venerdì 9 aprile 2021

Violent Cop (1989) Buona la prima, Beat Takeshi!

il titolo del film in giapponese その男、凶暴につきsignifica letteralmente: "Attenzione, quest'uomo è estremamente violento"

Ritorniamo negli anni 80, anzi nel dettaglio proprio sul finire degli anni 80, per vedere emergere nel panorama del cinema il grande Takeshi Kitano. Come sapete, noi che siamo sapienti consumatori del cinema, ci capita molto spesso di trovarci per le mani le opere prime di molti registi che ora sono affermati e pluricitati. Molto spesso queste opere sono: sia il prototipo che al contempo la summa del cineasta, quindi vien da sè che si possono notare diversi tratti tipici che verranno poi esposti ed evoluti nel corso della loro carriera. La regia fu inizialmente affidata a Kinji Fukasaku, che però dovette abbandonare il progetto. Kitano, che era stato già ingaggiato come attore, si propose dapprima scherzosamente per poi prendere realmente il suo posto. Prima di iniziare a girare, Kitano modificò pesantemente la sceneggiatura che inizialmente rappresentava una commedia. La violenza di Azuma in questo film è talmente brutale e dolorosa da differenziarsi dunque dalla figura del giustiziere. Quindi non solo prima regia ma anche primo ruolo drammatico per Kitano, già famoso attore comico in patria, Violent Cop si rivelò un grande successo per pubblico e critica sia in Giappone che nei paesi in cui ricevette una distribuzione limitata. Forte di questo successo, Kitano diede inizio ad una lunga carriera di regista.


Cinico, beffardo, spietato, nichilista. Questi sono i primi aggettivi che mi vengono in mente per Violent Cop. Hazuma è poliziotto dai modi rudi e violenti che non accetta di buon cuore di seguire le solite regole della prassi vigente in polizia. Ama i metodi sommari, farsi giustizia da sé, sequestrare criminali e torturarli. È un tipo scorbutico, e di fronte ai rimproveri dei superiori si giustifica dicendo che si  è appena trasferito da un altro dipartimento e vive un momento difficile. Rischia azioni disciplinari, ma viene perdonato per i suoi meritevoli trascorsi. Hazuma ha una sorella con problemi mentali, che vendicherà quando riuscirà a trovare i suoi rapitori. Kitano inizia con questo film la sua carriera cinematografica, ed è già un bellissimo film, probabilmente il più pessimista e nichilista della sua carriera (ma non è stato scritto interamente da lui). Impossibile una redenzione per Hazuma e sua sorella. Impossibile una rivalsa, una guarigione. L'unica via è la morte, che può colpire a caso chiunque, soprattutto se si è nei paraggi di una sparatoria. La musica di Daisaku Kume che rifà il primo Gnossienne di Erik Satie, scandisce la camminata impassibile di Kitano/Hazuma, personaggio cinicamente imperturbabile e lucidamente folle in una metropoli decadente. In questo mondo violento, il personaggio tratteggiato e interpretato da Kitano si fa strada tramite la maschera dell'indifferenza. Egli impersonifica perfettamente quella che è l'estetica cool, il rimanere impassibile, calmi, sempre se stessi e superiori di fronte ad ogni situazione. Ed è molto interessante che sia proprio Kitano, un regista giapponese, a portare alle sue estreme conseguenze questo tipo di estetica, che nella cultura contemporanea va per la maggiore invece in occidente. In Giappone regna l'estetica del kawaii, che è l'esatto contrario: l'essere teneri, indifesi, impauriti di fronte a tutto. Kitano invece si impone con la sua maschera di ghiaccio, talmente cool da risultare impenetrabile ed estranea addirittura allo spettatore, che difficilmente può riuscire a identificarsi con i vari protagonisti da lui interpretati. In un qualche modo, Kitano è talmente cool da porsi in una posizione di superiorità e inarrivabilità anche di fronte allo spettatore. Se l'eroe occidentale è figo quando deve mantenere i nervi saldi, ma poi quando "deve" si emoziona, permettendo così allo spettatore di identificarvisi, Kitano è cool sempre, non fa una smorfia nemmeno di fronte all'amata sorella diventata ormai tossica, e la fredda senza muovere ciglio. Ed è proprio nel rapporto con lo spettatore che possiamo vedere quanto Kitano sia antitetico al kawaii: il kawaii difatti si basa su un rapporto di inferiorità allo spettatore/fruitore. Il personaggio kawaii è un personaggio più debole dello spettatore, che vi si affeziona per la sua vulnerabilità quasi lo volesse proteggere. I personaggi di Kitano, al contrario, sono superiori allo spettatore, talmente fighi da guardare sempre dall'alto in basso chiunque e protetti da una corazza narcisistica che impedisce qualsiasi empatia. È interessante comunque che in entrambi i casi viene esclusa l'identificazione personaggio/spettatore, che invece è molto spesso alla base della narrazione. Perfetto il finale del film, nell'essere appunto un bad ending perfetto. Muoiono i sequestratori, muore l'assassino, Kitano uccide la sorella e poi viene ucciso a sua volta: - Sono tutti fuori di testa -, recita il nuovo capo dell'organizzazione che ha appena freddato Kitano. E poi trova il nuovo appoggio interno alla polizia per il suo traffico di droga proprio nel partner buono del protagonista, rendendo praticamente del tutto inutili le vicende mostrate sullo schermo fino a quel momento: un nichilistico viaggio verso la morte fine a sé stessa, frase che potrebbe risultare un'efficace definizione della vita sulla Terra.


Silenzi, violenza asciutta e veloce, pessimismo, consapevolezza del proprio destino e di introspezione; forse è questa ultima componente che è un po' blanda in questo film e dona un'aria leggermente sconclusionata e legnosa, ma è giusto un piccolo difetto in questa che è, ricordiamocelo, un'opera d'esordio, e che esordio! La trama è semplice ma Kitano, con la sua maschera glaciale, ironica, irremovibile, crea un protagonista indimenticabile, simbolo di tutti i personaggi che interpreterà in futuro, cinici, spietati, ma con un grande senso romantico nel profondo di se stessi, e dà una grandissima prova come regista, realizzando due scene esemplari per tempo e modo: quella dell'inseguimento dello spacciatore e quella veloce, magnifica, rappresentativa di tutto il cinema di Kitano, quando il nostro protagonista devia il colpo di pistola dello spacciatore finendo per colpire in pieno volto una povera ragazza in compagnia di una sua amica, la quale inizia a strillare dall'orrore mentre Kitano corre via imbrattato di sangue. Questo è Violent Cop, un film che raggiunge il massimo interesse nelle scene più violente e che mette in chiaro che Kitano deve ancora molto maturare dal lato più introspettivo, ma è comunque un film notevolissimo, che ha il suo culmine nello spietato e pessimistico finale, che non lascia scampo all'ottimismo. Crudele, spietato, rassegnato, cupo, un noir fantastico, un'opera prima di grandissimo valore ed in generale un film magnifico. Lo ripeto: buona la prima, Beat Takeshi!

6 commenti:

  1. Uno dei film che mi ha resto schiavo di Beat, quando ho scoperto i suoi film è stata una febbre bruciante, davvero un film magnifico ;-) Cheers

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    1. Poi dai, mena come un fabbro per tutta la pellicola!

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  2. Memorabile esordio. Non ricordo se l'ho visto grazie a Fuori Orario di Ghezzi e Giusti, programma che di Kitano ne ha messi diversi.

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    1. Anche quello era un format che non risparmiava chicche a nessuno!

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  3. Mi hai anticipato, è nella Promessa di quest'anno, questo ed altri, non vedo l'ora ;)

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    1. Ottima promessa! Fammi un rischio quando esce. Ricordati che lo trovi su Amazon ancora per poco.

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