The Firm (1993) Il socio, di Sydney Pollack




Sydney Pollack dirige con la consueta grazia, risolutezza e uno stile puramente classicista hollywoodiano un thriller dalle sfumature legali che non fa avvertire il peso dei suoi ben 154 minuti di durata. Il regista dimostra qui la sua straordinaria capacità di gestire i tempi del cinema di genere, trasformando i fitti dialoghi e i cavilli burocratici in pura tensione cinematografica, senza mai cedere a virtuosismi fini a se stessi.



Sulla splendida colonna sonora di Dave Grusin — dominata da un pianoforte jazz sincopato che sottolinea perfettamente la paranoia crescente del protagonista — e supportata dalla nitida fotografia di John Seale, si svolge una storia di avvocati corrotti dal "dio denaro". È una parabola morale che rientra perfettamente nel proverbiale detto "chi troppo vuole nulla stringe". La macchina da presa si muove elegante tra le lussuose e apparentemente rassicuranti stanze della ditta di Memphis e i paesaggi ingannevolmente paradisiaci delle isole Cayman. Il film è tratto dall'omonimo best-seller del 1991 di John Grisham, il re indiscusso del legal thriller moderno. Sebbene la sceneggiatura firmata da David Rabe, David Rayfiel e Robert Towne modifichi in modo sostanziale il terzo atto e la risoluzione finale rispetto alle pagine del libro (offrendo al protagonista una via d'uscita legalmente più sofisticata ed etica), lo spirito dell'opera originaria rimane intatto. Stupisce come ogni adattamento dei romanzi di Grisham riesca a catalizzare dynamicamente una narrazione solida e un cast variopinto, capace di valorizzare anche i ruoli più marginali.


Il comparto attoriale è infatti il vero fiore all'occhiello della pellicola: Tom Cruise assolutamente a suo agio nelle vesti di Mitch McDeere, l'avvocato carismatico e ambizioso in cerca di una tipica rivalsa americana (un archetipo di personaggio che l'attore aveva già esplorato brillantemente l'anno prima con Rob Reiner in Codice d'onore), Gene Hackman: il solito caratterista d'alto calibro. Il suo Avery Tolar è un mentore ambiguo, cinico ma tragicamente umano, a cui l'attore dona molteplici e malinconiche sfumature. Jeanne Tripplehorn: interpreta Abby, la moglie di Mitch. È una nota rosa mozzafiato, ma anche un personaggio solido che rifiuta il ruolo della consorte passiva, diventando fondamentale nello sviluppo del piano. Holly Hunter: straordinaria nel ruolo della segretaria sfrontata Tammy Hemphill (per il quale ottenne una meritata candidatura all'Oscar come miglior attrice non protagonista). Hal Holbrook e Wilford Brimley: perfetti nei ruoli dei gelidi e minacciosi vertici dello studio legale. Ed Harris e David Strathairn: efficacissimi rispettivamente nei panni del rigido agente dell'FBI e del fratello detenuto di Mitch.



Il valore aggiunto del film si ritrova anche nelle fugaci apparizioni di volti che avrebbero fatto la storia del cinema e della serialità televisiva. Nei piccoli ma incisivi ruoli di contorno troviamo infatti Tobin Bell (il futuro Jigsaw di Saw), il veterano Paul Sorvino, un energico Gary Busey e un giovane Dean Norris (il futuro Hank Schrader di Breaking Bad).In definitiva, il film offre tutto quello che si possa cercare in un lavoro nato dalla penna di Grisham: illegalità burocratica, tensione geopolitica, romanticismo, ironia e dramma familiare. Un ottimo rappresentante del thriller giudiziario degli anni '90 che, nel finale, regala persino dinamiche ed escamotage tipici del genere heist movie, tenendo lo spettatore incollato alla sedia fino all'ultimo secondo.

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