Time Bandits (1981) Imaginationland Pt.1 di Terry Gilliam

 Ultimamente avevo voglia di tuffarmi di nuovo nell'incredibile mondo immaginario creato da Terry Gilliam, anche perchè l'ultima mia pubblicazione, a suo riguardo, risale solo alla seconda parte del suo trittico dedicato al mondo dell'immaginazione: Brazil (1985). La trilogia dell'immaginazione di Gilliam basa la sua stessa natura su una bellissima idea: trattare la fuga dalla realtà, attraverso i voli pindarici, operata dalla mente in tre diversi fasi della vita degli esseri umani ovvero l'infanzia, l'età adulta e la vecchiaia. I banditi nel tempo è il secondo film diretto in solitaria dal regista ed affronta la fuga di un bambino da una realtà come sempre distopica evoluta attraverso il tempo passato. Terry Gilliam scrisse la sceneggiatura con il collega Michael Palin, discepolo dei Monty Python, che vediamo in piccole parti nel film con Shelley Duvall nei ruoli ricorrenti di Vincent e Pansy. Il film vanta alla produzione l'ex Beatle George Harrison, che ha scritto anche la canzone dei titoli di coda "Dream Away" appositamente per questo film. Harrison e il suo co-fondatore di HandMade (di cui questo film è il maggiore successo), Denis O'Brien, sono stati accreditati come produttori esecutivi del film. La trama vien da sé: Una notte, il piccolo Kevin, undicenne con carenze affettive (i suoi genitori sembrano preoccuparsi soltanto della casa e degli ettrodomestici), guarda stupefatto uscire dall'armadio della sua stanza un gruppo di simpatici gnomi che gli mostrano una straordinaria mappa. I visitatori gli spiegano in fretta che sulla carta in loro possesso sono indicate alcune porte dimensionali, veri e propri buchi nel tempo per spostarsi con facilità da un'epoca all'altra, e si mostrano ansiosi di riprendere il viaggio. Accompagnandosi agli gnomi, Kevin salta all'interno della storia e della fantasia e, vivendo straordinarie avventure, conosce personaggi celebri e leggendari come Agamennone, Robin Hood, Napoleone Bonaparte, e viaggia a bordo del Titanic (anticipando pure James Cameron aggiungo).

Gilliam sicuramente in questo film spiazza lo spettatorre ma allo stesso tempo riesce pure a divertirlo, usando un registro tipico dei fantasy degli anni 80 (La storia fantastica di Rob Reiner per esempio anche se di molto successiv). Il viaggio nel tempo è solo un irresistibile pretesto per sconvolgere i luoghi comuni e invitare a riflettere: tramite situazioni bizzarre, parodie argute e originali. Non rinnego che l'impianto narrativo possa risultare confuso e imprevedibile, però contiene tante tracce interessanti (che saranno poi le mura del cinema futuro dello stesso Gilliam) che nel complesso non fanno altro che porre a confronto gli ideali delle antiche società (in particolare di quella greca al tempo di Agamennone) e i fuorvianti idoli consumistici della modernità. Esilarante e intelligente la battuta finale - senza voler anticipare nulla - in cui il piccolo protagonista ammonisce i suoi insensibili genitori con in mano uno dei loro amati elettrodomestici elettronici: -Non lo toccate; è il male!-. Un curioso secondo passo nella carriera per Gilliam, I Banditi Del Tempo mostra, come al solito, il suo inventario di meravigliose idee, paesaggi sconfinati bloccati da barriere invisibili, personaggi completamente fuori dall'ordinario e scelte stilistiche ottime (la fotografia di Peter Biziou in primis senza poi contare il vaore scenografico sempre opulento e barocco/straniante). La sceneggiatura, scritta da Gilliam e il mitico Micheal Palin, mostra senz'altro una certa voglia di spedire lo spettatore da un paesaggio storico/visionario (dettagliatissimo tra costumi e dettagli storici) a un altro senza perdere troppo tempo, anche se alcuni passaggi risultano fini a se stessi senza aggiungere qualcosa allo sviluppo narrativo e propone alcuni, bizzarri, sviluppi. La strana compagnia protagonista, o per per meglio dire in toni tipicamenti inglesi: La compagnia della mappa, è divertente e ben selezionata dove spicca in particola l'interpretazione di David Rappaport. Senza poi contare lo scontro finale tra il bene ed il male, che sembra una summa di quello che vedremo poi nei film successivi del regista (Cowboy esclusi).

Il cast è monumentale: Kenny Baker, John Cleese (un Robin Hood veramente fuori di testa), Sean Connery (qui nel doppio ruolo di Agamenno e del pompiere nel finale), Ian Holm (nelel vesti di Napoleone), Michael Palin, Shelley Duvall, Peter Vaughan, Katherine Helmond, e Ralph Richardson. Tutti gli interpreti sono ben calati nei loro personaggi, su tutti  vorrrei citare David Warner (ve lo ricorderete tutti in Cane di paglia di Peckinpah): un signore del Male buffo ma allo tempo stesso, terrificante (doppiatto egregiamente da Marzocchi). Concludendo, in questo piccolo (secondo) inizio salgono a galla alcune imprecisioni e pregi che seguiranno questo straordinario regista per tutta la sua carriera, unica pecca forse una scrittura che non rende del tutto omogenea la trama, ed ancche nel dare a ogni personaggio il giusto tempo o il giusto significato. Quello che veramente importa però è il totale menefreghisimo nei meccanismi narrativi e non soliti della cinematografia adottatti da Gilliam, il che è un pregio, direi, se trattato con le giuste idee, cosa che in questo film riesce quasi totalmente, ma che nei lavori successivi (Brazil, Parnassus) risulta perfetto. Qui sotto una piccola citazione implementata nel titolo della recensione, visto che Gilliam (a cui assomiglia in parte) con i suoi film fa la stessa cosa.


Commenti

  1. Citazione a SOuth Park graditissima, mi è venuto un sorrisone solo a leggere il tuo film di oggi, uno dei miei preferiti di Gilliam, dalla poltrona di casa ancora con il cellophane alle gabbie dondolanti è un film incredibile, pieno di dettagli, idee e con il Robin Hood più cretino mai visto al cinema, mi piace persino la canzone scritta da George Harrison ;-) Cheers

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    1. Hai ragione Cassy, non subito ma voglio proprio rivederlo anche perchè è quasi impossibile cogliere tutti i dettagli resi a livell visivo. Su Robin Hood mi trovi d'accordo e pensare che ho pure visto quello di Mel Brooks! Però è questo il talento dei britannici, creare un immaginario fantastico che lascia sempre il segno.

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  2. Concordo con una cosa che hai detto: il film SEMBRA non avere un ritmo giustissimo, a volte, per i personaggi che si susseguono.
    Ma credo sia proprio un menefreghismo voluto, e pure ottenuto!^^

    Moz-

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  3. è un bellissimo film, divertente e a tratti onirico. Sicuramente a molta gente andrebbe fatto vedere questo film.

    Personalmente adoro le scene con Napoleone Bonaparte.

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    1. Per me tutta la filmografia di Gilliam andrebbe fatta studiare, per capire quanto potere abbia l'immaginazione se incanalata attraverso una mente geniale e non convenzionale.

      Direi particolare Ian Holm in quelle vesti, oltretutto gli calzava a pennello la caratterizzazione.

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