The Company of Wolves (1984) La licantropia come metafora della pubertà
Una metafora favolistica e folkloristica della maturità sessuale di una giovane ragazza, attraverso gli archetipi della licantropia (un po' come è stati fatto poi da Ginger Snaps) che si uniscono al genere fantastico e al body horror. Gli anni '80 sono stati il periodo d'oro per i lupi mannari e questo lavoro di Neil Jordan lo conferma in ogni sua sfumatura. Un racconto antologico e metaforico dalla struttura a scatole cinesi, in cui varie storie si fondono con la cornice narrativa principale. Un lavoro tipicamente british che valorizza il genere, complice un production design decisamente riuscito.
Le storie si intrecciano tra loro, oscillando continuamente tra presente e passato. Racconti cupi di lupi mannari si mescolano a una versione splendidamente da incubo di Cappuccetto Rosso dove a tratti sembra che nulla abbia senso, ma verso la fine ci si rende conto che ciò che si è appena visto è esattamente il modo in cui andava vissuto. Le scenografie sono semplicemente meravigliose. La regia superba e la fotografia regalano tantissime immagini memorabili: una testa mozzata con violenza che si frantuma contro il muro come fosse porcellana, il sangue che gocciola su una rosa bianca tingendola lentamente di rosso, un lupo che sfonda una finestra al rallentatore e questi sono solo alcuni dei tanti esempi possibili. In più, c'è una Angela Lansbury che offre una performance deliziosamente sopra le righe, Sarah Patterson che è la sosia sputata di Emilia Clarke, il solito David Warner e pure Terrence Stamp in un ruolo non accreditato. Il film è ispirato alle storie sui lupi mannari presenti nella raccolta di racconti La camera di sangue di Angela Carter (La compagnia di lupi, Lupo-Alice e Il lupo mannaro). La stessa scrittrice ha collaborato con il regista alla stesura della sceneggiatura, ispirata, oltre che ai suoi racconti, anche all'adattamento radiofonico, dal medesimo titolo, realizzato in precedenza.
C'è molta trama qui dentro, con due segmenti d'incorniciatura e quattro storie individuali ma, proprio come le fiabe folcloristiche che si leggevano da bambini, le molteplici linee narrative all'interno di In compagnia dei lupi non sono forse così importanti come i messaggi simbolici contenuti in ognuna di esse. Questi fili conduttori vengono continuamente messi in ombra da una foresta piena di immagini inquietanti e cupe, e da scenografie destabilizzanti. Immaginate Cappuccetto Rosso scritta da Sigmund Freud e diretta da David Lynch: ecco, avrete un'ottima idea di cosa sia questo film, insomma, una gran bella esperienza surreale. Sicuramente una delle migliori rivisitazioni di Cappuccetto Rosso che io abbia mai visto. Guardarlo è stato come vivere un sogno splendidamente cupo e d'atmosfera.












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