Waterworld (1995) Mad Kevin


E così il buon Kevin Costner, prima del suo personalissimo western post-apocalittico (The Postman, che uscirà due anni dopo), inizia a esplorare il genere fantascientifico. Lo fa immettendovi una forte venatura alla Mad Max, non a caso David Twohy è uno degli sceneggiatori, declinata però in uno stampo ecologista e in un'inedita ambientazione acquatica. Nonostante le arcinote complicazioni produttive insorte con il regista e amico Kevin Reynolds, non si può dire che il risultato finale non sia originale: nelle sue evidenti derivazioni, la pellicola offre ottimi spunti, sfociando tranquillamente in una delle avventure a mare aperto più interessanti e affascinanti degli anni '90.



Ingiustamente criticato, denigrato e bollato all'epoca come un flop storico (nonostante il grande successo di pubblico riscontrato in Europa), oggi si può affermare che il film abbia pienamente rispettato i suoi presupposti di puro intrattenimento. Ci troviamo di fronte a un colossal acquatico dal budget mastodontico, e sono soldi che si vedono tutti: sia nella cura dei dettagli, sia nella straordinaria capacità evocativa di rappresentare un mondo interamente sommerso dai ghiacci disciolti e con i poli invertiti. Solo molti anni dopo, con James Cameron e il seguito di Avatar, abbiamo avuto reminiscenze visive e concettuali di simile portata (e scusate se è poco).




Costner si cuce addosso il ruolo del "cowboy mutante" dalla testa ai piedi, reinterpretando il suo classico archetipo di eroe solitario; Dennis Hopper gigioneggia nelle vesti del villain al suo meglio, regalandoci un cattivo memorabile. Jeanne Tripplehorn è una di quelle bellezze capaci di rendere credibile ogni ruolo (il suo personaggio condivide una forte analogia con quello che sarà poi affidato a Olivia Williams due anni dopo in The Postman... Costner buongustaio!). A completare il quadro, ritroviamo la giovanissima e bravissima Tina Majorino, il solito e stravagante Michael Jeter, e persino le simpatiche comparsate di un giovane Jack Black e di Kim Coates.



Il comparto tecnico è il vero fiore all'occhiello dell'opera. Oltre agli impressionanti effetti speciali visivi e pratici, dietro la macchina da presa troviamo un gigante come Dean Semler alla fotografia, capace di restituire immagini bellissime che richiamano la magnificenza del cinema di Spielberg. La colonna sonora di James Newton Howard, epica e incalzante, accompagna a dovere ogni singola sequenza. Infine, le mastodontiche scenografie regalano una profondità tangibile al mondo che osserviamo, senza mai venire meno alla promessa del grande spettacolo hollywoodiano.




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