Revelations (2025) Apofonìa & pareidolia


Apofonìa & pareidolia di un genere, uno stallo a tre tra: fede, crimine e legge. Il cinema sud coreano ha passato un'intera decade nel dare lezioni di stile a Hollywood nel rielaborare i generi cinematografici che ha fatto scuola, non mi stupisce che in tempi recenti il regista Yeon Sang-ho (aiutato nella scrittura da Choi Gyu-seok, del proprio lavoro) abbia realizzato un film così denso e allo stesso tempo connaturato nella stilistica nazionale che la settima arte rappresenta. Un lavoro di genere oscuramente avvincente che dimostra che Yeon può ancora innervosirci e turbarci, non è sicuramente un film che puoi guardare tranquillamente la domenica pomeriggio, ma vale comunque la pena guardarlo per il suo dramma cupo ma toccante sulla fede e la follia, e probabilmente ti lascerà qualcosa su cui riflettere una volta finito.



Il mistico, si unisce al thriller con scene che ne amplificano il significato quanto negli scopi concettuali che vuole rappresentare: tre personaggi in cerca di rivalsa nelle proprie sfumature sociali e allo stesso tempo accumunati in un unico destino. Morirei dalla voglia di vedere come Fincher potrebbe interpretare un soggetto del genere, resta il fatto che i tempi narrativi ben si annodano con la regia e il cast completa l'arricchimento creativo del tutto: Ryu Jun-yeol ha sicuramente diversi momenti spettacolari nel corso della storia, e li interpreta abilmente con sufficiente ironia e assurdità sotto la superficie, la recitazione discreta di Shin Hyun-been è un efficace contraltare alla performance più estroversa di Ryu, e Shin Min-jae bilancia abilmente il suo ruolo delicato tra repulsione e pietà. Quasi un eco, o una continua affermazione, di quanto il cinema di stampo Sud coreano possa elevare i livelli di un genere tra: regia, ribaltamento di prospettiva narrativa e fusione dei generi. Alfonso Cuarón mette lo zampino in questo progetto e questo non mi sorprende.

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