The 'Burbs (1989) L'erba del vicino, di Joe Dante


The 'burbs è un'abbreviazione informale e gergale inglese per indicare i sobborghi o la periferia residenziale di una grande città (da the suburbs) si riferisce alle zone esterne al centro cittadino, caratterizzate principalmente da case indipendenti, tranquillità e vita familiare, contrapposte al caos del centro urbano (cosa ironica in primis già come titolo di questo film). Un'escalation comica e bizzarra di pura satira americana, un livello di acume e ferocia che forse solo I Simpson degli anni '90 sono riusciti a pareggiare in certi episodi memorabili. Alla regia c'è un Joe Dante che si diverte come un matto nel citare il cinema di genere, nascondendolo sotto mentite spoglie urbane. Ci troviamo di fronte a un film squisitamente comico, abilmente travestito da commedia nera e impreziosito da sfumature horror che, nella loro rappresentazione estetica e concettuale, evocano la paranoica America degli anni '50 e '60.



Forse solo di recente, nella seconda stagione di Masters of Horror (e nello specifico nell'episodio Family diretto da John Landis), ho respirato lo stesso identico andazzo.L'ambientazione è mitica: un microcosmo suburbano fatto di personaggi bislacchi, borghesemente interpretati da un cast in stato di grazia. Tom Hanks guida le danze affiancato da mostri sacri e caratteristi perfetti come Bruce Dern, Rick Ducommun, Carrie Fisher, Wendy Schaal, Corey Feldman e Henry Gibson, senza contare gli immancabili attori feticcio del regista, Dick Miller e Robert Picardo, che qui timbrano il cartellino con la solita, memorabile ironia.



È proprio in questi anfratti e spaccati di vita quotidiana che si può apprezzare appieno la straordinaria originalità del cinema di Dante, supportata qui dalla sceneggiatura godibilissima di Dana Olsen, capace di trasformare il cortile di casa in un campo di battaglia antropologico. Anche in questo caso il paragone con Steven Spielberg non viene meno: d'altronde, saper innestare l'elemento fantastico o l'assurdo nella vita di tutti i giorni, facendone una satira prettamente d'intrattenimento ma stratificata, è creta per pochi talenti. Menzione d'onore, infine, per la stupenda colonna sonora di Jerry Goldsmith, che non fa solo da sfondo, ma si consacra come la vera e propria anima pulsante del film.




Commenti