mercoledì 16 settembre 2020

Angel Heart (1987) Il patto col diavolo secondo Alan Parker


Tutto comincia con la pubblicazione del romanzo Fallen Angel (da me letto) scritto da William Hjortsberg nel 1978, il buon scrittore ebbe l'idea che il film fosse perfetto per essere adattato sul grande schermo difatti contattò senza esitare la Paramout Pictures. Inizialmente il protagonista doveva essere Dustin Hoffman sotto la regia di John Frankenheimer, ma la Paramount non fu mai convinta del progetto, anche con l'ipotesi di aver come protagonista Robert Reford, e quindi tutto si arenò in un nulla di fatto. Hjortsberg senza perdersi d'animo, nonostante le tematiche del suo libro fossero molto spinte (dateci una lettura nel caso non ci crediate!), contatto: la Warner, la Century Fox e pure la United Artist ma tutte rifiutarono senza pensarci un attimo per la paura che una produzione del genere avrebbe macchiato la loro buona pubblicità. Lo scrittore difatti ebbe modo di dire al riguardo che: - Fare un film sull'esoterismo era una cosa allarmante all'epoca. Le case di produzione non volevano produrre film con contenuti troppo scottanti o delicati, e un libro sul diavolo non era certo il copione del secolo in quel periodo, specie dopo il successo de L'esorcista di Friedkin. Mi fu suggerito da molte majors di riscrivere la sceneggiatura per farlo diventare un film d'azione, genere che in quei tempi era una vera gallina dalle uova d'oro per gli incassi: ma era fuori discussione che non avrei mai ritoccato Falling Angel; per me era perfetto così com'era -. Però tutto cambiò negli anni 80: nel 1981 la Century Fox rivalutò il libro ma non concluse niente per problemi con la scelta del regista, nel 1986 invece si fece avanti un Elliot Kastner (un dipendente della sempre sia lodata Carolco Pictures di Kassar e Vajna) che contattò di propria volontà 
Hjortsberg. Il produttore e lo scrittore chiusero subito il patto creativo, nel quale Hjortsberg voleva essere sia supervisore che sceneggiatore, successivamente fu contattato il regista Alan Parker (grande regista che ci ha lasciati da questo mondo da non molto); il quale avendo già letto il libro si mise all'opera con l'autore del soggetto per scrivere la sceneggiatura, cambiandone vari aspetti (come il luogo dove si svolge, da New york a New Orleans). La pellicola ebbe a disposizione 18 milioni di dollari come budget, nonostante il poco successo al botteghino, il film divenne un cult nel circuito home video tanto da riuscir a superare le spese di produzione.


Tra le idee di Hjortsberg per il ruolo principale c'erano diversi nomi tra cui Dustin Hoffman, Al Pacino, Michael Douglas, Sylvester Stallone, John Travolta, Jack Nicholson e Tom Cruise. Parker dal canto suo voleva Robert De Niro per il ruolo di Harry Angel, ma l'attore espresse invece interesse a interpretare Louis Cyphre. De Niro non si preparò per la parte fin quando il regista non lo avesse ingaggiato ufficialmente, sicché Parker lo assunse immediatamente poiché era eccitato dall'idea di lavorare con De Niro. Parker allora contattò Mickey Rourke, che aveva appena finito di girare 9 settimane e ½, che invece espresse un forte interesse per la parte e venne immediatamente assunto dal regista. Riguardo alla scelta di Rourke, Parker ha detto: - Ho sempre ammirato il suo modo di recitare. La disinvoltura e la verità che ci mette senza sforzarsi troppo. Non volevo un eroe tradizionale e lui era perfetto -. 
Subito dopo venne assunto De Niro; a proposito di lavorare con lui, Michey Rourke ha rivelato: - È stata la prima volta che ho dovuto concentrarmi veramente. Tra tutti gli attori che conosco, lui è quello che si concentra di più -. In seguito varie attrici furono provinate per il ruolo di Epiphany Proudfoot prima che Lisa Bonet accettasse la parte. La Bonet era nota il tutto il mondo per il ruolo di Denise nella sit-com I Robinson, per cui il fatto che avrebbe preso parte al film generò più di una controversia. Parker la assunse per il suo convincente provino e per giunta non era a conoscenza del suo ruolo ne I Robinson. Per prepararsi al ruolo, la Bonet rivelò: «Ho fatto molta meditazione, e qualche ricerca sui riti vodoo. Il mio principale obiettivo era lasciare andare via tutte le mie inibizioni. Dovevo smettere di essere Lisa e lasciare che Epiphany si impossessasse di me». In seguito Parker trovò alcune difficoltà per il ruolo di Margaret Krusenmark, poiché le diverse attrici prese in considerazione tra cui: Anne Parillaud, Geena Davis, Kathleen Turner e Kelly McGillis non avevano la fisionomia adatta per l'idea che Parker aveva del personaggio. La McGills fu presa in considerazione anche da William Hjortsberg, in particolare dopo la sua performance in Witness - Il testimone, ma Parker era riluttante ad assumerla. Quando però Mickey Rourke gli suggerì l'attrice inglese Charlotte Rampling, Parker si convinse ad assumere quest'ultima e decise di contattarla per offrirle il ruolo. Parker aprì la fase di casting per le comparse a New York, e oltre 1.400 persone si presentarono per ottenere la parte. L'attrice Elizabeth Whitcraft, che aveva ricoperto un piccolo ruolo in un precedente film di Parker Birdy - Le ali della libertà, fu assunta per il ruolo della giornalista Connie, che aiuta Angel nelle indagini. In seguito Parker cercò varie comparse per il ruolo dei suonatori jazz di New Orleans. Clarence Brown e Deacon John Moore furono coloro che sostennero il provino migliore, e secondo Parker avere dei veri suonatori di jazz avrebbe dato un sapore più realistico al film. In seguito Parker ritornò a New York, dove provinò altri attori per i musicisti della banda di Toot Sweet (personaggio che ancora non aveva un interprete); dopo alcuni giorni, ingaggiò le comparse Bo Diddley e Dizzy Gillespie. Verso le ultime fasi di casting vennero ingaggiati anche Brownie McGhee, per la parte di Toot Sweet e Dann Florek nei panni dell'avvocato di Louis Cyphre. Questi ultimi due personaggi reciteranno appena una scena ciascuno, tuttavia a detta di Parker il loro casting fu difficile perché voleva che l'interprete rispecchiasse la professione del personaggio; a sua detta Florek aveva un aspetto da avvocato e McGhee sembrava un suonatore di jazz squattrinato.



La pre-produzione incominciò nel gennaio 1986 a New York, dove Parker riunì gran parte del suo gruppo di lavoro, inclusi il produttore Alan Marshall, il direttore della fotografia Michael Seresin, il montatore Gerry Hambling e il costumista Brian Morris. Lo scenografo Brian Morris e il team di trucco impiegarono circa due mesi per ricreare la New York degli anni cinquanta. A causa delle temperature meteorologiche sfavorevoli, gran parte del trucco venne usato per ricreare la neve e il ghiaccio in alcune scene. In Alphabet City, a Manhattan, vennero girate le scene del bar e quella di Angel in intimità con Connie nella stanza del motel. La scena più discussa, quella del rapporto intimo tra Angel ed Epiphany, fu girata in uno dei motel di Royal Street e richiese quattro ore per essere girata. Parker fece in modo di limitare il numero di membri della troupe presenti durante le riprese della scena includendo oltre a lui, il montatore Michael Seresin, e due assistenti operatori. Per mettere a loro agio i due attori, Parker mise su della musica.  La colonna sonora del film fu composta e arrangiata dal musicista sudamericano Trevor Jones, tramite l'uso del sassofono per le parti jazz e con l'aiuto di Courtney Pine. Parker assunse Jones poiché era rimasto molto colpito dalle musiche da lui composte per il film A 30 secondi dalla fine. Tuttavia Jones fu comunque costretto a tagliare alcuni parti delle musiche perché potessero essere pubblicate. Jones compose la colonna sonora tramite la musica elettronica e synclavier. Parker scelse la canzone "Girl of my Dreams" di Glen Gray come tema ricorrente del film, facendolo persino accennare ad Angel in una scena nella casa di Margaret Krusenmark. Il regista voleva che il tema spaventasse in qualche modo lo spettatore oltre allo stesso Harry Angel. Oltre alle musiche di Jones, la colonna sonora comprende anche molti brani blues e performance di questo genere, inclusi "Honeyman Blues" di Bessie Smith, e "Soul on Fire" di LaVern Baker. Brownie McGhee invece intonò "The Right Key, but the Wrong Keyhole" and "Rainy Rainy Day", e Lilian Boutte prese parte come vocalist. L'arrangiamento originale di "Girl of my Dreams" del 1937 viene eseguito alla fine col titolo fittizio di "Life would be Complete" di Johnny Favorite. Durante la fase di post-produzione, Jones montò le varie tracce all'Angel Recording Studio, uno studio di registrazione costruito in una chiesa abbandonata a Islington, nel nord di Londra, con messa a punto finale presso la Warner Hollywood Studios, a Los Angeles. La colonna sonora originale venne infine rilasciata tramite Antilles Records. 


Come scritto prima il film si svolge a New York nella sua prima parte mentre verso la metà del film l'ambientazione si sposta a New Orleans; la scena iniziale mostra un subbuglio di New York malfamato, lurido, in cui le uniche immagini riconoscibili sono quelle dei corvi e del degrado ambientale della città. Tale scena è stata volutamente inserita da Parker, che la scelse per sorprendere già da subito lo spettatore e farlo addentrare nell'atmosfera del film. Per cui la scelta di Parker si rivelò assolutamente inusuale per l'epoca (una delle immagini indistinte della scena iniziale sembra raffiguri addirittura parte di un cadavere umano), che di certo aveva come senso biunivoco quello di fare una rappresentazione "diversa" della grande mela e di rendere ogni dettaglio, incluso il set, aderente ai toni cupi e alla trama noir del film. Una simile derisione del set, a detta dello stesso Parker, prende spunto dalla raffigurazione che Ridley Scott ne fa di Los Angeles nel suo futuristico Blade Runner; il film, al contrario, è ambientato nel futuro ma allo stesso modo fin da subito è percepibile l'intenzione del regista di denigrare l'atmosfera californiana e far apparire tutto in modo negativo e ripugnante. Discorso a parte va fatto per la raffigurazione di New Orleans, che non era neanche prevista nel romanzo ma che Parker ha deciso di adattare allo stesso burbero modo di New York, facendone una città in molti punti spenta, malinconica e dominata da figure perennemente insoddisfatte e misteriose.  Il personaggio di Harry Angel compie un vero e proprio viaggio attraverso varie città americane, e in tutte prevale un paesaggio di campagna (come nella residenza di Epiphany e l'incontro tra Angel e il padre della Krusenmark) scelto apposta dal regista perché più rozzo di un normale ambiente di città.


E' bello tornare a parlare dei film tipici della decade degli anni 80, nella quale è presente una vasta scelta di generi quasi tutti permeati da quel carisma tipico di quell'annata (in particolare in America). Incappai in questa pellicola durante una ricerca su vasta scala dei ruoli interpretati da Bob De Niro e debbo dire che ne rimasi totalmente abbagliato per la vena oscura e malsana che aleggia su tutta la pellicola. Alan Parker (grande regista) è riuscito nell'intento di fare il suo Blade Runner versione horror, anzi a dirla tutta un thriller a sfondo esoterico, in cui il ringiovanimento del genere noir in quel determinato periodo ha prodotto delle gemme uniche (e sottovalutate) che sono sfociate nel già citato Neo-Noir. La pioggia ricorrente che domina buona parte del film, l'atmosfera scura, ombrosa e opprimente mo strano una New York spenta, in contrasto con l'opinione popolare dell'epoca (Manhattan di Allen per esempio), dominata da smog, polveri e personaggi controversi; al tempo stesso i dialoghi sono così attuali che lo spettatore sembra quasi dimenticarsi del fatto che la storia si svolga nel 1955. Anche la New Orleans descritta da Parker è una città spenta, con un sole sbiadito in quei pochi attimi in cui compare, e queste raffigurazioni paesaggistiche oscure sembrano riflettere il carattere oscuro dei personaggi. 
Il protagonista Harry Angel è senza dubbio un Marlowe di Chandleriana memoria: antieroe scalcinato, solitario, fallito, misantropo che a sua volta è interpretato da un Rourke nei suoi migliori anni di carriera e freschezza estetica a cui vengono affiancati nella trama personaggi come: il Louis Cypher di Bob che è inquietante nella sua ambiguità d'essere contrastante con l'eleganza misteriosa che aleggia su di lui, Lisa Bonet con la sua Epiphany che riesce ad essere seducente ed inquietante allo stesso tempo e pure Charlotte Rampling nei panni di Margaret Krusenmark con il suo esoterismo. Lo stesso Harry Angel man mano che procede la trama sembra diventare la morte senza volto, colui che porta sventura nella ricerca del passato di quel Johnny Favorite: una voce d'oro del jazz che sembra aver stipulato un patto con Lucifero in persona per il suo talento.



Oltre alla convincente messa in scena elaborata dagli scenografi vi è la fotografia di Michael Seresin che valorizza ulteriormente il film che sembra girato: in una camera oscura piena di polvere e fumi, la pellicola trasuda, torbida e dallo schermo arrivano effluvi venefici. Senza scordarsi dell'infernale Jazz elaborato dal compositore Trevor Jones, che è la colonna portante del film con il suo incedere nella trama come lo era Vangelis in Blade Runner. Gli oggetti sembrano prendere anch'essi parte al film in qualità di personaggi: le ricorrenti pale di un vecchio ventilatore che roteano di presenza, le sigarette e i pacchetti accartocciati, gli specchi pallidi. I numerosi richiami esoterici fanno da sfondo per tutto il film: la scena del rito vodoo viene mostrata in tutta la sua crudeltà, in modo frenetico, quasi a voler invogliare lo spettatore a sentirsi sempre più parte di essa. Senza poi parlare del cuore, perno centrale della trama che  nella scena in cui Angel va a parlare con la Krusenmark, rimane affascinato dal rumore dei piedi del tip tap di un bambino, ma in pochi secondi questi rintocchi del tip tap si trasformano in battici cardiaci. Senza poi citare il fantastico montaggio di Gerry Hambling che alterna analessi temporali, incubi ed immagini con un tocco maligno e che aumentano mentre tutti i nodi vengono al pettine nel finale del film. Ogni morte nel film poi viene rappresentata come una legge del contrappasso prese direttamente dalla Divina Commedia di Dante Alighieri in questo si aggiunge poi la tanto disturbante scena d'amplesso tra Rourke e Bonet (che costo inizialmente l'X Rating alla pellicola) dove lì il simbolismo del sangue e della pioggia si unisce definitivamente. Ulteriore prova della bravura di Alan Parker è quello spaccato razziale tipicamente americano, qui solo accennato ma in modo molto forte: che verrà poi ripreso nel suo successivo Mississippi Burning, altro capitolo imperdibile nella carriera del regista in questione. Angel Heart è un neo-noir dalle tinte horror per me imperdibile e che durante la visione risulta come un ascensore che discende lentamente fino all'inferno (che è anche il sottotitolo italiano del film)

2 commenti:

  1. Che film incredibile, mentre lo guardi di senti addosso il sudore appiccicaticcio di un film dall'aria malsana e ipnotica, gran pezzo per un gran film ;-) Cheers

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