Send Help (2026) Sam Raimi non si smentisce mai


Nonostante possa evocare alcune rimembranze alla Triangle of Sadness, il risultato è fuori scala: una spietata critica aziendale travestita da survival horror, dove il regista riesce a trarre il massimo da un plot micidiale che incrocia Cast Away e Misery. Complice assoluta di questo gioiellino è Rachel McAdams, straordinariamente calata nel personaggio, in particolar modo nei primi minuti che fanno da incipit, la quale coniuga il proprio talento con il fare artistico grottesco, cartoonesco e horror del regista.



Il binomio regista/attrice è riuscitissimo, con una McAdams fottutamente divertente (a cui Dylan O'Brien fa ben da contraltare) che sembra quasi evolversi in una Olivia Colman, e una variazione tematica ben escogitata che si traduce in un ritmo narrativo travolgente. Girato con un budget di 40 milioni di dollari, praticamente un film indipendente se messo a confronto con un Doctor Strange, il racconto si focalizza su due soli personaggi bloccati su un’isola. Una dinamica che fa subito pensare a due grandi classici: Duello nel Pacifico (1968) di John Boorman e Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto di Lina Wertmüller.



Raimi praticamente li unisce per dare vita a un horror puro sul tema del lavoro e del mobbing, esplorando le difficoltà di farsi strada in ufficio, l'essere messi in disparte e il mito infranto dell'ascensore sociale in un'America che non è più la "Land of opportunities", bensì la "Land of opportunists". Fin dalle prime note folli e maliziose della colonna sonora di Danny Elfman, qui molto più ispirato rispetto agli ultimi dieci anni, con uno score che sembra gridare: - oh no, non l'ha fatto davvero! - questa pazza pellicola, intitolata Send Help, si annuncia per quello che è: Sam Raimi che si scatena, ridacchia maniacalmente e sfida il pubblico a stare al passo con lui. Alla fotografia, Bill Pope si conferma sempre una garanzia. Ci troviamo di fronte a un Raimi nella sua versione più gioiosamente sfrenata, capace di lanciare battute ciniche come palline di carta e di regalare effetti speciali orgogliosamente e gloriosamente disgustosi, con un tono generale che sembra sussurrare: "Rilassatevi, il cinema deve essere divertente".



La lotta di potere centrale rimbalza selvaggiamente: un minuto prima è un rifrullo pop di Travolti da un insolito destino, il minuto dopo si trasforma in un cortometraggio dei Looney Tunes emotivamente instabile, bizzarramente sexy e distorto, con un Bugs Bunny e un Taddeo bloccati in un provocatorio scontro all'ultimo sangue. È un'opera contorta, sciocca, rumorosa e assolutamente travolgente, che nell'ultimo terzo va letteralmente in "sicko mode" centrando un perfetto buco in uno. Dobbiamo prenderci un momento per apprezzare il fatto che sia il 2026 e Sam Raimi abbia appena sfornato un horror originale vietato ai minori: non un remake, non un sequel, e non un prodotto basato su un gioco da tavolo o sulla mascotte di un cereale da colazione. Abbiamo disperatamente bisogno di altri film così, che non si vergognino di essere strani, cattivi, caotici e assolutamente innamorati dell'idea di intrattenere il pubblico alla follia. Sam ci prova sempre e ci riesce sempre, facendo centro con un'opera originale non collegata a nessun franchise. Vedere per credere, ma anche imparare per fare meglio.


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