sabato 17 aprile 2021

Us (2019) I doppelgänger di Jordan Peele


Resto sempre nella seconda decade dei 2000's e pure nella mia lista (chilometrica) dei film che dovevo vedere. Tempo fa ho avuto modo di parlarvi dell'opera prima di Peele, qui ci ritroviamo alla sua seconda fatca, in questo settore i film che vengono successivamente alla "folgorante"opera prima cercano sempre la conferma dello stile e della visione personale delle tematiche volute dal regista. Non mi soffermo sulla mia personale opinione della pellicola che precede questo lavoro, che reputo originale ma fin troppo chiaccherata per meriti che risiedono oltre la sfera cinematografica. Prima di tutto debbo scrivere che l'attenzione verso questo film fu destata in me, oltre che dal cineasta stesso, dalla bellissima presenza del pezzo rap (genere da me prediletto) I Got 5 On It dei Luniz quindi una marcia in più vista la mia già citata venerazione per la black music.

L'ispirazione per "Noi" è stata l'episodio "L'immagine speculare" di The Twilight Zone incentrato su una giovane donna e la sua diabolica doppelgänger, quindi senza ombra di dubbio Peele fa di nuovo della fantascienza retro il suo cavallo da battaglia per lo svolgersi delle tematiche, però immergendo le mani direttamente nelle regole dell'horror.

Detto questo, il film US si propone uno scopo immane, quello di rappresentare in modo allegorico la società reale in una visione quasi documentaristica, quanto più possibile scevra da ideologie e/o visioni politiche / sociologiche di sorta, nel tentativo di proporre quanto di crudo, di rabbioso e spietato (leggi: quanto di "brutto") - e, nel contempo, quanto di vitale, di sorprendente e altrettanto spietato (leggi: quanto di "buono") ci sia nella realtà sociale. Di rappresentare quanto di buono e quanto di cattivo si rapportino come elementi (o classi) per natura confliggenti di un sillogismo che sfocia, come risultato, in una continua evoluzione del modello sociale, un progresso così lento da sembrare impercettibile nel breve orizzonte della nostra vita. Le classi sono fondamentalmente due: chi sta al comando (classe trainante) e chi non sta al comando (chi segue). I primi vivono la vita vera e tirano la carretta, i secondi seguono le fila, imitando (e scimmiottando) i primi, esattamente come le Ombre sottoterra scimmiottano gli stessi movimenti (in modo impacciato e grottesco) dei "Reali" che stanno sopra (curioso notare, a proposito, questa cosa: la parola "reale". Essa significa qualcosa di vero ed esistente e, nel contempo, qualcosa di superiore, di nobiliare, di regale). Sotto questi aspetti, US, in quanto film socio-metaforico, non è comunque così distante dalla realtà, soprattutto se si pensa al recente populismo che ha invaso il mondo negli ultimi dieci anni, ma nonostante le somiglianze ed attinenze del film con la situazione socio-politica, il film (considerando anche i riferimenti politici e quelli all'evento "Hands Across America"") rischia di proporre una dicotomia fin troppo inflazionata e ormai anacronistica, quella degli abbienti contro i derelitti (vedasi Joker), delle classi dirigenti avvero le classi inferiori. Va da sé che ne ho apprezzato la forma ma non la deriva del contenuto che ben poco si sofferma su quello che vuole veramente mostrare, dimostrando però la voglia di Peele nel studiare i generi a livello tecnico (bellissimi i continui riferimenti di macchina all'ossessivo doppio, dove spicca 11:11 riferito al vendicativo verso biblico di Geremia verso i falsi dei).


Da quanto avrete capito ci troviamo nelle stesse parti di Get Out a livello di sceneggiatura, però in questo caso l'ispirazione deriviante da un episodio televisivo mette in mostra la dilungazione della tematica, che per quanto sviluppata, dura molto di più del valore del film stesso in parole povere: una mezz'ora di troppo nel girato ridimensiona il messaggio nelal sua visione d'insieme. Tralasciando questa eccessiva dilatazione del contenuto, viene però messa in mostra una cosa molto più interessante che è senza dubbio la sperimentazione di Peele sui generi: Si parte come un Home-Invasion (qualche rimando a Funny Games, ad esempio nella scena del dialogo sui divani) per poi diventare un Apocalittico-Zombesco alla 28 Giorni Dopo (con qualche rimando a quel gioiellino di Pontypool) e sfociare infine nel Survival Horror nella parte finale. Sotto questo punto di vista il film è veramente valido, perché non si risparmia nella voglia di testare le varie tipologie di ritmo e suspense che ne derivano, quella che io trovo la miglior parte nel girato è il bellissimo incipit che sembra far da polena simoblica alla pellicola, grazie anche alla bellissima scenografia di Ruth De Jong (La casa dei divertimenti di Santa Cruz) e alla fotografia di Mike Gioulakis (un blu saturatissimo e oscuro). Il cast vede probabilmente in 
Lupita Nyong'o la miglior prestazione recitativa, grazi ai suoi sguardi allucinanti, mi viene pure da citare Elizabeth Moss che qui timbra il cartellino come gli attori di genere fanno sempre.



2 commenti:

  1. Meno sconvolgente del precedente ma non per questo meno impattante, un film che nonostante i difetti, nonostante il messaggio poco a tiro stavolta, è davvero incredibile ;)

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    1. Molto suggestivo e belle pregno di generi che mi piacciono, promosso senza dubbio.

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