Before the Devil Knows You're Dead (2007) Onora il padre e la madre, l'ultimo film di Sidney Lumet


Quando si dice prendere il diavolo per la coda in quello che è il tuo ultimo film in carriera, Before the Devil Knows You're Dead (in italiano tradotto biblicamente con Onora il padre e la madre, ideale contrapposizione) è basato su un proverbio irlandese che di sicuro ne rappresenta l'indole.




Quella mezz'ora prima che il diavolo ti colga è rappresentata da un coito sessuale tanto agognato in una coppia che raschia il fondo in modo plateale, un incipit micidiale quanto pruriginoso e ben riuscito per questo film, in cui i corpi si mischiano in un piccolo attimo di calore che durerà quanto quello che basta prima di finire in un freddo inferno degno del cocito di Dante. Lumet dirige uno dei più grandi heist movie finiti male della storia (Dog Day Afternoon non conta), una rapina di diamanti (da buon ebreo) a sfondo familiare che non ne azzecca una è forse anche perchè tra fratelli e padre tutto quello di buono che poteva esistere era rappresentato dalla madre, che metaforicamente e fisicamente perisce e questo crea la catabasi della situazione.



Philip Seymour Hoffman in uno dei suoi grandiosi ruoli (quasi autobiografico): eroinomane, mal appagato nel letto matrimoniale, truffatore e tradito/traditore a cui si aggiunge poi Ethan Hawke come contraltare recitativo in un padre fallito, bello, debole, attivo sessualmente come un riccio e combina guai senza dimenticarsi del padre Albert Finney come padre vendicativo e dai tratti investigativi (del resto fece Poirot per Lumet) e infine una toccante Marisa Tomei che mette corpo e anima nel suo ruolo, bella (la più bella mora che abbia mai visto) quanto dolce ma anche feroce quando ferita nel proprio animo e quindi un angelo sanguinante è una spada rovente nel corpo di un uomo (il richiamo alla scena di confronto in Network è lampante). Nel cast aggiungerei pure il solito Michael Shannon (anche se poco credibile come latino), Aleksa Palladino e Amy Ryan. Carter Burwell alla colonna sonora fa il solito gran bel lavoro e il montaggio di Tom Swartwout rende il ritmo narrativo imprevedibile e ben coeso con la fotografia di Ron Fortunato.



Lumet attraverso la sceneggiatura di Kelly Masterson segna il suo colpo di coda e canto del cigno, acclamato e premiato (per contentino agli Oscar) per dovere e per tecnica ma anche per totale ansiogena dissacrazione della classe americana, che a partire da quel ben preciso anno è finita nella recessione sia di soldi quanto di sentimenti. È un film marcio in cui quelli più puliti muoiono o sono infanti e il resto dei personaggi sono solo un compromesso che basta a campare giorno per giorno.




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