Conte d'hiver (1992) Racconto d'inverno, di Éric Rohmer


Da una parte trovo incredibile che un intellettuale, di tale caratura artistica, come Éric Rohmer abbia concepito un film così sobrio nello stile, ma allo stesso tempo dannatamente natalizio da risultare per la casualità una meravigliosa storia a tema festivo. Il secondo capitolo di "I racconti delle quattro stagioni" è tra i film più spirituali ed emozionanti della gloriosa carriera di Rohmer, che esamina nella sceneggiatura le sue dimensioni religiose e le sue ramificazioni filosofiche.




L'elefante nella stanza rappresentato da Charles è quasi uno specchietto per le allodole, perché la protagonista Félicie (interpretata da una bellissima e ben immedesimata Charlotte Véry, che donna) piega la sua volontà al grande incipit del suo innamoramento, per poi mutarlo dopo essere diventata madre attraverso i due amanti impersonificati da Michel Voletti & Hervé Furic. Dalle belle immagini di un sogno caldo come la passione si passa al freddo di una Parigi austera e grigia come una statua, che però nel momento meno inaspettato prende vita come nel racconto del grande Bardo. Shakespeare, Platone e pure Pascal vengono citati dentro dialoghi intuitivi e mai altezzosi, in cui anche la stessa protagonista "meno acculturata" prende vita e regala sfumature e passioni forti come decisioni repentine per poi ripensamenti fermi carismatici.




È un bellissimo sogno d'amore con lieto fine questo film, la nomea della poetica di Rohmer vive fortemente questo e con uno stile così diretto che sembra di leggere un libro a voce alta, tra le altre cose le scene della chiesa in cui Félicie ha l'ispirazione e quella del teatro con successiva discussione sono un must che ogni appassionato di cinema dovrebbe vedere, almeno una volta. Ciò che pervade l'opera di Rohmer è la fede nell'amore, o, se non nell'amore, nelle persone giuste che si incontrano per le giuste ragioni. C'è tristezza nella sua opera, ma non tristezza. Un piccolo film, ma sinceramente perfetto.





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