giovedì 8 aprile 2021

Anna (2019) La bionda matrioska di Luc Besson



L'ultima volta vi avevo lasciato parlando di un lavoro di Luc Besson, mi ritrovate parlando di un altro lavoro del regista francese questa volta però non commissionato a un altro cineasta. Ci sono voluti un po' di anni ma alla fine la cazzima di Luc è riuscita nell'intento di tirare un film che va olttre quello che possiamo definire prodotto "mediocre", ovviamente se comparato a molti altri suoi lavori. Una stringa descrittiva di un film che contiene: il seguente regista, unito a Eric Serra alla colonna sonora, Arbogast alla colonna sonora e una bionda come protagonista sono informazioni che non passano inosservate al mio sguardo. Non vi stupite quindi quando affermo che era una pellicola che aspettavo al varco, oltretutto il binomio spia/assassino e azione nella altalenante filmografia del cineasta in questione. visto i precedenti è un matrimonio stilistico che è ben accetto. Viene facile parlare di Atomica Bionda, visto lo schema narrativo e l'ambientazione (che però si svolge negli anni 90), ma il cinema ci ha regalato nel bene e nel male tanti esempi di bionde spacca culi anche prima di Kill Bill.

Anna è un nome palindromo, ma non parliamo ovviamente delle cervellotiche trame di Nolan. Siamo nel campo dei francesi che sono più americani degli americani stessi, nel repertorio si aggiunge un'altra eroina bessoniana, una scelta di registro che nella filmografia di Besson muove un walzer tra pregio effettivo e autocompiacimento. La tecnica narrativa per cogliere lo spettatore però questa volta risiede tra analessi e prolessi dello svolgimento dei fatti, che ben sostiene il film in uno schema tipicamente da spionaggio e tra scene d'azione che nella regia fanno sentire il nome del regista.

Abbiamo anche quel pizzico d'erotismo/romaticismo che non fa male (dai rimandi ai triangoli di Jim e Jules, perchè no), vista poi la presenza di una biondissima Sasha Luss in un film francese era una cosa obbligatoria. Un film divertente che si prende il suo tempo sia per raccontare bene la storia attraverso bellissimi rimandi intimisti che vanno da Checov (Il gabbiano) passando per l'immancabile Dostoevskij fino alla già citata (nel titolo) matrioska russa, quest'ultima figura retorica ben incarna l'idea del regista e della figura femminile che vuole rappresentare. Besson da sempre mescola azione e avventura, elaborando splendide chimere da fiera pure in opere sottotono, basti pensare a Valerian o Lucy, senza scordarsi del lato infantile come la trilogia di Arthur. Nonostante i nervi scoperti e debolezze in mostra, rimane palpabile una dose di originalità (o quasi) sempre eccellente in ognuno dei suoi lavori. Oltretutto il cast è degno della sua filmografia: una convincente/bona Sasha Luss (che però vede col binocolo Parillaud nel ruolo, nonostante venga presentata alla stesso modo di Nikita), una sempre sul pezzo Helen Mirren e i bellocci figaccioni trastulla bionde di turno che portano i volti di Luke Evans e Cillian "solo nel cinema europeo ho questi ruoli" Murphy. Dal alto tecnico rimaniamo ammaliati dalla fotografia si Arbogast che mostra, come al solito e nel migliore dei modi, le città della vecchia Europa (compresa Milano) passando anche per i campi della moda dove non è secondo alla streghe fatate da passerella di Refn. Tutto questa visione è accompagnata dal sempre pertinente Eric Sera che oltre a produzioni proprie si diverte a inserire pezzi di vari artisti che riconoscerete senza dubbio. A tutto questo accompagnamento la regia di Besson non viene meno e supporta la sceneggiatura, nonostante a livello di anacronismo ci sia un po' troppa tecnologia moderna per l'ambientazione cronologica della pellicola.


A conti fatti comunque, da questo oste scuro che scrive, Anna non è priva dell'energia anarchica di Besson covata all'ombra dei vecchi blockbuster americani e non. Non si sente il peso di "Atomica Bionda" sulle spalle (visto che non è un precedente nella storia del genere) che mette in riga il film su una rappresentazione quasi oleografica, ma sono luoghi comuni che non creano deivergono dai blockbuster del panorama odierno che minano con incostanza e cadute di stile il prodotto. Ma vi ripeto: un ritmo serratissimo, una storia raccontata bene, la giusta ironia, analessi e prolessi usate in modo onesto e una convulsa evoluzione della trama unite a un body count molto appetitoso (senza scordarsi l'action modernissima che Hong Kong insegna) fanno diventare Anna un prodotto dal gradevole intrattenimento e un "peccato di gola" cinefilo che non ho voluto perdermi. Il panorama dello spy action, laddove vige l’alternativa ludica, mostra notevole differenziazione e "Anna" si muove tranquillamente tra i vari "Mission Impossible", "Gli Incredibili", "Kingsman". Besson sfotte pari modo intelligence russa e americana. Il regista francese spinge tutto il materiale possibile dentro i 120 minuti di durata, lasciando poi allo spettatore la sentenza sulle varie metafore: matriosca sta per trasformismo ma anche souvenir di consumo, e difatti "Anna" è cartolina patinata del genere spionaggio.

2 commenti:

  1. Vorrei vederlo, a Besson dopotutto difficile sfuggire ;)

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    1. È sempre il solito da molti anni a questa parte, però in questo ha fatto qualcosina di più. Giusto un pelino.

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