The Parallax View (1974) Perché un assassinio, di Alan J. Pakula


Per quanto riguarda la rielaborazione finzionale e romanzata del clima post-omicidio JFK, questo film di Alan J. Pakula (Perché un assassinio / The Parallax View) si attesta come la migliore rappresentazione cinematografica della paranoia di quell'epoca. La genialità risiede nella riscrittura del soggetto originale operata da Robert Towne (basata sul romanzo di Loren Singer, che faceva esplicito riferimento al caso Kennedy).



Towne depura la narrazione dalla cronaca diretta per astrarla, generando una delle più efficaci e universali dinamiche del complottismo mai viste sullo schermo; solo Oliver Stone, molti anni dopo e con un approccio documentaristico ben diverso, riuscirà a fare di meglio.Warren Beatty tratteggia un protagonista straordinario: un eroe tragico e al contempo una vittima predestinata, intrappolata nelle trame di un arzigogolato gioco di potere che mira a eliminare chiunque minacci l'establishment. Altrettanto memorabile è la raffigurazione fredda, clinica e distaccata di testimoni, complici, politici e giornalisti, all'interno della quale brilla la breve ma intensa interpretazione di Paula Prentiss, perfetta nel trasmettere un terrore cieco e genuino.Questo gioiello della New Hollywood si configura come un neo-noir spietato che rifiuta ogni forma di perbenismo o rassicurazione morale. A ridefinire l'estetica della pellicola è la fotografia magistrale di Gordon Willis. Attraverso l'uso di composizioni geometriche, forti contrasti e spazi alienanti, Willis crea un'atmosfera opprimente e quasi orwelliana, capace di instillare nello spettatore la stessa angoscia paranoica che si respira nel finale de La conversazione di Francis Ford Coppola.



Pakula, dimostrando un controllo tecnico assoluto e una lucidissima visione d'insieme, firma qui il secondo capitolo della sua celebre "trilogia della paranoia" (tra Una squillo per l'ispettore Klute e Tutti gli uomini del presidente). Il regista apre così le porte al cinema d'inchiesta moderno. In questo incubo geometrico, la celebre sequenza del lavaggio del cervello all'interno della Parallax Corporation rimane una pietra miliare: un montaggio analogico e concettuale che regge il confronto con la "Cura Ludovico" di Arancia Meccanica di Stanley Kubrick e con le strazianti visioni pre-morte di 2022: i sopravvissuti (Soylent Green) di Richard Fleischer.




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