martedì 13 aprile 2021

Miss Violence (2013) L'orco padrone di Alexandros Avranas

 

Questo film che vi porgo oggi era nella mia lista delle pellicole da vedere da ben tre anni, quindi meglio tardi che mai. La premessa di visione è quella della relativa onda artistica alla quale il film appartiene, avevo già parlato di questi movimenti cinematografici di genere che sono esplosi in Europa. Queste ondate di nuova linfa vitale ai generi sono uscite fuori nel vecchio continente, quasi a mitigare l'estrema verve da film di commissione senza tratto autoriale dilagante a Hollywood. Francia, SPagna e in questo caso Gracia, si il cinema ellenico sembra che abbia fatto suo il disagio sorto dalla crisi economica rinvigorendo i suoi cineasti di idee interessanti. Miss Violence uscito nel 2013, nelle sue discutibili scelte di lento registro narrativo è fra queste pellicole. 

Opera prima scritta e diretta da Alexandros Avranas, nel listino della 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Leone d'Argento per la regia e la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile (Themis Panou). Il regista ha confermato che il film è ispirato a una storia vera.


Angoscia secondo me è la parola che meglio descrive questo film. Angoscia non solo nei fatti e nei personaggi, ma anche nei silenzi e negli sguardi persi dei protagonisti (in particolare la nonna) che non fanno altro che accrescere questo stato emotivo. Regia e recitazione di alta qualità, senza dubbio, è un film che sicuramente resta ben impresso. La sua particolarità è quella di mostrare lentamente le carte, molto lentamente, così da poter creare in evoluzione narrativa un climax naturale nel suo epilogo. questa sua stessa peculiarità però mina, in parte, la sua capacità di creare attenzione visto che naturalmente a un certo si capisce quale è la problematica all'interna della famiglia. Io sono un amante della prolissità narrativa, che evita analessi e prolessi, per mostrare direttamente l'andamento della sceneggiatura però il soggetto in questione lo si legge in due minuti (come un fatto di cronaca nera sul giornale). Dopo Kynodontas di Lanthimos ecco un'altra pellicola greca malatissima. Il film, ripeto, è molto statico, ci sono arrivato in fondo un po' a fatica, non tanto per l'atmosfera malata che si respira che è assolutamente ben costruita, ma proprio per la sua eccessiva staticità, anche se sono gli ultimi 15 minuti che tendono a sconvolgere lo spettatore. Registicamente mi è piaciuto parecchio, e anche la caratterizzazione dei personaggi, tutti ben gestiti (cito tra tutti la bella Sissy Toumasi che ci mette molto del suo) e nessuno che nel proprio ruolo risulti sopra le righe.

Quando si analizza un film come Miss Violence, una meravigliosa allegoria della dialettica "dominio-sottomissione'' 'sadismo-masochismo'', vissuta nell'ambiente claustrofobico di una famiglia greca. L'evento del suicidio, essenziale per lo sviluppo narrativo, assurge a forza eversiva e la sua eversività si dipana con sempre più chiarezza man mano che il film procede e lo spettatore si rende conto delle dinamiche morbose della famiglia. Il timore riverenziale di figure femminili verso un pater familiare che sa essere distruttivo con un semplice sguardo e che nasconde scioccanti segreti rende l'intera famiglia prigioniera di un circolo vizioso fatto di violenza, soprusi e di laceranti silenzi. L'assistenza sociale non riesce a penetrare in questo microcosmo dove ogni emozione risulta anestetizzata, dove al cuore si è sostituito da molto tempo l'indifferenza tipica della mentalità borghese, non altro interessata che alla ricchezza e all'accumulo di capitale. Come qualcuno fa notare, Avranas non rifugge da una contestualizzazione chiara del dramma familiare e lo inserisce pienamente nel macrocosmo della crisi economica; che investe i valori e gli stessi sentimenti e fa arrivare l'uomo a cancellare quello che Bauman chiama il ''sentimento della pietà'' (''schiaffeggialo senza pietà''); Non solo mancano gli affetti che si direbbero naturali in un menage familiare, manca la pietà istintiva verso l'altro e soprattutto verso l'indifeso, il minore. Anzi c'è un compiacimento sadico dell'adulto nell'infliggere pietà al minore proprio in virtù della sua debolezza; è un gioco macabro che non può che far indignare lo spettatore quasi allo stesso modo di un reale episodio di cronaca; ed i punti di contatto con il ''documentario'' sono tanti : un realismo tragico, che si accompagna ad una strabiliante analisi psicologica; Ma dal documentario Miss violence si differenzia per il suo modo di ''raccontare'', a volte con poca chiarezza, una storia che fin da subito si presenta come enigmatica; lo spettatore viene accompagnato a scoprire una storia che risulta negata allo stesso regista. Ripaga quindi la visione, anche nel non troppo efferato finale al quale poi si aggiunge quel tocco che Haneke tanto ha insegnato coi suoi film, intendo quella violenza alienante non spettacolarizzata.

8 commenti:

  1. Me lo ricordo bello tosto anche se vorrei rivederlo, il tuo post gli rende sicuramente giustizia. Cheers!

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    1. Tosto nel finale, non si risparmia nulla all'immaginazione di una tale degradazione familiare. Però moolto lento nel voler scoprire le carte.

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  2. Lo vidi anni fa, mi pare però una versione fallata perché in diversi mi hanno citato scene mai viste... 😅

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    1. Grazie per la visita Double J! Come fallata? Hai avuto modo di vederlo su dei canali televisivi che hanno cesoie di cenzura più affilate della lama di Goemon?

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  3. Credo che me lo ricorderei se avessi preso la "botta", ma chissà cosa non avevo visto..

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    1. la botta? riferito a cosa di preciso? Forse ho perso il filo del tuo riferimento ^^

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  4. Un pugno nello stomaco gli ultimi minuti...
    E ricordo di esser arrivato a questo film greco anch'io dopo aver visto Kynodontas/Dogtooth di Lanthimos (capolavoro, per me).

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    1. Si l'escaltion nel finale mostra le carte che ci vengono suggerite lentamente per tutto il film, un po' troppo lentamente forse.

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