The Osterman Weekend (1983) Il canto del cigno di Sam Peckinpah
Se non fosse un film del grande Sam Peckinpah, direi innanzitutto che si tratterebbe di puro materiale alla Brian De Palma. Rendiamoci conto di come un Bloody Sam a fine carriera aveva tutte le capacità di rendere un film suo (pure nelle imperfezioni), i tratti distintivi ci sono tutti: rallenty, inseguimenti, montaggio, uomini duri da western, situazioni controverse e figure femminili nude e crude pur nelle loro debolezze.
Bloody Sam si sente (in questa sua ultima pellicola) a tratti ma colpisce come sempre in una trama che ricalca quasi il grande fratello come anche un grande fanculo alla CIA e affiliati americani. Lo scenario è quello della guerra fredda senza dubbio alla pari di prodotti inerenti come La Conversazione di Coppola. Il clima ansiogeno da sorveglianza governativa lo si sente fino dal voyeuristico incipit (con tanto di grande bionda polacca, Merete Van Kamp) che è albero motore di tutta la trama. America, Russia e media televisivi vengono messi in mezzo in quella che alla fine dei conti è una vera e propria vendetta macchiavellica contro i poteri forti attraverso dei meri burattini e in questo si aggiunge la violenza western old school applicata al classico Home Invasione, due tratti distintivi del regista Peckinpah.
Il cast aiuta e molto anche: Rutger Hauer nelle vesti di un anti-eroe americano, John Hurt formato burattinaio che tesse i fili dal primo fotogramma regalando il miglior personaggio del film, Craig T. Nelson come micidiale artista marziale magnate di programmi televisivi, Dennis Hopper nell'insolita veste di un chirurgo sulle sue, Chris Sarandon bellicoso quanto mai degli affari propri, Helen Shaver nel ruolo della gran biondona figa cocainomane, Burt Lancaster come capo di tutto e una come sempre Meg Foster che con i suoi occhi di ghiaccio ruba la scena seppur vittima ma anche carnefice dei fatti narrativi. Dalla parte tecnica si gode di una gran bella colonna sonora di Lalo Schifrin, un montaggio adeguato di Edward M. Abroms & David Rawlins e infine anche la fotografia di John Coquillon è adatta al caso. Le storie della produzione dal film sarebbero un film a sé stante vista la figura del regista, ma questo non toglie che in questo suo ultimo canto del cigno si senta tutta la politica e controversia cinematografica di una regista come Sam Peckinpah, ultimo lavoro certo ma che non resta indimenticato.

















Io ho apprezzato soprattutto Rutger Hauer in un ruolo un po' insolito per lui. Apprezzo anche Peckinpah come regista, ma oserei dire che questo non sia il suo migliore lavoro.
RispondiEliminaNon lo è infatti, ma nonostante le problematiche di produzione (cosa onnipresente nei suoi film) ha fatto in modo di chiudere nel migliori dei modi la sua carriera.
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