The Ninth Gate (1999) Le nove porte del Regno delle Ombre


Adoro quando un regista riesce a infondere tutta la propria essenza in un’opera, anche a distanza di anni dai suoi fasti più celebrati. Polanski, per sua natura, ha attraversato vicende umane che pochi avrebbero superato (un tratto che accomuna molti polacchi della sua generazione), eppure continua a inserire frammenti di sé e della propria cultura nel cinema in modo naturale, a prescindere dal soggetto trattato.



In questo caso, Roman attinge al romanzo Il club Dumas di Arturo Pérez-Reverte (vicino allo stile di Umberto Eco) per farne un’elaborazione personale grazie alla collaborazione di John Brownjohn ed Enrique Urbizu. Il film fonde esoterismo simbolico, satanismo d'élite e cultura alchemica letteraria in un unico racconto. La struttura è quella del thriller investigativo soprannaturale, ambiti cari al regista: la trama si dipana tra enigmi, misteri e omicidi, fino a svelare la vera natura delle cose.



Il cast è scelto con estrema cura: Johnny Depp è perfetto nel ruolo del protagonista e Frank Langella si conferma una "maschera" carismatica. Infine, le muse Lena Olin ed Emmanuelle Seigner incarnano idealmente figure femminili fatali, mistiche e morbose (con una componente erotica indiscutibile).




Il finale si ricollega all'inizio: una luce abbacinante che rivela un mondo a sé. L'apporto tecnico di Darius Khondji (fotografia), Hervé de Luze (montaggio) e Dean Tavoularis (scenografia), unito alle evocative composizioni di Wojciech Kilar, innalza notevolmente il valore dell'opera. In definitiva, Polanski firma un film intriso del suo atavico simbolismo esoterico; la resa è eccelsa, sostenuta da una regia dettagliata e fedele a un raffinato classicismo cinematografico europeo.




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