300 (2007) Il peplum secondo Zack Snyder

Potevo parlare prima dell'opera fatta da Frank Miller, in quei carateristici anni 80, però preferisco rimandarvi alla bellissima disamina fatta da Bara. Avevo già introdotto questo genere alla vostra corte, prima con Bava e poi con W.S. Anderson: il peplum (o sword and sandal, cioè spada e sandalo, una definizione più comune in lingua inglese) è un sottogenere cinematografico dei film storici in costume, che comprende sia il genere dei film d'azione sia quello fantastico, entrambi ambientati in contesti biblici o nel periodo della Grecia antica o della civiltà romana. Le maggiori produzioni di questo genere cinematografico vennero realizzate già negli anni dieci del XX secolo, e successivamente a partire dagli anni cinquanta. Tra la fine degli anni quaranta e i cinquanta il genere si sviluppò soprattutto negli Stati Uniti d'America, raggiungendo l'apice negli anni sessanta, per poi essere abbandonato nel decennio successivo.

Parliamo di un genere desueto, quasi abbandonato a sé stesso a Hollywood (in quel periodo) tralasciando qualche sporadico Kolossal che tutti avete bene in mente e che qui non menziono. 300 però è una creatura ibrida, figlia del suo tempo e del trasformismo cinematografico d'inizio 2000. Un prodotto che nel soggetto è figlio del suo tempo perchè proviene dal destroide Miller (e dal suo omonimo fumetto), ma che è anche un trasformismo visto che Snyder, andando a nozze con la materia prima Milleriana, vi mescola quello che ha fatto più clamore quindi si va dal Gladiatore di Scott fino al Signore degli Anelli di Jackson.

Io sono dell'opinione che il cinema, la settima arte che tanto esploro e blandisco, deve avere più di una facciata così da poter sostenersi su più fronti. Dico questo perchè 300 non è un capolavoro (termine abusato) ma in realtà è un ottimo film d'intrattenimento che affonda le sue radici in quelli che sono sempre stati i blockbuster americani. L'iconografia di stampo cinematografico deve sempre brillare e dover fornire figue e soggetti che incrementino il valore delle produzioni così da poter poi fornire supporto a produzioni originali di diverso stampo. Una sorta di ciclo continuo che si alimenta su tutti i punti. Questo preambolo porta alla natura stessa del film che nel suo potenziale fantastorico è riuscito nel crearsi (nuovamente) un bella fetta di successo regalando oltretutto nuova vita ai film tratti da fumetti che al peplum stesso. Snyder, come detto da una persona con cui parlo abbastanza, preso singolarmente è dispersivo ma se unito a un team creativo concreto che basa le sue potenzialità su un materiale molto solido il risultato non può che essere davvero lodevole. Nonostante un fin troppo didascalico uso della voce fuori campo (trascinato a forza dalla stilistica del fumetto) e un quasi onanistico abuso dei rallenty di Wachowskiana memoria, il regista centra pienamente le tavole di Miller e grazie al suo occhio, più che mai ottimo, ripropone le scene con grande maestria regalando alla storia una steroidata (e talvolta ironica) versione della mitica battaglia delle Termopili.

Però vorrei aggiungere anche che il sistema cinematografico americano fa sempre suo quello che può essere anche materiale d'oltre stelle e striscie, eccetto Oliver Stone, piegandolo alla visione della sua egemonia anche politica. Difficilmente non si possono notare parallelismi con quello che era il governo Bush e Leonida per non parlare del discorso della democrazia e libertà. Quei pochi che affrontano i molti così da poter preservare intatto il concetto di uomo libero. una piccola parentesi che però inquadra molto bene l'ambiente e tempo in cui il film ha preso forma. Andando però sugli aspetti tecnici non si può che rimanere ammaliati dal certosino lavoro svolto in fase di post-produzione, un team creatico che ha imbandito una effettistica e messain scena che ben dopo 15 anni regge ancora il banco e non sfigurando di fronte alle produzioni odierne. I costumi elaborati da Michael Wilkinson non stonano e riescono nell'essere fedeli nella parte storica ma anche congeniali a quella fantasy, la fotografia di Larry Fong domina come un tiranno su quasi tutta la produzione adoperando la chroma key nei migliori dei modi regalando pure un bellissimo richiamo artistico dallo stile caravaggesco, neoclassico e dei preraffaelliti. Altra grande voce in capitolo sono le musiche di Mark Mancina che non fa mancra niente a questo ibrido fantasy/peplum/fumettistico.

Alla luce di questo, dovrebbe essere più facile per lo spettatore comprendere ed accettare la presenza di un'enorme mole di elaborazioni grafiche, frutto di effetti speciali e computer. Un'opera del genere "romanza" un avvenimento storico ben noto senza arrogarsi pretese di realismo, e così va accettata. La voce narrante sembra quasi un cantore che racconta in termini altisonanti una leggendaria, eroica ed orgogliosa impresa di guerra, e in questo sembra quasi richiamare proprio l'attività degli Omero che ci hanno tramandato la storia.Ovviamente vale sempre il "de gustibus disputandum non est": lavori del genere o piacciono, o si disprezzano. Io appartengo a coloro che hanno visto "300" per curiosità, e ne sono rimasto impressionato - anche se, naturalmente, gli ho preferito "Sin City" che è ben più ricco di personaggi e di intreccio. Se ci si lascia trasportare, "300" è appassionante. Ultima parte voglia rivolgerla al bellissimo cast che ben svolge la sua mansione: Gerard Butler qui trova il ruolo della vita nei panni di Leonida, Lena Headey già bellissima di suo regala ancora più fascino alla Regina Gorgo, Fassabender fa da bassista carismatico assieme a David Wenham (Faramir in LOTR), Dominic West e Andrew Tienam offrono al loro interpretazione nella parte subdola, Rodrigo Santoro porta le vesti di un Serse al di sopra delle righe a livello stilistico (quasi una Drag Queen) completano poi il quadro l'attore feticcio Snyderiano Stephen McHattie, Peter Mensah, Tom Wisdom e Vincent Regan. Tirando alle somme 300 è un film figlio di un certo tipo di cinema moderno ma è anche frutto di un connubio molto riuscito tra la stilistica di Snyder (fondata ovviamente negli anni 80) e il talento di Frank Miller che non ha mai smesso di foraggiare un certo tipo di cinema con le sue idee. Questa è (anche) Cinema! (che vi piaccia o no). 


Commenti

  1. Da una parta troppo trash per essere salvabile, dall'altra troppo tamarro per non volergli bene. E' Snyder, con tutti i pro(pochi) e i contro (molti) della cosa.
    Sicuramente la nostra generazione ne rimase folgorata alla sua uscita.

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    1. Oh si, sicuramente il fattore generazione che tu hai citato è parte fondamentale del pacchetto 300. Inscindibile l'anno di produzione e il suo effetto.

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  2. Decisamente d'accordo con te, perché la penso esattamente così ;)

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