Valhalla Rising (2009) One-Eye, furore di Refn




Un'altra star, un'altra in calendario, con occhi spalancati osservi tipo un visionario. Tira su le mani questa mitologia norrena devasta e, e, e basta e, e, e basta. Si perchè ultimamente dai videogiochi (Elden Ring della From Software) fino ad arrivare alle serie televisive, la nostra carissima mitologia norrena è tornata in auge come non mai (o forse non è mai caduta nel dimenticatoio). Fremente come pochi nel vedermi l'ultima fatica del regista Robert Eggers al riguardo del genere, in cui si vocifera anche che la b(u)ona Anya Taylor-Joy abbia tolto veli al nudo per mostrare le sue altre grandi doti (non vedo l'ora!), ho fatto una piccola dietrologia sulle mie passate visioni di vichingi e compagnia cantante. Mi sono saltati in mente subito due pellicole: Outlander del quale vi parlerò poi in seguito e il particolarissimo Valhalla Rising - Regno di sangue del buon Refn.Film d'avventura in costume danese del 2009 diretto da Nicolas Winding Refn, co-sceneggiato da Refn e Roy Jacobsen e interpretato da Mads Mikkelsen. Il film si svolge intorno all'anno 1096 d.C. e segue un guerriero norreno di nome One-Eye e un ragazzo mentre viaggiano con una banda di crociati cristiani in nave nella speranza di trovare la Terra Santa. Invece, si trovano in una terra sconosciuta dove vengono assaliti da forze invisibili e visioni oscure. Girato interamente in Scozia, il titolo deriva dalla combinazione dei film di Kenneth Anger: Scorpion Rising e Lucifer Rising con la mitologia norrena. Sebbene il film abbia ottenuto recensioni generalmente positive, ha recuperato solo una frazione - circa $ 731.613 - del suo costo di produzione di $ 5,7 milioni.


In realtà già il nome del regista Nicolas Winding Refn, a detta di molti uno degli autori danesi più talentuosi di sempre, doveva già essere una buona garanzia che Valhalla Rising sarebbe stato altro. E fortunatamente così è stato, per le stesse parole del regista è un trip di acido. L'opera infatti è assai complessa e densa di riferimenti artistici e letterari. La completa immersione in una natura selvaggia, ostile, affascinante e misteriosa, all'interno della quale l'uomo si perde e scopre tutta la propria insignificanza, non può non ricordare l'Herzog di Aguirre furore di Dio. L'intento civilizzatore dei “guerrieri di Dio” è sostanzialmente lo stesso: ricerca di onori, ricchezze e, sullo sfondo, salvezza dell'anima. Poco importa quindi che si arrivi in Terra Santa o in uno sperduto angolo infernale abitato da selvaggi. Non manca uno sguardo più romantico, appassionatamente poetico e incantato di fronte alla maestosità della natura e del paesaggio, all'interno del quale l'uomo è calato in una feroce lotta per la sopravvivenza e per la propria affermazione su un generico “altro”. E' l'influenza di Terrence Malick e di opere come La sottile linea rossa e Il nuovo mondo. Infine la violenza, il grottesco, lo splatter gratuito, l'ingresso in un mondo puramente umano in cui non si riesce più a distinguere il bene dal male, mandando in confusione non solo i protagonisti ma gli stessi spettatori seguendo le linee guida di un classsico di Jodorowsky (che è stato pure presentato da lui stesso in qualche festival), El Topo. Ecco entrare in scena la ventata iconoclasta di gente come Lars Von Trier, il cui stile viene però ampiamente superato facendo ricorso ad un utilizzo di musiche e silenzi assai espressivi, capaci di creare climi di tensione esasperanti. Fenomenale da parte di Nicolas Winding Refn la costruzione dei personaggi, su cui troneggia l'immagine di un One-Eye impersonato magistralmente da un freddo Mads Mikkelsen (muto nei dialoghi perchè lo stesso Refn lo sognò così prima delle riprese). Di un tocco eccezionale soprattutto le scenografie, l'uso dei colori, le musiche di Peter Peter & Peter Keid, la fotografia, in generale ogni aspetto puramente visivo che esemplifica alla perfezione quel che si può definire il cinema post-moderno. Valhalla Rising non è un film per tutti, anche se andrebbe visto da tutti.


"E' guidato dall'odio, è così che lui sopravvive". Siamo lontani anni luce dalla periferia marcia dei vari Pusher e dall'estetica post-moderna neo-noir di Drive. Refn qui firma il suo film più atipico e contorto; un epic-fantasy dove quel meraviglioso rosso al neon che ha dominato le sue pellicole più recenti si è intriso di sangue e si manifesta solo durante le profetiche visioni del nostro protagonista lasciando ampio (ampissimo direi) spazio alle maestose lande nordiche immerse in una fotografia algida e imponente( probabilmente l'aspetto migliore di tutta la pellicola). One-Eye è uno schiavo privo di referenti, è puro istinto animalesco che guidato dalle sue visioni,dopo essersi liberato dai suoi carcerieri, giungerà in una terra dominata da discordia e miseria dove il suo fato andrà progressivamente a manifestarsi in attesa di un sacrificio che lo porterà alla massima affermazione di se stesso. L'odio verrà mitigato solo per il bene di una creatura, forse l'unica che gli sia stata vicino dall'inizio. Ritmo lento per una durata breve, film pieno di simbologie e sotto-testi (religiosi, onirici e antropologici) che sicuramente non arriva alla prima visione neanche per gli aficionados del regista che si addentra in territori poco convenzionali per il suo cinema ma che dimostra di saper gestire con la solita classe un film tecnicamente parlando ineccepibile (limitatamente all'aspetto tecnico e di regia è forse il punto più alto della sua carriera). Se non avete visto altro di Refn vi consiglio di partire da film altrettanto belli ma più "carnali" come Bronson e Drive per poi spararvi subito questo a cui comunque dovete dare più di una chance per assimilarlo.


Scandalosamente distribuito in Italia come un action tutto sangue e rallenty alla "300" , "Valhalla rising" è quanto di più lontano esista dal cinema commerciale essendo un'opera molto ostica , simbolica e davvero per pochi palati. La storia parla di un guerriero , One-eye , che intorno all'anno 1000 intraprende un percorso di purificazione spirituale molto intimista. Questo abbozzo di trama verrà costellato durante la visione da un numero spropositato di simboli e allegorie, dal bambino biond opagano che fa da "portavoce" al guerriero protagonista al mutismo dello stesso combattente e alle sue visioni premonitorie (nella terra ciechi, l'uomo con un solo occhio è il Re, diceva Erasmo). Cercare un significato in un prodotto cosi minimalista (pochissimi dialoghi quasi 120 linee in tutto il film e una narrazione frammentaria) è assai difficile, essendo continuamente richiesta una buona conoscenza della mitologia Norrena (un occhio, Odino) e una forte predisposizione al capire il significato di simboli e metafore. Da non sottovalutare nemmeno i molteplici elementi che rimandano alla religione , alla purezza e alla violenza , un connubio di aspetti in contrapposizione fra loro ma perfettamente amalgamati nella fittissima rete di simbologie di "Valhalla Rising". Ma tra le tante le cose che ho scoperto debbo per forza elencarvene un paio:
  1. Il finale originale del film vedeva One-Eye salire a bordo di un'astronave e volare via. Nicolas Winding Refn, tuttavia, ha deciso che sarebbe stato troppo facile da interpretare per il pubblico e l'ha eliminato.
  2. La genesi del film nasce dalla scoperta di un misterioso mucchio di rune nei pressi del Delaware. Ci sono state molte speculazioni su come siano arrivati ​​​​lì così lontano nell'entroterra, quindi il film cerca di fornire una risposta in qualche modo a questo.


Commenti

  1. Refn è essere mitologico anche lui, e il rapporto con lui personalmente è amore e odio, come nel caso di questo film.

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    1. Ci credo! Dopo Bronson è come sbocciato in una chimera artistica viruosa!

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