Legend (1985) Il genere fantasy secondo Ridley Scott


Il peccato di una principessa che diventa l'incubo di una favola. Io sono un grande appassionato dei film di Ridley Scott, ma questa pellicola non sarà tra le mie preferite nella sua filmografia anche perché se comparata alle uscite del periodo rimane nella parte bassa delle mie preferenze, per quello che riguarda il genere fantasy negli anni 80.





Questo non toglie che ogni ripresa di Ridley Scott, frame di Alex Thomson (chi meglio di lui nel rappresentare il fantastico unito alla natura reale) e production design di Assheton Gorton (e tutto il team) sia un quadro vivente in ogni ambientazione e ripresa. In questo film Ridley predilige così tanto la messa in scena che il resto va a farsi benedire per quanto di più classico possa rappresentare per il genere, la sceneggiatura di William Hjortsberg è un simposio favolistico in piena regola partendo dai personaggi fino ai topos fondamentali su cui il fantasy vive da anni e ci vivrà sempre. Il fatto che abbia tutti i presupposti per rendere grande una storia, la sua evoluzione è troppo legata a qualcosa di già visto e i personaggi ne risentono aspramente (tranne i cattivi, ma ci arrivo dopo) creando un crescendo a metà.



La "compagnia dell'eroe" è funzionale, Tom Cruise nonostante sia poco (per me) empatico rappresenta la classica figura dell'eroe e i suoi amici sono abbastanza variegati (fate, folletti, nani etc.) ma sono sempre inpostati per quel tipo di storia e poco regalano di più. La principessa cardine degli eventi, riveste le fattezze di Mia Sara molto bucolica da pura ma molto meglio da corrotta principessa ma poi abbiamo Tim Curry che qua nel ruolo di Tenebra cambia la tonalità del film in meglio, nel quale anche Ridley può sbizzarrire la sua inventiva passando dalla natura fantastica agli obbrobri fatiscenti. I trucchi speciali di Rob Bottin si vedono in tutta la loro forza e i costumi di Charles Knode sono fantastici.



La colonna sonora per me funziona sotto la visione di Jerry Goldsmith (versione EU & Director's cut) e quindi non ho alcuna curiosità nel sentire la versione dei Tangerine Dream (anche se tutte e due le versioni sono bestie rare nel mercato del vinile). Quello che resta è un film tecnicamente ed esticamente perfetto (in tutti i sensi) per il genere ma che cade nella sua narrazione ed elaborazione dei personaggi (in sintesi una narrazione da libro prima di andare a letto) che ricalca troppo una semplificazione per quanto dettagliata di un genere letterario che poteva e doveva ambire a molto di più. Ma al di fuori delle critiche, il soave incanto del fantastico si percepisce e la scelta narrativa nel dover dividere le due narrative ne finale è azzeccata e regala anche più della classica emozione da finale buono.



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