Thirteen Days (2000) La crisi dei missili cubani



Tralasciando la retorica nazionale che la pellicola si porta dietro, aggiungendo la mia estraneità ai fatti sia a livello di nazionalità quanto di effettiva narrativa vissuta al tempo (sono italiano e nato nel 91), si può dire che il film rappresenta uno spaccato come quello della crisi dei missili cubani nel modo più cinematografico possibile.





La sceneggiatura di David Self (basata su The Kennedy Tapes: Inside the White House During the Cuban Missile Crisis) ben si sposa con la regia di dovere di Roger Donaldson. È u film drammatico a sfondo storico e con barlumi di stampo documentaristico, ma questo non toglie il tratto narrativo risoluto nel dover mostrare i fatti (sia reale che fittizi), sin dai titoli di coda apocalittici che sembrano il finale di Dr. Srangelove di Kubrick si sente una certa ombra negativa su quello che sta per accadere. Il cast è la marcia in più della storia: Bruce Greenwood (JFK) & Steven Culp (RBK) sono assolutamente immedesimati e carismatici quanto basta per fornire personaggi ibridi tra realtà e finzione, poi abbiamo Kevin Costner (anche produttore) che è un collante storico personale dei due sia per indole che per effettivo status ma questo non toglie che sia un personaggio ricamato nei minimi particolari per l'attore in questione (del resto fu il procuratore nel film di Stone che sostenne la tesi dell'omicidio di Kennedy).



Tra storia, dramma e relativa invezione vi è una narrazione che rappresenta quei quasi 14 giorni che hanno salvato il mondo da un inferno apocalittico. Completano il tutto la fotografia di Andrzej Bartkowiak, il montaggio di Conrad Buff IV e la colonna sonora di Trevor Jones. Il cinema americano che racconta la propria storia, ovviamente dal punto di vista dei suoi eroi più acclamati (sia che parliamo di presidenti quanto di attori).

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