Crimson Peak (2015) Neve rosso cremisi

Crimson Peak come film è il classico figlio di del Toro, l'ennesima produzione di questo regista che spacca in due opinione pubblica e critica, fra chi lo considera un grande autore di genere e chi un mestierante bravo a confezionare ma non altrettanto capace nel dare spessore. Crimson Peak è un tentativo di tributo al gotico, sottogenere dell'horror che negli anni 60 (con qualche coda nei settanta) riscosse un successo mondiale grazie alle produzioni italiane (Bava, Argento), britanniche e americane. Tentativo riuscito? A mio parere direi in parte, anche se il gotico classico (presente in gran quantità) viene filtrato dallo stile fiabesco e fantasy del regista (ad esempio le farfalle), quasi allla maniera del Burton formato 2000. Difatti quest'opera trasuda la poetica del toriana sia a livello di trama (fantasmi che tornano dal passato, vecchi segreti, spiriti che non trovano pace ecc) sia per quanto riguarda l'impianto visivo (le scenografie di Tom Sanders), con il consueto stile fantasy che si fonde al gotico tramite colori molto accesi, una CGI ben fatta e molto presente, giochi cromatici che sottolineano alcuni passaggi della storia ed una fotografia alquanto patinata di Dan Laustsen.
Del Toro mutua il gotico in primis tramite la magione degli Sharpe (mostrandola come una novella casa degli Usher tutta spifferi e fantasmi): infatti quando la vicenda si sposta nella suddetta dimora tutti gli amanti del genere ritroveranno atmosfere, suggestioni e richiami care ai vecchi b-movie anni 60, un po' come se si trattasse di un film uscito in quel periodo. Tuttavia Del Toro mescola gli omaggi alla sua impronta, e quindi durante la storia avremo si l'ambientazione tipica del genere, ma anche tantissimi e invadenti effetti visivi (sarebbe stato più indicato un utilizzo di trucchi artigianali) che gridano ad ogni fotogramma Kubrick è stato qua, una storia che si rifà agli intrecci classici ma che ha parecchio dei temi tipici del cineasta messicano e nel complesso la confezione strizza più l'occhio al pubblico hollywoodiano che non a quello di "genere". La vicenda si muove su binari già esplorati e non sarà difficile per gli spettatori più esperti sbrogliare facilmente la matassa. Nonostante la scarsa originalità il film si lascia vedere (un minutaggio più corto avrebbe giovato). Il cast risponde bene, e i volti noti presenti non sfigurano affatto: la protagonista Mia si comporta nel modo giusto (fungendo da madamigella in pericolo dotata di poteri extrasensoriali come bel più classico film di Argento), regge il peso del ruolo principale pur senza strafare; solita performance di polso e fascinosa (in particolare nella fase iniziale) per Tom Hiddleston interessante invece è la parte riservata a Jessica Chastain, ottima nell'impersonare la morbosa/incestuosa e ambigua sorella del baronetto Sharpe (la quale può essere ricondotta anche qua alla più classica cattiva omicida nei film di Dario), in un ruolo diverso dai soliti interpretati dall'attrice e più consono ad attrici come Eva Green tanto per citarne una. Premio come miglior personaggio poco approfondito va al detective impersonato da Burn Gorman. Il testo del cast è funzionale ma adatto come: Charlie Hunnam, Jim Beaver, Jonathan Hyde (il buon vecchio Van Pelt di Jumanji) ed il trasformista Doug Jones.
Il mio problema riguarda quanto concerne paura e inquietudine perché direi "tanto rosso per niente", Crimson Peak è troppo fantasy per spaventare e si assesta a livelli abbastanza bassi: l'opera non spaventa e non trasmette ansia, ma a sorpresa riesce a regalare almeno un paio di scene ad altissimo tasso di violenza gore, come ad esempio il primo omicidio (che sembra uscito da un film di Dario Argento, ancora) ad inizio film. In definitiva questo film di del Toro a mio modo di vedere è un film piacevole (ed anche godibile), perfetto per una serata tranquilla in compagnia del regista messicano. Per chi ama il suo stile, questo è il film adatto, ma credo che potrebbe piacere anche a qualche vecchio nostalgico del gotico non troppo purista. Statene lontani se vi aspettate un horror vecchio stampo nel vero senso della parola. Questo progetto di Guillermo venne dopo Pacific Rim, egli propose tre soggetti alla Legendary Pictures: Alle Montagne della Follia, Il conte di Montecristo (formato Western) e questo film. Il soggetto e la sceneggiatura (se pur ritoccata da Lucinda Coxon per conto dei produttori) sono firnate come sempre da Guillermo il quale ha definito il film -ghost story and gothic romance- e aggiungendo che è un omaggio diretto a Shining di Kubrick, The Haunting di Robet Wise e tanti altri classici come: The Omen, The Exorcist e The Innocents.

Commenti

  1. Umh, quindi da un lato abbiamo un ritorno al gotico, dall'altro non devo aspettarmi molto.
    Non so, forse è meglio un gotico vecchio stile, dei registi che citi...

    Moz-

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  2. Sì, visivamente è bello, ma poi in sostanza c'è poco, praticamente paura zero..

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