La decima vittima (1965) La distopica fantascienza sociologica di Elio Petri
In pieno stile Elio Petri ritroviamo il tipico tocco di satira socio-politica unita ad una commedia romantica all'italiana molto sgargiante visivamente (cosa affine agli anni 60) in cui nella messa in scena di un futuro si possono notare lavori artistici come opere del "Gruppo N". Nonostante la produzione abbia tagliato le gambe al finale ideato originariamente dal regista, rendendolo a sua detta "una farsa", nel complesso il film offre un interessante futuro distopico in cui cacciatore e vittima si sfidano a morte vicendevolmente al fine di raggiungere il premio più ambito da quel tipo di società (soldi e libertà fiscali).
Che il film poi tradisca il materiale di partenza come tanti lo additarono al tempo non è un problema, fine della trasposizione è quella di fare anche qualcosa di diverso più che un misero copia/incolla, grazie in particolare a due divi del cinema al top della forma artistica in quel tempo: una Ursula Andress da favola come non mai con la piena licenza d'uccidere e un Marcello Mastroianni biondo patinato unico nel suo genere (pare quasi Lou Reed), questa coppia sfavilla ad ogni incontro e il risultato lo si vede e si sente. Il film sa essere anche violento nel suo prendersi alla leggera, iconici i bikini mitra e gli stivali bomba che aprono le danze, sparatorie e nichilismo sono sempre all'ordine del giorno. Ottimi i costumi di Giulio Coltellacci, il production design di Piero Poletto e le musiche di Piero Piccioni (in cui spicca anche un pezzo di Mina).
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