Get Out (2017) La notte dei razzisti (ipocriti) viventi


Visto che siamo in tema di opere prime, penso che sia giunto il momento di parlare di questo film. Era da un po' che che volevo parlare di questa pellicola, lo sappiamo è stata praticamente ovunque (per i suoi giusti motivi) e sulla bocca di tutti dai "critici" fino a noi spettatori amanti della settima arte. Get Out è il debutto alla regia di Jordan Peele, che aveva già lavorato nella commedia, incluso lo sketch show Key & Peele. Jordan, prima del film, sentiva che i generi horror e commedia fossero molto simili, in quanto gran parte di essi basa le propria esposizione narrativa sui medesemi tempi cinematografici. The Stepford Wives (1975) fornì la prima ispirazione, su cui Peele ha unito i generi per evolvere la satira della realtà. Poiché il film tratta del razzismo, Peele ha affermato che la storia è "molto personale", nonostante si discosta rapidamente da qualsiasi cosa autobiografica. Peele fu presentato al produttore Sean McKittrick dal collega Keegan-Michael Key nel 2013, il regista ed il produttore s'incontrarono per un caffè a New Orleans dove gli fù proposta l'intera storia e di conseguenza vista l'originalità dell'idea furono trovati subito i fondi di produzione (tra i quali spicca il nome Blumhouse). Il film è stato girato in 23 giorni a Fairhope in Alabama, parte dei posti utilizzati sono anche 
la Barton Academy ed il distretto storico di Ashland a Mobile (sempre in Alabama).  Gli attori principali, Daniel Kaluuya e Allison Williams, sono stati scelti nel novembre 2015. Kaluuya fu stato scelto in base alla forza della sua interpretazione nell'episodio di Black Mirror "Fifteen Million Merits. La Williams fu scelta da Peele come una mossa subdola per disorientare il pubblico. Michael Abels invece fu chiamato per la colonna sonora del film, che Peele voleva con"voci distintamente nere e riferimenti musicali neri". Questa si rivelò però una sfida, poiché Peele scoprì che la musica afro-americana in genere ha quello che ha definì "come minimo, un barlume di speranza". Allo stesso tempo, Peele voleva anche evitare di avere riderimenti alla musica voodoo.

La trama vien da sé: Chris e Rose sono una bellissima coppia: lui è afroamericano, lei caucasica. Quando arriva il giorno del fatidico incontro con i genitori di Rose, Chris è titubante ma Rose garantisce che per loro il fatto non comporta il minimo problema. Ma sotto l'apparenza di un'accoglienza dalla cortesia affettata, Chris avverte sempre più che qualcosa non torna. Mettiamo subito una cosa in chiaro: Il cinema horror e la politica vantano una lunga relazione: La notte dei morti viventi di George Romero, Essi vivono di John Carpenter ma anche Society di Brian Yuzna. Anche per Jordan Peele, questa alchimia tra horror ed il cinema di genere, che raccoglie ogni cliché ed esigenza tipici di esso, aiuta a mandare un messaggio politico scomodo. L'ormai ex-presidenza repubblicana di Trump, dove la tirannica destra bianca dettava legge, non è però il diretto ricevente dell'accusa, come lo è in BlacKkKlansman di Spike Lee. Il commediografo afroamericano parla invece di quel razzismo ipocrità ed abbietto di chi avrebbe voluto Obama per un terzo mandato. Perchè i cattivi nel film non sono i redneck del sud o skinhead neonazisti, o il cosiddetto "alt-right". Sono invece liberali bianchi della classe media. La cosa che Get Out fa così bene è mostrare come, per quanto involontariamente, queste stesse persone possano rendere la vita così difficile e scomoda per i neri. Espone un'ignoranza e un'arroganza che da liberali che è stata autorizzata a peggiorare. È un atteggiamento, un'arroganza che nel film porta a un'orribile soluzione finale, ma in realtà porta a un compiacimento altrettanto pericoloso.


Tralasciando questo bellissimo ed intelligente aspetto, ottimamente implementato nel contesto narrativo a differenza di quello forzato nel Joker di Todd Philips, ci troviamo davanti ad una buonissima pellicola. Tralascianado i vari premi (addirittura un Oscar per un film horror, anche se come ho detto è più per fattore politico) ed incassi che ne hanno forse esaltato troppo il valore intrinseco per genere ci troviamo davanti ad un'ottima visione. Che prende la satira alla Romero e la mischia con un po' di fantascienza anni 50 come faceva John Carpenter. La scena migliore per me rimane quella della seduta ipnotica, che risulta uno spettacolo come impatto sullo schermo senza se e senza ma. 
Ho sentito parlare talmente bene che probabilmente mi aspettavo qualcosina di più, però a mio parere il film và effettivamente premiato soprattutto considerando che si tratti di una prima prova registica ed un primo approccio al mondo dell'horror da parte di Jordan Peele in maniera alquanto originale e spietata. La pellicola in realtà sembra più un thriller con classiche sfumature orrorifiche che sfociano più che altro nella fase finale. Non tutto convince a pieni voti, qualche limite in certe fasi si fa notare, vedi forse una prima parte un po' troppo lenta e dilungata che non si mescola benissimo col finale parecchio pompato in cui salta fuori tutta l'ira dell'opera. Però restano alti i valori positivi che si riescono ad apprezzare e che i piccoli difetti presenti non intaccano più di tanto sulla visione del film. Tra tutti un bellissimo cast che non viene mai meno alle proprie interpretazioni, in particolare voglio citare una ben ritrovata Catherine Keener.

Commenti

  1. Un gran film, che ironicamente graffia e colpisce, riuscito ottimamente ;)

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    1. Nonostante comunque, per me, non sia un capolavoro è riuscito veramente bene nel suo intento!

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  2. Il paragone con Carpenter ci sta tutto, uno dei migliori horror degli ultimi anni, ogni giorno sembra diventare più attuale, purtroppo. Cheers!

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    1. Diciamo che quello che è accaduto negli ultimi tempi rafforza il tutto. Grazie per la visita Cassidy!

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  3. Visto di recente. A primo impatto mi ha ricordato quei folli film horror degli anni '90, solo fatto molto meglio. Poi se si va più in profondità è una profonda e devastante allegoria di una certa parte degli Stati Uniti (minoritaria o maggioritaria, non saprei dire).

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    1. Veramente degli anni 90? forse per la costruzione narrativa che ricorda molte produzioni di quel periodo. Il messaggio è forte e chiaro o almeno non il messaggio ma il disagio che vuole trasmettere.

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  4. A me è piaciuto molto e ha ricordato il bellissimo The Skeleton Key.
    Il lato politico tendo a non notarla ma solo perché non me ne frega niente. Però concordo su ciò che dici sugli Oscar, parla di afroamericani o giudei e la possibilità di una candidatura schizza alle stelle.

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    1. Però il lato politico è stato usato come critica sociale in modo molto interessante e quasi genuino, cosa per esempio che in Joker non ho notato. ;)

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