Sabotage (2014) Dieci piccoli indiani in formato David Ayer


Lo sceneggiatore Skip Woods prende gli elementi che tutti conosciamo del giallo per eccellenza di Agatha Christie, trasformandolo in un thriller a ferro e fuoco tra agenti della DEA e cartelli della droga messicani. Operazione riuscita: l'atmosfera è cupa e i personaggi sono tutti nudi e crudi, rappresentando l'essenza della tipica realtà da guerriglia del regista. Ayer qui dà sfoggio a tutte le sue potenzialità, trovandosi comodamente a suo agio (ipoteticamente, questo è il vero Suicide Squad che avrebbe dovuto essere, ma che non abbiamo mai avuto).






Di riflesso però la pellicola ha affrontato con Sabotage gli stessi identici problemi di produzione che avrebbero poi piagato il film della DC. Il montaggio originale di Ayer per Sabotage era un thriller/giallo molto più cupo, lento e incentrato sull'indagine psicologica (molto più vicino all'anima di Agatha Christie). Lo studio cinematografico (QED International), spaventato dai test screening, ha preteso tagli massicci per inserire più scene d'azione e gore, alterando la visione originale del regista. Esistono ben due finali alternativi girati da Ayer. In uno di questi, la risoluzione del mistero era radicalmente diversa, molto più cinica e decisamente meno scontata rispetto a quella arrivata nelle sale. Purtroppo, i produttori imposero il finale classico per non rischiare troppo con il pubblico commerciale.



Per rendere il ruolo credibile e distante dai suoi classici action-movie anni '80, Schwarzenegger e il resto del cast (compresi Sam Worthington e Joe Manganiello) sono stati sottoposti a un duro addestramento di svariate settimane con veri agenti della SWAT e della DEA per imparare le tattiche di guerriglia urbana, i movimenti di squadra e l'uso realistico delle armi da fuoco. Arnold Schwarzenegger abbandona la regola del "non ammazzo nessuno" e veste un ruolo dark che non si vedeva da molto tempo, e lo fa con il suo solito carisma. I caratteristi di contorno sono ben scelti; tra questi spiccano indubbiamente Sam Worthington, Olivia Williams, una polarizzante Mireille Enos e infine Terrence Howard, con tanto di Joe Manganiello super cazzuto. Un bel thriller dark che dosa l'azione con il contesto e non lascia scampo; forse la soluzione finale era prevedibile, ma non malvagia nella sua scontatezza.

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