Frantic (1988) L'intrigo internazionale di Roman Polanski
Quando Polanski omaggia così apertamente il cinema di Hitchcock (non solo nella cura delle inquadrature, ma anche nel casus belli iniziale della storia), il risultato non lascia certo interdetti. Roman e lo sceneggiatore Gérard Brach elaborano un intrigo internazionale degno di nota che, sullo sfondo di una Parigi di fine anni '80, sprigiona un fascino intrinseco, arricchito dalle tipiche visceralità morbose del cineasta.
Mi sorprende sempre che, quando si parla dei film di Roman Polanski, Frantic non venga mai citato tra i suoi migliori. Per quanto mi riguarda, lo è senz'altro. Potrà anche non avere il genio di Chinatown o la bellezza beffarda di Cul-de-sac, e forse resta un gradino sotto la tensione mozzafiato de Il coltello nell'acqua, ma qui Polanski dimostra di saper maneggiare il genere alla maniera di Intrigo internazionale o Blow Out. Certo, Harrison Ford non è inseguito da un aereo né si lancia in una corsa folle durante una parata, ma Polanski lo mette in bilico fuori dall'appartamento di Emmanuelle Seigner, aggrappato a una miniatura della Torre Eiffel. Frantic è ricco di suspense, brividi e ironia esattamente come ogni grande thriller dovrebbe essere.
Guardando il film, non stupisce che il regista abbia poi scelto come musa e moglie Emmanuelle Seigner: una femme fatale come poche. Lei è il perno attorno al quale il protagonista, interpretato dal sempre capace Harrison Ford, muove i fili del thriller. Degne di nota anche la prova di Betty Buckley, personaggio fondamentale seppur ai margini, e la comparsata del caratterista Dominique Pinon. L'intreccio incastona un interessante ricatto a tema Guerra Fredda, culminando in un finale tutt'altro che prevedibile. Ennio Morricone, infine, cattura perfettamente l'anima del film, affiancato da una colonna sonora che vanta pezzi di Grace Jones e dei Simply Red.














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