sabato 7 agosto 2021

Underwater (2020) Gli umani hanno trivellato troppo a fondo e con troppa avidità. Sai cos'hanno risvegliato nell'oscurità dell'Oceano?



Restando in tempi odierni, mi ritrovo a parlare di un film che aveva tratto la mia attenzione partendo da presupposti di memorabili film che vi citerò dopo. Nonostante resto fermo dell'idea che le produzioni più originali a livello di storia siano state prodotte tra gli anni 60 e 70, non tralascio mai le particolarità degli anni 90 e 80 che nel loro essere hanno dato tanto al cinema senza scordare poi le nuove ondate europee di genere in ambito europea nelle decadi del 2000. Hollywood in tempi recenti nonostante una marcata crescita del "riproponiamo le stesse all'infinito" qualche volta, anche per la regola del prima o poi caschiamo in qualcosa d'interessante e non solo macina soldi, propone opere citazionistiche d'annata con innesti interessanti che siano essi relativi alla regia o alla sceneggiatura quando questa è presente.

Tra queste rare e particolari mosche bianche possiamo annoverare pure Underwater, chevede alla regia uno dei tanti talenti usciti fuori dal Sundance di Robeert Reford che dirige per la 20th Century Fox un film molto caro alle loro produzioni per piglio e tematiche.


Il film è basato sul soggetto di Brian Duffield, revisionato poi in sceneggiatura da Adam Cozad, nel cast possiamo notare attori come Kristen Stewart e il sempreverde Vincent Cassel. La colonna sonora è nelle salde redini di un sempre sagace Marco Beltrami e la fotografia a opera del montegrino Bojan Bazzelli ben rappresenta nella sua oscurità ansiogena il film tutto questo unito anche agli effetti speciali di Blair Clark che mantengono con l'effettistica delle creature ottime creste di horror alla vecchia maniera. A proposito delle creature mostrate nel film: il design dei mostri, originariamente più simili a dei calamari, è stato cambiato in fase di post-produzione dopo che sia Eubank che Andrés Muschietti si erano trovati concordi nel non ritenerlo sufficientemente spaventoso. Virando quindi verso un'atmosfera «più mistica» e vicina all'orrore cosmico descritto da H. P. Lovecraft, il regista ha deciso di sostituire anche il mostro finale (nella sceneggiatura un gigantesco behemoth simile a una balena) con Cthulhu, essendo quest'ultimo un personaggio di pubblico dominio. la trama vien da sé: un impianto di trivellazione situato sul fondo della fossa delle Marianne è colpito da un forte terremoto che ne distrugge intere sezioni: gli unici membri superstiti dell'equipaggio sono l'ingegnere meccanico Norah e i ricercatori Rodrigo e Paul. Dopo aver momentaneamente arrestato il collasso, Norah si dirige con gli altri verso il locale delle capsule di salvataggio, trovandovi però solo il capitano della base a informarli che queste sono già partite. Unitisi ad altri due sopravvissuti, la biologa Emily e il suo ragazzo Liam, scoprono dell'impossibilità di contattare la superficie e le Tian Industries, proprietarie dell'impianto. Il gruppo decide quindi di indossare delle tute pressurizzate per attraversare un miglio di fondale oceanico fino alla vicina trivella di Roebuck, nella speranza di riemergere da lì prima che sia troppo tardi.


Tagliando subito i tentacoli al mostro posso dirvi che il film ha dei bei momenti però segati in tronco da alcune scelte di registro che ne minano la costruzione del climax finale, così da vanificarne in parte la crescita di pathos nonostante l'atmosfera rimanga sempre e comunque ben bilanciata, grazie alle già citate peculiarità tecniche citate prima, dato che in mano a un regista con la giusta idea tutto si può sempre salvare se il capitano rimane saldo al timone di una bara navigante. mettewndola sul citazionistico il film prende in mano argomenti citati da tanti film del genere in particolare: Alien per la presentazione narrativa unita all'icona dell'eroina Ripley, il tema ecologistico subacqueo del bellissimo The Abyss di Cameron, l'orrore cosmico provocato dall'ingerenza umana del The Mist di Darabont e il mostro acquatico pronto nell'oscurità a fare massacri di Creatura degli abissi di Sean Cunnigham. Tante belle idee che vengono unite però in modo abbastanza poco omogeneo che però vengono mostrate ottimamente dalla telecamera.


Ironico come la frase messa in bocca alla protagonista richiami a quel famoso passo del Signore degli Anelli di Tokien riguardo ai nani a la fantastico episodio di South Park dove posso dirvi la trama ricalcava senza ombra di dubbio metà dei presupposti umani di questo film. Questo film lo si deve prendere per quello che è, un chiaro omaggio ad Alien (e non solo) ambientato in profondità. Il regista Eubank, che si era già fatto notare con The Signal qui gioca con il genere fanta-horror in salsa marina. Nei primi 4 minuti di film dopo i titoli di testa parte in quinta, fa collassare la stazione sottomarina per un terremoto, o presunto tale. Ovviamente è un massacro, ma la storia si concentra sui (pochi) sopravvissuti. Kristen Stewart è la Ellen Ripley degli abissi, si trova subito ad affrontare il disastro, a piedi scalzi, canotta sexy e capello platinato, e non dispiace. E' lei la protagonista, poi arriva anche Vincent Cassel, il Capitano, che sà più di quanto voglia far credere. Ci sono anche T.J Miller e Mamodou Athie, visti in Misfits. La sopravvivenza del gruppo è messa a dura prova, li seguiamo nei meandri della base marina, mentre cercano di spostarsi, raggiungendo le capsule di salvataggio, indispensabili per riuscire a sopravvivere. Un buon film di genere, che non ha avuto il successo sperato ma che intrattiene più che adeguatamente.



4 commenti:

  1. Un omaggio onesto e fatto bene, peccato sì che non abbia avuto il successo che meritava ;)

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    1. Oltretutto il minutaggio è regalato, 90 minuti di questi tempi sono oro colato.

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  2. Lho trovato un po troppo buio per i miei gusti, ma l'ho visto su un TV 40 pollici, perciò potrebbe essere colpa sua

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    1. Non sarà mai più buio di Aliens vs Predator! Ahahah

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