D.O.A. (1988) Cadavere in arrivo
Un pastiche noir basato sulla classica formula del "luogo sbagliato nel momento sbagliato", dosato con il massimalismo barocco e iper-stilizzato degli anni '80 (rifacimento del film omonimo degli anni 50). Il film si rivela profondamente sciocco per la natura surreale delle sue situazioni e dei suoi personaggi, ma resta costantemente splendido a livello di tecnicismi e soluzioni visive. Nonostante la premessa inevitabilmente morbosa, il film racconta la storia di un uomo che ritrova la propria voglia di vivere e di amare proprio nel momento in cui gli viene strappata via. Il risultato è uno straordinario atto d'amore verso il mondo del cinema Noir.
Ci troviamo di fronte a un thriller modesto se ridotto alla pura trama della sceneggiatura, ma che trova la sua vera forza nella firma registica sperimentale dei (coniugi al tempo) Rocky Morton e Annabel Jankel (i futuri registi di Super Mario Bros.), oltre che in un ricco cast perfettamente in parte.Dennis Quaid flirta con il ruolo del protagonista assoluto e ripete, sebbene in una modalità tonale totalmente differente, il magnetismo nevrotico già visto in Salto nel buio (Innerspace) di Joe Dante. Al suo fianco, la prova della solita Meg Ryan buca lo schermo: una presenza magnetica, adorabile e irresistibile già solo nel modo in cui cattura l'obiettivo della macchina da presa. C’è molto più di un semplice tocco hitchcockiano in questa pellicola, in particolare in una lunga sequenza in cui Dennis Quaid e Meg Ryan si ritrovano letteralmente incollati l’uno all’altra mentre vengono inseguiti dall’assassino armato di sparachiodi. Lo stile vistoso della regia di Annabel Jankel e Rocky Morton, autori di spot pubblicitari e videoclip, premia le visioni ripetute, svelando una mole di dettagli che si colgono solo a un secondo o terzo tentativo.
Risulta impossibile sottovalutare i contributi di un viscido Daniel Stern, di una magnetica Charlotte Rampling, e ancora di Jane Kaczmarek, Christopher Neame e un memorabile Brion James, ognuno abile a dare tridimensionalità a figure altrimenti bidimensionali. Altrettanto impressionante è la colonna sonora opportunamente malinconica di Chaz Jankel (fratello della co-regista), capace di fondere una sensibilità indie rock alla moda con un gusto melodico in perfetto accordo con i precedenti stilistici del genere. A elevare il progetto sono soprattutto le colte contaminazioni dal cinema noir classico. Queste ultime subentrano sia nell'incipit che nelle fasi cruciali del racconto, richiamando espressamente le luci taglienti, le ombre lunghe e i forti contrasti tipici della fotografia in bianco e nero della Hollywood degli anni '40. Il risultato è un affascinante ibrido postmoderno: un b-movie nobilitato da un'estetica da videoclip pop e da un amore viscerale per il cinema di genere del passato.













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