giovedì 22 aprile 2021

Logan's Run (1976) La genuina fantascienza degli anni 70

 


Finalmente ritorno nei favolosi anni 70, quel fantastico periodo del cinema mondiale che ha visto ogni sorta di prodigio in tutti generi e che hanno stabilito, con lungimiranza e con originalità, i binari che cineasti successivi hanno seguito per svolgere prodotti più o meno di qualità fresca o discutibile. L'esemplare che oggi vi porgo in attenzione è forse il più debole di quelli usciti in quel periodo, però non può fare a meno (tralasciando le dovute ingenuità del periodo) di risultare quasi cento volte più accattivante delle produzioni odierne, in particolare quando si parla di fantascienza su territorio americano. La fuga di Logan, diretto da Michael Anderson e tratto dal romanzo omonimo di William F. Nolan e George Clayton Johnson, può vantare un grosso immaginario scaturitò negli anni tra cui figurano: una serie televisiva, svariate citazioni famose tipo in Family Guy e due serie a fumetti prodotte da Marvel Comics e Malibu Graphics. Senza dubbio si può anche contare un film gemello in tempi odierni, che porta il nome di The Island diretto dal buon anticristo del cinema chiamato Michael Bay.

Questo film è anche un mio personale omaggio per i 30 anni che compirò il 15 Giugno di questo strano e discutbile anno, un modo per unire riflessioni della mia entrata negli enta visto che in questo film sono fondamentali per la trama.

La trama vien da sé: in un futuro lontano,quello che resta dell’umanità vive sotto un’immensa cupola, separata dal mondo e governata da un super computer,con l’ausilio di sorveglianti. Le regole all’interno della città prevedono che i giovani, raggiunta l’età di 30 anni, debbano partecipare alla giostra del Carrousel per poter così rinascere. C’è che invece è convinto che la cosa nasconda una realtà ben più tragica, e cioè che il Carrousel altro non sia che un sistema per il controllo demografico. Logan 5, con il suo amico Francis 7, appartengono alla categoria dei sorveglianti;la loro vita si svolge in maniera edonistica,tra una festa e una compagna trovata attraverso il circuito,una vera e propria roulette in cui vengono coinvolte le ragazze della città. Un giorno Logan conosce una strana ragazza, Jessica, che sembra avere qualcosa da nascondere sulla sua identità. I fan del genere di sicuro, viste le premesse, convergeranno in un unico definito pensiero: la pellicola riprende temi già visti in varie pellicole (da Soylent Green, a Zardoz, a THX-1138 e anche il Pianeta delle Scimmie) e quindi arrivando per ultimo non si può certo dire che sia originale. L'unica differenza è forse che tra questi è l'unico abbastanza positivo. Ingenuo e dagli effetti speciali chiaramente datati (ma veramente fatti bene); come tutte le cose va però va contestualizzato, altrimenti buona parte della cinematografia sarebbe da buttare. Ne La fuga di logan tutto è chiaramente in stile anni 70, non a caso simile in tutto e per tutto a Spazio 1999. Quindi va valutato da giovane degli anni 70 e la valutazione è molto positiva, un film scorrevole, ben sceneggiato, spettacolare (a suo modo) e che fa riflettere.


Oltretutto non voglio tralasciare la sontuosissima colonna sonroa composta dalla leggenda che porta il nome di Jerry Goldsmith, che ottimamente convoglia nello sviluppo della trama e dall'atmosfera generale dettata dalla futuristica scenografia. Parlando del cast non si può che menzionare il protagonista intepretato da Michael York, voi tutti lo ricordete come il mitoco N°2 in Austin Powers e voi tutti vi ricorderete (Landis ovviamente) pure della bellissima britannica che porta il nome di Jenny Agutter: che qui rispetta l'onorevole bellezza e talento che la sua terra dona al genere da molti anni a questa parte. Però troviamoanche pezzo da 90 come Peter Ustinov, che qui dalla sua grandiosità fa il gigione in un personaggio che comunque risulta chiave alla trama stessa. In conclusione: piccolo gioiello della “fanta70”. Visivamente affascinante, con eccelenti scenografie. Michael Anderson, oltre alle avanguardistiche (per allora) scenografie, preannunciava, in maniera alquanto profetica, l’avvento di internet (il computer madre, la capsula chat per scegliere i partner) senza scordarsi della sottile critica all'America stessa dove la bandiera (con annessa asta) viene usata in un cobattimento all'ultimo sangue. Impressionante poi il “carousel”, gioco infernale in cui i giovani, coperti con una maschera stile Jason e costumi alla All that jazz, vengono librati in aria per essere disintegrati. Per non parlare della sala delle orge in puro kitsh anni 70.




2 commenti:

  1. Ricorda in parte L'uomo che fuggì dal futuro, visto l'anno scorso, credo comunque d'aver già segnatomi questo film grazie a Cassidy, e quindi prima o poi vedrò ;)

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