo Fuga da Los Angeles), Joanna Cassidy, Peter Jason, Robert Carradine e tanti altri.
Non viene meno poi la colonna sonora tratto indistinguibile di ogni suo film (Ghost Poppin rimane la mia traccia preferita) che è stata fatta assieme a grandi esponenti della musica come Steve Vai, Anthrax, Buckethead ed Elliot Easton. Gli effetti speciali del trio Nicotero, Berger e Kurtzman sono di Romeriana memoria e seguono anche loro il tipico tratto distintivo della loro carriera. Concludendo, quando si cita l'atto ultimo della carriera del grande John Carpenter non si può che elogiare (con i soliti risoluti mezzi) questo lavoro anarchico che comprende all'unisono: western, sci-fi e horror con quel tocco personale che ancora difficilmente adesso si può ritrovare a Hollywood. Fine novante e inizio 2000 hanno sempre avuto a cuore la tematica Marte, possiamo trovarci ben altri due film degni di menzione: Red Planet di Antony Hoffman & Mission to Mars di un certo Brian De Palma e finendo il discorso, come trittico ideale questa pellicola non può mancare per la sua spiccata fedeltà al cinema che Carpenter ha sempre messo in mostra.




















Commenti
Posta un commento