Prima grande produzione per il regista, un budget di circa 90 milioni, che si trova al di fuori della sua zona confortevole di creatività: con dietro alle spalle i mezzi per fare un film che possa essere sia commerciale, ma che sappia anche abbracciare la sua classica visione personale del cinema. Senza dubbio la sceneggiatura scritta assieme allo scrittore/paroliere/poeta Sjón (collaboratore pure di Bjork, anch'essa presente nella pellicola tra le altre cose) prende benissimo il mito norreno e ci offre quella che è comunque la punta di un iceberg molto più grosso, però soffermandosi molto (a livello di storia, nel suo concetto evolutivo degli eventi) sulla versione scandinava dell’Amleth (nome del protagonista), a cui William Shakespeare si ispirò per il suo Amleto. Una grande produzione quindi, che deve essere ambiziosa nell'offrire un prodotto attuale/commerciale ma che abbia la visione del regista. Queste premesse portano il film a un livello creativo molto alto e particolarmente denso (visivamente, sonoramente, fantasticamente) che però rimane avvinghiato, un piccolo limite, alle regole base delle grandi produzioni narrative, non permettendo al regista di essere totalmente libero e di sottostare a determinate regole scritte/non scritte a cui queste pellicole sono legate. The Northman comunque riesce a legare l'immaginario che è arrivato fino a noi di quell'epoca con il folklore, la magia, la mitologia delle culture scandinave e sassoni. Alternando la realtà con l'irrealtà magica, un ibrido che funziona a livello omogeneo con l'evoluzione della storia senza perdere mordente.
La storia vien da sè: siamo nel 895. Dopo l’assassinio del padre, il re Aurvandill (Ethan Hawke), ucciso dal fratello Fjölnir (Claes Bang), un principe Amleth (Alexander Skarsgård) fugge dal suo regno, giurando vendetta. Anni dopo, cresciuto in un altro clan e diventato un berserkr, guerriero particolarmente capace e feroce, Amleth scopre che lo zio ha perso il proprio regno e ora è un signore feudale. A bordo di una barca che trasporta schiavi, dove conosce la maga di origini slave Olga (Anya Taylor-Joy), fa rotta per le coste d’Islanda per vendicare il padre e salvare la madre, Gudrún (Nicole Kidman), che ora è la sposa di Fjölnir. A livello visivo, troviamo le immancabili inquadrature simmetriche tipiche del regista, dove i soggetti e l'ambientazione come se fossero dentro una cornice. In questo va lodata la fotografia di Jarin Blaschke, mestria di giochi chiaroscurali e desaturazione dell'immagine. La colonna sonora di Robin Carolan e Sebastian Gainsborough è aderente al contesto narrativo in maniera fondamentale alla rappresentazione atavica e culturale che il regista mette in scena. Parlando del cast: Alexander Skarsgård svolge decisamente la classica presenza fisica/divistica che il protagonista deve avere in un fantasy eroico, Claes Bang invece dona quello che il protagonista non ha, cioè una sfacettatura psicologica e poi il resto del cast maschile partendo dal sempre ben voluto Willem Dafoe passando per Ethan Hawke e arrivando a Ingvar Eggert Sigurðsson sono tutti caratteristi degni di nota che aggiungono presenza ai loro personaggi.
Ma l'aspetto più interessante del film (a livello narrativo) risiede nel cast femminile: Anya Taylor-Joy & Nicole Kidman in particolar modo regalano due personaggi fondamentali alla storia e al culto storico/magico che il film rappresenta e vuole rappresentare in più aspetti. Nicole negli anni non ha mai perso la sua bravura e la sua bellezza scenica, il suo personaggio è coerente a livello storico e porta con sé tutta una serie di riflessioni sui motivi narrativi legati alle figure femminili tragiche e alla maternità. La bellissima Anya (che ci regala anche un paio di scene spinte, grazie a Odino) invece, con il suo personaggio, regala l'unione tra magico e reale con la sua Olga (una slava che è pure maga, ironia) tornando così a lavorare con il regista che l'ha lanciata nella sua grande scalinata nel mondo del cinema. Senza dimenticarsi della già citata Bjork qui in un ruolo piccolo ma importante ai fini della storia. Le figure femminili, nella tradizione norrena, sono mezzo del destino,attraverso le loro azioni il fato agisce e anche nel film di Eggers questa cosa viene rappresentata.
Ora sì che sono molto curioso di vederlo.
RispondiEliminaSenza dubbio Rock Saba, io con film così non guardo neanche i trailer/teaser. Visto che mi comprano già con il team creativo.
EliminaNon c'è feeling tra me e l'horror.
RispondiEliminaPreferisco film tipo *Drive My Car*.
Horror in questo caso direi più marcatamente fantasy, che però non nascondo in un simile termine da cinema perché è mitologia norrena.
EliminaGiusto, si tratta di fantasy.
EliminaComplimenti per il tuo blog. Mi piace.
RispondiEliminaTi ringrazio! Tento di tenerlo aggiornamento nel modo più interessante possibile!
EliminaPer me un passo avanti e uno indietro. I dindi in più si vedono tutti, ma Eggers deve sottostare a un cinema più classico. Riesce però a regalare ugualmente grandi sequenze
RispondiEliminaPoi, Ça va sans dire, è materia mia 🤣
We Double J! Come stai? spero bene e che tu abbia iniziato un buon nuovo anno e non solo di visioni cinematografiche. Comunque si, come ho scritto il film è figlio di un compromesso, però vi è pur sempre Eggers che da man forte con la sua visione,
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