Maverick (1994) Il Blues Brothers del genere Western americano


Questo film di Richard Donner sta al genere della frontiera esattamente come la pellicola di John Landis sta al musical e alla commedia: un tributo perfetto, intriso di pura magia cinematografica. Regista e attore protagonista festeggiano qui il loro collaudato connubio artistico, nato con la saga di Arma Letale, adattando per il grande schermo una delle serie western più famose di sempre in suolo americano, rileggendola in quel puro, irresistibile stile anni Novanta dove l'intrattenimento era una cosa seria, ma mai seriosa.



La sceneggiatura del leggendario William Goldman è un concatenarsi perfetto di gag, trama e citazionismo. Goldman cuce addosso a diversi attori e attrici chiave del genere una serie di rimandi fluidi e mai sfacciati. I dialoghi e le dinamiche relazionali scorrono via che è una bellezza, senza mai perdersi nel compiacimento fine a sé stesso o nella nostalgia spicciola. Il vero punto di forza di Maverick risiede proprio nella straordinaria facilità con cui passa dalla commedia pura all'azione più rocambolesca, e viceversa. In un panorama cinematografico spesso saturo di decostruzioni cupe, è rinfrescante trovare un'opera che non solo soddisfi le aspettative, ma che si imponga come un western per famiglie spensierato, solare e incredibilmente divertente. Uno degli aspetti più positivi della pellicola è che non sente mai il bisogno di giustificare la propria esistenza: si comporta come se fosse la cosa più naturale del mondo essere un western ludico alla fine del ventesimo secolo. A livello tecnico, il film schiera un comparto da capogiro: la fotografia crepuscolare e avvolgente di Vilmos Zsigmond, il montaggio dal ritmo impeccabile di Stuart Baird, le musiche orchestrali e picaresche di Randy Newman e il superbo production design di Tom Sanders.



Se questo comparto visivo e sonoro non bastasse, a fare la differenza è un cast monumentale. Mel Gibson è semplicemente irresistibile nei panni del baro affascinante e codardo; James Garner (già protagonista della serie tv originale) è un'icona di classe e ironia; Jodie Foster, in un ruolo per lei insolito, è assolutamente folgorante e magnetica; Alfred Molina tratteggia un cattivo memorabile e sopra le righe. A loro si aggiunge una sfilza di comparsate storiche che rendono il film un gigantesco "easter egg" per gli amanti del genere (su tutti, l'indimenticabile cammeo di Danny Glover che regala una gag metacinematografica memorabile). Una menzione d'onore va sicuramente al grande James Coburn, perfetto nel suo carisma d'altri tempi, e a un doppiaggio italiano straordinario. La direzione del doppiaggio nostrano ha saputo mettere in piedi un cast di voci che, per valore artistico e amalgama, rivaleggia direttamente con quello di Pulp Fiction (era pur sempre il 1994). Il fatto che si ritrovino le stesse identiche voci (da Claudio Sorrentino a Luca Ward, passando per Angelo Nicotra e Loredana Nicosia) non è solo una coincidenza temporale, ma un valore aggiunto clamoroso che eleva l'esperienza della visione in italiano.



Negli anni successivi, blockbuster come Wild Wild West di Barry Sonnenfeld e The Lone Ranger di Gore Verbinski hanno tentato di replicare la stessa identica finalità: unire l'immaginario della frontiera alla commedia d'azione ad alto budget. Tuttavia, l'asticella fissata da Richard Donner in questa pellicola del 1994 rimane troppo alta, figlia di un'alchimia sopraffina e di una genuina gioia della messa in scena. Maverick capisce la volontà del genere e ne calibra l'efficacia del divertimento con una naturalezza che i suoi successori, pur firmati da grandi registi, hanno purtroppo perso per strada. Un classico intramontabile dell'intrattenimento americano.




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