A Few Good Men (1992) Codice d'onore, di Rob Reiner
Il cinema processuale americano trova uno dei suoi vertici massimi, a livello mainstream negli anni 90, in Codice d'Onore, dove Rob Reiner orchestra un tesissimo dramma giudiziario ambientato nella marziale cornice della base di Guantanamo.
La vicenda della morte del soldato William T. Santiago, vittima di un 'codice rosso' — un brutale rituale di nonnismo mascherato da disciplina militare — per mano dei commilitoni Dawson e Downey non lascia indifferenti. La difesa viene affidata al giovane e brillante tenente Daniel Kaffee (Tom Cruise), un avvocato della Marina noto più per la sua inclinazione al patteggiamento che per la grinta in aula. Al suo fianco, la determinata Joanne Galloway (Demi Moore), mentre l’accusa è rappresentata dal capitano Jack Ross (Kevin Bacon), legato a Kaffee da una stima reciproca.
Il cuore del film non è solo la ricerca della verità, ma lo scontro ideologico: Kaffee deve dimostrare che i due imputati non sono stati che meri esecutori di un ordine impartito dall'alto, nello specifico dal temibile ufficiale Kendrick (Kiefer Sutherland). Grazie alle soffiate del tormentato Colonnello Markinson (un indimenticabile J.T. Walsh), la strategia della difesa punta dritto al vertice della piramide: il Colonnello Nathan Jessep. In un crescendo di tensione narrativa, assistiamo alla metamorfosi di Cruise: da giovane arrogante e vanitoso, protetto (o soggiogato) dall'ombra del padre, si trasforma in un vero 'principe del foro', capace di incastrare Jessep in un duello verbale rimasto nella storia del cinema. Jack Nicholson, pur apparendo in poche scene, domina la pellicola con un carisma terrificante; la sua ammissione finale è il crollo di un titano che si credeva al di sopra della legge.
Se Kevin Bacon offre una prova di grande equilibrio e professionalità, Demi Moore & Kevin Pollack fanno da spalle carismatiche al protagonista, la prima con la sua femminilità in cerca di rivalsa e il secondo con il suo fare ironico ma onesto. Reiner dimostra una sapienza millimetrica nel gestire i tempi del racconto (sceneggiatura firmata dal grande Aaron Sorkin, a sua volta tratta da un'opera teatrale del medesimo) e nel dirigere un cast stellare, regalandoci un film sull'onore e sulle zone d'ombra del dovere che, ancora oggi, risulta imprescindibile. Un courtroom drama come pochi, che beneficia anche della bellissima fotografia di Robert Richardson.














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