USS Indianapolis: Men of Courage (2016) L'incidente dell'Indianapolis


Mario Van Peebles strizza l'occhio al cinema di Clint Eastwood con questa pellicola a sfondo storico-militare; da buon allievo, ha fatto sue le abilità narrative e il rigore morale che avevano reso ottimo un cult come Gunny. Nonostante la messa in scena risenta talvolta di un budget limitato — evidente in una CGI non sempre impeccabile — il risultato nell'esporre cinematograficamente questa drammatica pagina di storia è più che riuscito, mantenendo il dovuto distacco emozionale e rifuggendo facili retoriche patriottiche.



La storia vera parla da sé, ma l'interpretazione di Nicolas Cage è fondamentale per rendere il tutto credibile e profondo. Cage offre una prova solida e misurata, lavorando di sottrazione per trasmettere il peso del comando del Capitano McVay. Si tratta di un ruolo che consolida il suo legame con il genere bellico, richiamando l'eroismo tormentato già visto in film come Windtalkers o la resilienza mostrata in World Trade Center. Anche Tom Sizemore offre un'ottima prova, regalando un tocco di autentico cameratismo "vecchia scuola". Il film dà finalmente corpo a vicende che avevamo sentito solo evocare nei grandi monologhi del passato: da quello di Orson Welles ne La signora di Shanghai al leggendario racconto del capitano Quint (Robert Shaw) in Jaws di Spielberg. Qui il mito prende vita nel più truculento dei modi. Se lo squalo di Spielberg rappresentava una minaccia quasi soprannaturale, Van Peebles riporta tutto a una dimensione reale e spaventosa: gli attacchi dei pescecani sono mostrati senza sconti, pur ricordando che la vera tragedia fu un mix letale di sete, follia collettiva e abbandono da parte delle istituzioni.



Un aspetto che eleva il girato è il suo legame tematico con il recente Oppenheimer. Il film può essere considerato un ideale costola narrativa della pellicola di Nolan: racconta infatti la pericolosa missione segreta per trasportare l'uranio arricchito destinato alla bomba atomica, chiudendo il cerchio su quel capitolo della Seconda Guerra Mondiale. Il pregio maggiore resta però la gestione del post-naufragio. Il film non si chiude con il salvataggio, ma affronta il doloroso processo militare a McVay, vittima di un sistema burocratico in cerca di un capro espiatorio. È un atto di riparazione storica necessario per un uomo che subì un’ingiustizia profonda, riabilitando la sua figura di fronte al grande pubblico. In definitiva, USS Indianapolis è un buon film storico e bellico che predilige l'aspetto umano agli effetti speciali.




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