Devil in a Blue Dress (1995) Black noir


Più noir di così non si può; del resto, l'opera si basa sul romanzo omonimo di Walter Mosley, il suo primo lavoro che introduce la figura di Easy Rawlins. In puro stile anni '90, il regista Carl Franklin scrive e dirige un neo-noir d'epoca (anni '40/'50) in cui tutti i topos del genere vengono rispettati, dal primo all'ultimo.




Una cosa che ho è che, pur avendo una trama neo-noir dalle forti risonanze sociali, il cuore del film non è affatto quello. I suoi due elementi centrali sono, infatti, il legame di Denzel con la sua casa (la prima informazione che il film ci dà su di lui) e il personaggio di Cheadle. Tutto il resto serve solo a far muovere Denzel all'interno di questo mondo post-bellico così riccamente tratteggiato. Franklin non è tanto interessato a un mero esercizio di stile neo-noir come potevano essere Rischiose abitudini (The Grifters) o il pluricitato L.A. Confidential, quanto piuttosto a creare un dramma storico che ha per protagonista un investigatore privato. Il film punta a delineare un mondo ben preciso, lasciando che Denzel e Cheadle vi si scontrino.



Una crime story investigativa a Los Angeles nel dopoguerra, dove una femme fatale e un signor nessuno si trovano invischiati in un gioco più grande di loro. Forte il cast: Denzel Washington, la bella Jennifer Beals, il grande Tom Sizemore e quella punta di diamante che è il personaggio di Don Cheadle (quasi proto-figura dei fratelli in Sinners di Ryan Coogler). La trama si sviluppa bene nelle proprie nefandezze, mentre la fotografia di Tak Fujimoto unita alla colonna sonora di Elmer Bernstein fa il resto. Un neo-noir dal gusto classico in piena regola.

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