Presence (2024) Ghost P.O.V.



Il padre, la madre, il figlio, la figlia, la presenza e il serial killer. Questo è il secondo lavoro che rappresenta il punto di vista inusuale in un genere horror: il primo è In a violent nature, il secondo è questo relativo al genere soprannaturale e il terzo sarà quello del cane stile Leone il cane fifone e posso dire che è un modo intelligente di variare il genere senza cadere nel mockumentary.




Non è il miglior film diretto da Soderbergh né tanto meno quello più sfolgorante partorito dalla mente di David Koepp (seconda collaborazione annuale dopo Black Bag) però sa essere sperimentale almeno quanto Here di Zemeckis nel suo approccio allo spettatore. Il minutaggio attraverso il montaggio è molto essenziale alla resa quanto la regia, quasi un punto di vista onnisciente nei fatti seppur non appariscente nelle intenzioni. Il mescolarsi delle dinamiche soprannaturali/drammatiche/thriller funzione quando è più fulgido il loro intento narrativo rispetto alla stasi per il climax di esso.




Resta comunque un crescendo e va preso in quantobtale e in questo le prove di Lucy Liu (bona & brava come sempre), Chris Sullivan, Callina Liang, West Mulholland sono efficaci e mai dispersive nonostante il contesto evanescente nei fatti. Menzione per Julia Fox qui solo agente immobiliare ma comunque artefice del tutto. Soderbergh fa trittico di regia, fotografia e montaggio in modo molto originale rendendo valore maggiore al film ma in questo la sua tecnica non è mai vuoto e sa colpire quando deve.

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