Geronimo: An American Legend (1993) L'ultimo degli Apache


 - Un tempo ero libero di spostarmi come il vento. Ora mi arrendo. Ed è tutto. -

Americani contro Nativi Americani, Nativi Americani contro Messicani, Americani contro Messicani, Americani contro Americani, Nativi Americani contro Nativi Americani: che strano paese che sono gli USA. Geronimo (Geronimo: An American Legend, 1993) mette in scena questa ragnatela di sangue. Walter Hill alla regia più John Milius alla sceneggiatura (co-scritta con Larry Gross): ho detto tutto.



Il film si regge su un casting perfetto, in grado di far dialogare vecchie glorie e nuovi talenti. Wes Studi offre una prova monumentale e magnetica nei panni di Geronimo, restituendone la fiera e tragica spiritualità. Accanto a lui, un cast di altissimo livello incarna le diverse anime dell'esercito statunitense: il veterano Gene Hackman è il pragmatico generale Crook, Robert Duvall interpreta l'esperto scout Al Sieber, Jason Patric è il tormentato capitano Gatewood e un giovane Matt Damon fa da narratore nei panni del sottotenente Davis. Questo è l'ennesimo mito americano raccontato attraverso la mentalità di Hill, tra le sue profonde contraddizioni e la sua inconfondibile iconografia. La grandezza di un film la si sente nella sua brutalità e nella sua spiritualità; quest'opera le racchiude in modo intrinseco e intimista. A sublimare l'atmosfera ci pensa la colonna sonora di Ry Cooder, giusto per gradire, le cui corde desertiche graffiano l'anima, accompagnata dalla fotografia crepuscolare di Lloyd Ahern II, che dipinge gli spazi sterminati dello Utah (scelto per rimpiazzare l'Arizona) come un teatro di fantasmi.



I retroscena della pellicola svelano quanto la genesi sia stata complessa. Il progetto nacque dalla fascinazione di John Milius per la figura del leader Apache, ma la produzione dovette fare i conti con la "concorrenza" televisiva della TNT, che nello stesso periodo stava girando un altro film sul medesimo soggetto. Hill e Milius scelsero volutamente la via dell'accuratezza storica e del rispetto culturale, lavorando a stretto contatto con consulenti nativi americani, sebbene la major spinse per focalizzare la narrazione anche sui punti di vista dei soldati bianchi (da qui il peso dei personaggi di Patric e Damon). Al botteghino il film non ebbe il successo sperato, schiacciato dai blockbuster di quell'anno, ma nel tempo è diventato un cult assoluto. Qui Walter Hill si muove su una collina da re a lui favorevole, il genere western, che ha sempre masticato e destrutturato. Milius, in una delle sue prove più mature degli anni '90, regala sfumature e violenza in una storia che parla già da sola. Queste sono le basi del cinema di Walter quanto di quello di John Ford: un cinema di uomini d'onore, di frontiere polverose e di destini inevitabili.





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