No Way Out (1987) Senza via di scampo, di Roger Donaldson
In questo perfetto meccanismo a orologeria non bisogna assolutamente sottovalutare Will Patton, autore di una prova magistrale nei panni dell'ossessivo Scott Pritchard, vera anima nera e burattinaio spietato della pellicola. Ottimo anche il contributo di Sean Young, magnetica e sensuale, protagonista insieme a Costner della celebre e audace scena di sesso nel retro di una limousine, parodiata magistralmente poi in Hot Shots Part Deux. Il film si divide magistralmente in due atti distinti: una prima parte dominata dal melodramma romantico e una seconda che vira bruscamente verso un thriller paranoico e claustrofobico. La narrazione si trasforma in una spietata corsa contro il tempo tutta interna alle mura del Pentagono, dove il protagonista si ritrova nell'assurda e drammatica posizione di dover guidare un'indagine per omicidio in cui il principale indiziato da incastrare è... se stesso.
Il comparto visivo e sonoro è di altissimo livello, impreziosito dalla straordinaria fotografia di John Alcott — qui al suo ultimo, memorabile lavoro prima della prematura scomparsa, a cui l'opera è giustamente dedicata — e dalla suggestiva colonna sonora elettronica firmata dal maestro francese Maurice Jarre. Con una curiosità per i più attenti — un giovanissimo Brad Pitt in uno dei suoi primissimi cameo hollywoodiani non accreditati —, la pellicola si conferma un gioiello della Guerra Fredda. Un remake (del classico Il tempo si è fermato del 1948) decisamente riuscito, che culmina in un leggendario e cinico colpo di scena finale capace di ribaltare completamente le carte in tavola e ridefinire l'intera identità del protagonista.
















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