Tequila Sunrise (1988) A dangerous cocktail


Robert Towne scrive e dirige un film peculiare, forse datato per i canoni contemporanei, ma questo, a mio avviso, non è affatto un male. La pellicola riflette perfettamente lo spirito e l'estetica di fine anni Ottanta, riuscendo a mescolare nelle giuste dosi il thriller d'azione con il melodramma romantico.



Il ménage à trois tra i personaggi interpretati da Michelle Pfeiffer, Kurt Russell e Mel Gibson risulta ben definito, geometrico eppure incredibilmente vario nel suo evolversi. Se da una parte abbiamo due amici d'infanzia che, pur legati da un passato comune, hanno seguito strade opposte nella vita: uno tutore della legge, l'altro criminale malinconico e dall'altra abbiamo una donna splendidamente in bilico tra due fuochi. Insieme, questo trio magnetico crea un'atmosfera sospesa, dosata con precisione millimetrica tra tensioni drammatiche e abbandoni passionali. Sullo sfondo di questo triangolo sentimentale si dipana un thriller di narcotraffico classico, solido ma volutamente subordinato ai dilemmi morali dei protagonisti.



In questa cornice colpiscono le straordinarie prove di J.T. Walsh e Raúl Juliá: i loro personaggi rappresentano probabilmente i picchi della scrittura del Towne sceneggiatore, che qui si diverte a cesellare due caratteristi di razza che non hanno mai fatto mancare carisma, cinismo e sfumature alle loro interpretazioni. Il melodramma amoroso segue indubbiamente un canovaccio classico e totalmente figlio del suo tempo (con quel feticismo tipicamente eighties per il romanticismo patinato e le "quattro ore di sesso" evocate nei dialoghi). Tuttavia, la narrazione non scade mai nella banalità perché viene catalizzata attraverso il vettore impersonato dalla sempre stratosferica Michelle Pfeiffer, il cui magnetismo rende ogni sequenza calibrata e vibrante. I tre protagonisti si muovono con un’alchimia impeccabile: Mel Gibson proietta un controllo formale continuo, sotto il quale però pattina costantemente una sottile paranoia; Kurt Russell (in una carismatica versione "Pat Riley" per acconciatura e attitudine) è straordinario nel ruolo del poliziotto astuto, un uomo d’azione progressivamente confuso dai suoi stessi valori mutevoli; la Pfeiffer, infine, raggiunge una qualità emotiva toccante, tratteggiando una ragazza fondamentalmente timida che si nasconde dietro la maschera di una raffinata professionista.



A chiudere il cerchio di questa operazione nostalgica intervengono i reparti tecnici. La straordinaria fotografia crepuscolare di Conrad L. Hall, che gioca magnificamente con le luci della California del sud e i toni caldi del tramonto e le avvolgenti musiche jazz di Dave Grusin donano il definitivo e perfetto clima noir alla pellicola. Tequila Connection si riscopre così non solo come il ritratto di un'epoca cinematografica che non c'è più, ma come un saggio d'autore sulla lealtà, il compromesso e il desiderio.




Commenti