John Q (2002) Il giuramento degli ippocriti
Nick Cassavetes (figlio dei celebri John e Gena Rowlands) dirige qui un film personalissimo: un’opera dedicata in primis alla figlia Sasha (visto il problema cardiaco che fa da motore narrante), ma anche una feroce critica al sistema sanitario americano (tematica cara a figure politiche come i Clinton) e, non da ultimo, un solido thriller di genere con ostaggi.
Nonostante la pellicola non possa essere considerata la versione ospedaliera di Quel pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon) di Sidney Lumet, ne rievoca una precisa etica stilistica. La narrazione si sviluppa con un calore umano e una tensione civile che si collegano idealmente alle sfumature urbane e sociali tipiche del miglior cinema di Spike Lee. La sceneggiatura di James Kearns mette alla berlina l’impianto cinico delle assicurazioni mediche statunitensi, ma al contempo offre ottimi spunti strutturali. L'efficacia della scrittura si nota fin dall'incipit misterioso, una sequenza che si rivelerà solo alla fine come chiave di volta narrativa dell'intera vicenda (non me ne voglia Charlize Theron, ma per somiglianza pensavo fosse lei in quel piccolo ma fondamentale ruolo interpretato da Gabriela Oltean).Il film mette in mostra la disperata lotta di un "colletto blu" americano pronto a tutto pur di salvare il proprio figlio.
Il protagonista decide di prendere in ostaggio il pronto soccorso dell'ospedale che aveva rifiutato il trapianto di cuore al bambino, a causa di un cavillo burocratico legato al declassamento della sua polizza assicurativa. Nel fare ciò, la pellicola cerca e offre il miracolo (sia esso di matrice divina o frutto del caso), ma lo fa sfogliando con lucidità le diverse dinamiche sociali e le stratificate personalità che compongono l'America profonda. Il cast è davvero ricco di grandi nomi, tutti perfettamente in parte: Denzel Washington è il protagonista assoluto, magnetico e monumentale nel tratteggiare la disperazione di un padre. Accanto a lui, interpreti del calibro di Robert Duvall, James Woods, Anne Heche, Ray Liotta, Kimberly Elise, Laura Harring, David Thornton ed Eddie Griffin risultano funzionali alla storia.
Anche nei ruoli minimi, ogni attore arricchisce la sceneggiatura, supportando la cementificazione emotiva del racconto. Infine, il comparto tecnico valorizza l'opera in ogni inquadratura: spiccano il montaggio serrato di una rivoluzionaria della New Hollywood come Dede Allen, la fotografia livida e realistica di Rogier Stoffers e la colonna sonora intimista di Aaron Zigman. Un dramma civile travestito da thriller che non lascia indifferenti.


















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