Marverl Kights: The Punisher (2001-2004) Bentornato, Frank ovvero come ho imparato ad amare Il Punitore di Garth Ennis

 

Era indubbio che prima o poi sarei capitato di nuovo qui, indubbio che non potessi trattare del materiale così pregno d'inventiva e originalità (tanto da essere materiale cinematografico per il film del 2004) come può essere il Frank Castle di Garth Ennis. Il periodo è sempre quello in cui la Marvel di Joe Quesada fece di tutto per reinventarsi e vendere, aprendosi così più direzioni e sperimentazioni. Però bisogna anche parlare della genesi di questo personaggio, tutto nasce negli anni 70 sulla scia del successo dei vari revenge movie: Il Giustiziere della Notte con Charles Bronson è il più classico esempio della lista (anche perchè successo mondiale) ma non bisogna sottovalutare pure Clint Eastwood con il suo Dirty Harry, anche l'Italia sfornò i suoi bei esemplari come Il grande Racket di Enzo G. Castellari. In pratica negli anni 70, la giustizia fai-da-te e la figura del vigilante ebbero una grande popolarità che arrivò anche alla casa delle idee. Fu così che nel numero 129 della Testa di Ragnatela fece la sua comparsa (sotto i disegni del grande John Romita Sr.) una delle figure più controverse e dannatamente poco convenzionali dell'universo Marvel, Frank Castle aka Il Punitore. Per due decadi il personaggio ebbe un successo strepitoso (tanto da portare al cinema un film con protagonista Dolph Lundgren, che molti ricorderanno), ma dopo finì nel dimenticatoio con l'ultima e astratta rivisitazione (del 98) in salsa mistica/esoterica che ne uccise la naturalezza (cosa che poi Remender farà, in parte, nella seconda decade del 2000 con il suo FrankenCastle).

Però nel 2000 arrivò Garth Ennis, assieme al fidato Steve Dillon, che riportò Il Punitore sulla bocca di tutti in America. Un irlandese e un inglese fecero rientare il vigilante più yankee di sempre in grande spolvero. Ennis che aveva lavorato già col personaggio in un one-shot del 1995, era senza dubbio l'uomo giusto per il personaggio giusto. Frank non fu infiocchettato con chi sa quale stesura psicologica, anzi gli venne data in mano un'arma (con il solito leit-motiv tipico della sua natura genocida), della carne criminale da cannone e dell'umorismo grottesco. Semplice, diretto, letale come un palottola sparata a bruciapelo che spappola il cranio di chi si vuole vedere morto. Però tutto non finì come di solito inizia, a poco poco, numero dopo numero (ben 37) qualcosa cambia e muta durante la stesura della sceneggiatura. Non solo John Woo ma anche: John Ford, Sam Peckinpah e John Milius si fanno strada nelle storie e nel modo di scrivere dell'irlandese. Le azioni giuste che devono essere compiute così che il mondo possa diventare (forse) un posto migliore in cui vivere. Castle non può riflettere, avere rimorsi, pensare ad un futuro (almeno non il suo), deve solo vivere il presente e deve uccidere quella maledetta razza bastarda che ha ucciso la sua famiglia quel giorno a Central Park.



Steve Dillon dalla sua, con una normalità fredda e risoluta, riesce nel dar vita alla sua versione personale di Castle (mondo compreso), senza fronzoli. Non solo lui è stato il disegnatore di questa gestione, anche altri molto bravi si sono alternati alle chine, però il suo lavoro è stato talmente iconico che ne ha sancito l'unione con il Punitore agli occhi di molti. Sia chiaro che le storie trattate in questi 37 numeri sono parte e facenti continuità con l'universo Marvel canonico, per questo abbiamo anche molte apparizioni: Elektra, Hulk, Nick Fury, Spidey, Wolverine e Daredevil in particolare questi, ultimi tre citati, faranno parte dell'ultimo atto narrativo della testata, dove Garth li metterà alla berlina facendoli sottomettere alla volontà del suo Punitore. Quello che è venuto dopo la grande corsa che è stata "Bentornato, Frank" attraverso la serie Marvel Max è solo il frutto dei semi piantati da questa (ma ne parlerò un'altra volta). Fatto sta che nonostante il freno a mano tirato (in parte) dai doveri di canonicità con l'universo Marvel il risultato finale di Ennis è un trionfo gargauntesco di pallottole, cadaveri, personaggi non convenzionali, piogge di sangue, amputazioni e chi ne ha più ne metta. Dal massacro della famiglia Gnutti, il rapporto con i suoi vicini particolarissimi vicini di casa, passando per i Russi e scontrandosi con gli eroi Marvel, in ogni pagina rivitalizza e rende finalmente etereo il personaggio spolverandolo dal passato e proiettandolo nel nuovo millennio. La serie è un virtuosismo, senza dubbio, ma non da prendere come massacro fine a sé stesso e neanche come sottovalutazione del personaggio da parte di Ennis, in questi 37 numeri s'impara ad amare Castle e la sua reason d'être che è tra le più americane e controverse che si possano trovare in giro. Ma come vi ho detto, questi 37 numeri sono dei semi che faranno germogliare il vero fiore della guerra del personaggio.

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