Tombstone (1993) La leggendaria sparatoria all'O.K. Corral




Un merito va sicuramente fatto alla produzione per la scelta già nel 93 molto coraggiosa di riproporre il Western al grande pubblico, con la sua storia più famosa quella dello scontro della famiglia Earp all'O.K.Corral (malelingue affermano si sia svolto in realtà su Freemon Street...ma come disse qualcuno non avrebbe venduto un soldo).




In primis è lo scontro tra Johnny Ringo e Doc Holliday, interpretati rispettivamente da un immenso Michael Biehn e da un iconico, indimenticabile Val Kilmer. In seconda battuta, la pellicola vive del leggendario confronto tra "Curly Bill" Brocius e Wyatt Earp, portati sullo schermo dai grandi Powers Boothe e Kurt Russell. E poi, infine, c'è la mano di George P. Cosmatos, capace di prendere le redini di un progetto che stava letteralmente affondando a causa di svariate problematiche produttive, tra le quali spiccava la mancanza di polso di Kevin Jarre, qui sceneggiatore ma chiamato, con troppa fretta, alla sua prima regia. Se ne sono dette tante, e tante ancora se ne diranno, riguardo alla complessa genesi e al duraturo lascito di questa pellicola.



Il dibattito è storico: Kurt Russell è stato il vero regista ombra del film? Domanda legittima per un'opera che ha rappresentato una quasi miracolosa rigenerazione del genere western, arrivata subito dopo quello che sembrava l'epitaffio definitivo firmato da Clint Eastwood con Gli spietati. Eppure, nonostante le turbolenze dietro le quinte, il meccanismo filmico funziona in modo particolarmente fluido, tanto a livello puramente narrativo quanto nell'impatto della messa in scena cinematografica.



Il cast, d'altronde, vanta una schiera di attori giganteschi che parla da sé. Il film sposa un approccio totalmente hollywoodiano, ma lo rinfranca e lo nobilita grazie a un piglio europeo, a tratti crepuscolare e intimamente romantico. È un'opera da godersi a pieno perché offre sequenze entrate di diritto nella storia del cinema: il duello psicologico a colpi di citazioni in latino tra Biehn e Kilmer, giocato solo sugli sguardi e senza sparare un singolo colpo, ne è la assoluta quintessenza. Un cult da studiare non solo per la solidità della sceneggiatura, ma anche per la straordinaria intelligenza nell'utilizzare al meglio i mezzi produttivi a propria disposizione.

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