The Manchurian Candidate (2004) Va' e uccidi secondo Jonathan Demme




Spie dormienti, politici burattini, lavaggio del cervello. Interessante rielaborazione di Jonathan Demme del classico di John Frankenheimer, oltretutto con un ottimo cast in cui spiccano le prove di Denzel, Liev e della Streep. Un lascito dei thriller paranoici degli anni 70, tra complotti e strumentalizzazione e manipolazione dei poteri forti. La regia di Demme con i suoi primi piani ben combacia con la storia e il genere e quel leggero retrogusto stilistico da allucinazione onirica orripilante preso da Jacob's Ladder di Adrian Lyne è un tocco di classe.



Un tempo pensavo che questo film fosse inutile (come tanti rifacimenti), ora lo ritengo più che godibile. È una delle opere interessanti realizzate durante l'amministrazione di George W. Bush. Dimostra un cinismo implacabile nei confronti del governo, dell'esercito, dell'ambizione e della maternità. Risulta inoltre radicalmente profetico nel modo in cui fotografa la nostra percezione del corporativismo, del teatro politico, della malattia mentale e di quella paranoia alimentata dalla rabbia, fomentata ai massimi livelli del potere attraverso la manipolazione mediatica. È straordinario come questa sceneggiatura fatalista si fonda con l'umanesimo dinamico e generazionale di Demme. Volete capire perché registi come Barry Jenkins e Paul Thomas Anderson usino quel primo piano così brutalmente intimo, dritto in camera? Partite da qui (o da qualsiasi altro film di Demme).


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