lunedì 20 novembre 2017

Pompeii (2014) Il peplum di Paul W.S. Anderson


Piccola curiosità iniziale: Il progetto inizialmente doveva essere un film tratto dal famoso romanzo di Robert Harris "Pompei: 20 ore alla catastrofe" con Michael Mann alla regia. Tornando al prodotto io bon ho nulla da dire sul regista Paul W.S. Anderson, dotato di indubbie capacità di dinamica narrativa e di messa in scena ma che troppe volte si sono messe a disposizione di sceneggiature dispersive e soggetti non particolarmente brillanti. Anderson, assieme a due sue vecchie conoscenze Jeremy Bolt e Don Carmody, produce questo romantico disater movie a sfondo storico ambientato a Pompei durante il noto tragico fatto storico dell'eruzione del Vesuvio che distrusse tutta la città. La sceneggiatura è stata scritta da ben quattro mestieranti: Janet Scott Batchler, Lee Batchler, Julian Fellowes e Michael Robert Johnson ora tralasciando la veridicità storica sono stati presi vari aspetti di vari film; il rapporto amoroso tra il protagonista e la sua controparte femminile è un richiamo a Titanic, le dinamiche dei gladiatori sono riprese sia dal Gladiatore di Scott che da Spartacus di Kubrick quindi di base l'evoluzione narrativa sa di già visto.

(Come ho detto prima: Titanic e Spartacus)

A livello di contenuti è il classico film dove dove: l'eroe senza macchia e senza paura è anche una statua di sale nella recitazione (Kit Harring), la bella (Emily Browning) rientra negli archetipi del genere quindi è anche ribelle e la sua amica (Jessica Lucas) le fa da ornamento narrativo, la spalla dell'eroe è sia forte che simpatica (Adewale Akinnuoye-Agbaje), i genitori della protagonista femminile sono tappezzeria narrativa (Jared "Per le tette di Giunone" Harris e Carrie-Ann Moss) e i cattivi sono quelli più classici assoluti partendo dall'uomo di potere (Kiefer Sutherland) fino alla sua guardia del corpo altamente qualificata nel combattimento (Sasha Roiz). Poi le americanate ci sono da ogni dove che lo sviluppo dei personaggi, che riescono a cavarsela sempre, piogge di fuoco (questo fuoco, tanto amato da Hollywood) che nell'eruzione del Vesuvio del 79 D.C. non c'erano assolutamente vista la natura del vulcano. È un film di spettacolo e ci può stare, se fosse stato un altro tipo di film più legato alla storia certe cose non si sarebbero viste. Lasciando inutili paragoni sulla veridicità storica perché sarebbero totalmente fuori luogo però qui si respira un'atmosfera da peplum stile anni 50 (storia semplice, epicità, attori non proprio il massimo, pompato), lontano dalla concezione moderna che Ridely Scott aveva dato al superbo Il Gladiatore. Ma almeno il finale non risulta così scontato come poteva far credere.

(L'eroe, la principessa, i loro amici, i genitori ed i cattivi)

A conti fatti, il vero protagonista che Anderson riesce ad imprimere (nonostante l'esagerazione riguardo la sua natura rispetto la realtà) allo spettatore è il Vesuvio che pian piano con sapienza riesce ad introdursi nella pochezza dello sfondo narrativo fino ad esplodere (non solo letteralmente) nella narrazione diventandone protagonista assoluto (nonostante un paio di scene delle siano uscite abbastanza ironiche) e completando il valore del film grazie anche a dei bei effetti speciali che ne caratterizzano l'enfasi della distruzione e dell'impatto ambientale (la scena del maremoto è stata bene scelta).


A livello tecnico quindi il film si regge in piedi (notevoli e ben coreografate le scene di lotta oltretutyo): i costumi di Wendy Partridge sono d'ottima fattura (come le armature), la scenografia di Paul D. Austerberry è ben adatta e molto evocativa, la colonna sonora di Clinton Shorter è molto intrigante e ben elaborata che ben si adatta all'impostazione visiva scelta dal direttore della fotografia ovvero Glen MacPherson. Concludendo il film nonostante i vasto limiti e difetti sa portare intrattenimento cosa da non sottovalutare.

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